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| Comunale di Ferrara |
| 23/09/1951 |
| h.15.30 |
| S.P.A.L. - TORINO 1-1 (1-1) S.P.A.L.: Bugatti, Guaita, Lucchi, Emiliani, Macchi, Nesti, Marzani, Mussino, Fontanesi I, Bennike, Cafasso. All.: Janni. Torino: Buttarelli, Grava, Farina, Picchi, Nay, Pozzi, Giuliano, Amalfi, Motta, Gianmarinaro, Cavigioli. All.: Sperone. Arbitro: Gemini di Roma. Reti: Nesti 15' (S), Gianmarinaro 44' (T). Spettatori: 22.000 circa. Note: Inaugurato lo Stadio Comunale di Ferrara dopo i lavori di ampliamento effettuati a tempo record durante l'estate, che hanno portato la capienza da 12.000 a 25.000, per una spesa complessiva di 42 milioni di lire. Giornata di sole e temperatura elevata, calci d'angolo 6-2 per la S.P.A.L., lievi incidenti per Mussino e Motta. Cronaca [Tratto da La Gazzetta dello Sport del 24 settembre 1951] Molti calci e poco calcio. E risultato in complesso giusto, anche se i ferraresi hanno specialmente alla ripresa, esercitato molto maggior pressione e fatto maturare situazioni da rete di migliore qualità. La storia dell'incontro è breve e semplice, in sé. La Spal segnò, poco dopo il quarto d'ora, quasi di sorpresa: a mezzo di un mediano. Il Torino, senza che prendesse contegno remissivo, appariva già battuto, nel senso che non si vedeva per esso la possibilità di colmare il pur leggero svantaggio. Ma, proprio sul finire di quel primo tempo, a meno di un minuto dal segnale del riposo, i granata, di sorpresa come la avevano subita, restituivano la botta: un tiro improvviso di Gianmarinaro colpiva la faccia interna di un montante, e la palla rimbalzava irresistibilmente in rete. Per il Torino, era quello il segnale di un traguardo raggiunto. Gli ospiti, come se fossero scesi in campo col solo programma di ottenere un risultato pari, smobilitavano quasi l'attacco, richiamavano più uomini che potevano in difesa, e di altro, per tutta la durata della ripresa più non si occupavano, che di tenere a bada l'avversarlo e di far passare il tempo. E, un po' grazie alla loro difesa chiusa ed energica, un po' grazie alla precipitazione e mancanza di mestiere dell'avversarlo, riuscivano nell'intento. Tutti là, senza tragedie, senza violenze, senza gente che perdesse la testa. Il giuoco è stato piatto. La partita non è mai assurta a tono elevato, non si è mal sollevata dalla mediocrità. Nel secondo tempo, quando il Torino ha rinunciato volontariamente ad ogni velleità aggressiva, si è giuocato schiettamente male, da ambe le parti. Tutte due le squadre erano incomplete. I padroni di casa erano privi del centroavanti Quaresima e del terzino Carlini, squalificati, nonché del turco Bulient - e gli ospiti avevano in tribuna, come semplici spettatori, l'ala e la mezz'ala sinistra, Carapellese e Hjalmarsson, in cattive condizioni fisiche. Il cielo era sereno e la temperatura non eccessivamente calda, il terreno si presentava in buone condizioni, ed il pubblico era numeroso. Si trattava, per Ferrara della prima partita nella Divisione maggiore dopo una ventina d'anni, una specie di inaugurazione del campo riveduto e corretto per far fronte alle nuove necessità, e ventiduemila persone circa erano accorse al richiamo: il recinto era quasi completo. Colle due squadre raffazzonate alla meglio in fatto di formazione, il giuoco, come già si è detto, è stato cosi piatto da non dare luogo ad episodi degni di rilievo. Le sole cose che in esso meritano rilievo, sono dovute al primo tempo, che è stato il migliore dei due. Al 16.0 minuto, il mediano sinistro ferrarese Nesti partiva da posizione arretrata, batteva prima un avversario, poi un secondo, poi un terzo, e, giunto in area, sparava forte di sinistro. Nay non giungeva in tempo che a sfiorare la palla, e Buttarelli era battuto. Poi inconcludenza assoluta da una parte e dall'altra. Verso la fine del tempo, il portiere spallino Bugatti, nell'eseguire una rimessa dalla linea della porta, calciava il terreno invece della palla, e.. serviva di precisione il centro avanti avversario Motta: il granata rispondeva sparando alto sopra la sbarra trasversale. A mezzo minuto dall'intervallo, rimediava Giammarinaro. La piccola mezz'ala sinistra torinese, girando su sé stesso in piena area sparava improvvisamente di sinistro. Il tiro alto, che pareva dapprima dovesse uscire a lato, colpiva il palo sulla destra del portiere, e la palla schizzava in rete. Dall'uno a uno, non ci si doveva muovere più, ed il secondo tempo non merita descrizione: la sua fisionomia è stata quella di un lungo e sterile attacco della Spal. L'incompletezza delle due squadre esime ancora una volta da considerazioni tecniche, positive. Cosi come si è presentata, la Spal, che ha giuocato prevalentemente a palla alta, ha messo in mostra una buona seconda linea, ed un attacco un po' disorientato, farraginoso ed inesperto. Fontanesi I, trasportato al centro non è emerso mai. Sugli scudi per il Torino, la difesa, che per l'occasione era spesso composta di sei o sette uomini. La prima linea, che aveva già mandato in campo solo metà dei suoi effettivi, è scomparsa addirittura dall'agone, ad un dato momento. Giammarinaro ne è stato l'uomo più in vista. Amalfi invece, perennemente in zona di nessuno, è stato necessario cercarlo per vederlo. Non è stato mai alla ribalta. E stato l'uomo più calmo in campo, in una giornata ed in un ambiente in cui la compostezza di contegni è regnata sovrana. |
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