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Delle Alpi
20/04/1996
h.16.00
TORINO - MILAN 1-1 (0-0)
Torino
: Biato, Longo, Milanese (al 78' Simo), Mezzano, Maltagliati, Falcone, Angloma, Bernardini, Rizzitelli (al 40' Bernardi), Cristallini, Karic (al 65' Sommese). A disposizione: Doardo, Minaudo. All.: Vieri.
Milan: Rossi, Panucci, Maldini, Albertini, Costacurta, Baresi, Eranio (al 75' Tassotti), Desailly, Weah, Baggio, Simone (al 46' Di Canio). A disposizione: Ielpo, Sordo, Vieira. All.: Capello.
Arbitro: Borriello di Mantova.
Marcatori: Maldini 62' (M), Cristallini 79' (T).
Spettatori: 23.035 di cui 13.723 abbonati e 9.312 paganti per un incasso di 319.625.000 lire.
Note: Ammoniti Albertini, Eranio e Tassotti. Per il Milan festa scudetto rinviata di sette giorni; per il Torino si attende solo la matematica per sancire la retrocessione in B.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 21 aprile 1996]
Potrà sempre vantarsi, questo Toro ormai declassato e abbandonato da tutti, di non aver mai perso con la squadra che lo scudetto lo vincerà comunque, magari già domenica, ma che non lo ha vinto ieri, come era nei "voti", elettorali e non, del suo presidente. Uno a uno a San Siro, uno a uno al Delle Alpi. Un rigore là, un rigore qui. E dal momento che la Juventus sculaccia l'Inter al Meazza, al Milan non resta che rinviare la festa. Festa che neppure gli dei sembravano gradire, visto come, per ben tre volte, avevano delegato pali e traverse ad assorbire le bordate di Weah, Maldini e Albertini. E "suggerito" all'arbitro - sempre gli dei di essere inflessibile da una parte (fallo di Desailly su Sommese) e meno dall'altra (fallo di Sommese su Albertini al 90'). E al Toro cosa rimane? Nulla, se pensiamo all'ennesima diserzione di Calleri. Poco, se consideriamo il disimpegno dei fedelissimi. Abbastanza, in compenso, se partiamo dalla coda della partita, quando in campo c'erano i ragazzini della Primavera, non più Rizzitelli, scornato e sderenato, non più Karic, piccolo sughero in balia dei cavalloni, ma i Longo (20 anni), i Mezzano (19), i Bernardi (19), i Sommese (20) e i Simo (neanche 18). Per carità: il primo tempo del Milan è stato inguardabile, e molto hanno influito, sull'esito globale della contesa, i capricci del destino. Gli ultimi venti minuti del Toro sono stati, però, così ruspanti, e croccanti, da far venire rimpianti e lucciconi: che diavolo sarebbe successo se Scoglio fosse rimasto al suo posto e le guarnigioni si fossero sempre spese così? Calura, striscioni e cori avevano indirizzato il tamburello verso un languido e sconcio "lento". Come Capello aveva captato sin da giovedì, il Milan non ne aveva molta voglia. Giochicchiava, ramazzava palloni e li distribuiva a capocchia. Non era questione di 4-3-3 o di 4-4-2: che sono, e sempre saranno, gusci vuoti, binari morti, se appena chi li interpreta non ci mette cuore e benzina. Il Torello si limitava a fare argine: Falcone libero, Maltagliati su Weah, Mezzano su Baggio, il più arretrato, Longo su Simone, il più svampito, con Bernardini e Angloma piazzati sulla verticale della coppia Albertini-Maldini, Cristallini nei paraggi di Desailly, Milanese a ridosso di Eranio, Rizzitelli e Karic a disturbare (disturbare?) Costacurta, Baresi e Panucci. Una punizione di Baggio, sventata in bellezza da Biato: è stato questo - a parte il ko di Rizzitelli, avvicendato da Bernardi - l'unico brivido di una partita che stava filando via sciatta nei contenuti e spregevole nella colonna sonora. Non sappiamo quanto, sul risveglio del Milan, abbiano inciso la strigliata di Capello e il gracchiare dei gol juventini. Sta di fatto che, sostituito Simone con Di Canio, i Berlusconiani hanno cominciato a darci dentro. E il Torello a sbandare. Con dignità, però. Il gap tecnico era tale che ai milanisti, per misericordiosi che volessero essere, bastava un colpetto di acceleratore per fare terra bruciata. Il più mansueto Weah della storia colpiva, così, il palo, non prima che il Biato di cui sopra gli avesse spalancato la porta grazie a una ribattuta di piede per lo meno stravagante. Svegliatosi di soprassalto, Maldini coricava in dribbling un Angloma ora esterno ora punta, e comunque sfinito, e timbrava la traversa. Dalla staffetta tra Karic e Sommese, non usciva tanto il gol del Milan, siglato da Maldini al culmine di un violento bombardamento su calcio d'angolo di un pallido Codino, quanto l'impennata agonistica che, propiziata dall'ardore dei pupi, orchestrata da Cristallini e gradita allo zoccolo duro degli ultra, avrebbe portato al pareggio (dello stesso Cristallini, su rigore guadagnato da Sommese) e un'altra sontuosa occasione (Cristallini-Sommese), sventata con bravura da Rossi. Intendiamoci: anche e soprattutto il Milan avrebbe potuto raddoppiare e vincere (Albertini: palo e penalty sfilato dal borsello), ma i ragazzi di Lido Vieri, questo è il punto, hanno sfoderato gli artigli e meritato la benevolenza divina. Né torinisti né milanisti sfuggiranno all'epilogo che li attende, retrocessione per gli uni, scudetto per gli altri. Rimane quella piccola vampata finale, fiamme che riscaldano un popolo in rotta e non scottano Capello.