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| Porta Elisa |
| 25/05/1952 |
| h.16.00 |
| LUCCHESE - TORINO 3-0 (2-0) Lucchese: De Fazio, Maestrelli, Degl'Innocenti, Colberg, Greco, Scarpato, Lucchesi, Parodi, Frandsen, Tontodonati, Nuoto. All.: Ferrero. Torino: Romano, Grava, Farina, Giuliano, Nay, Rimbaldo, Vicariotto, Pratesi, Florio, Gianmarinaro, Carapellese. All.: Ussello. Arbitro: Bellè di Venezia. Reti: Frandsen 4', 28', 78'. Spettatori: 5.000 circa. Note: Giornata assolata e calda, terreno in discrete condizioni, calci d'angolo 7-4 per la Lucchese. Cronaca [Tratto da La Stampa del 21 maggio 1952] Tre a zero è un risultato netto. Non dà luogo a troppe discussioni. Dolorosamente per i granata esso è giusto; riflette l'andamento del giuoco, dice della superiorità dei lucchesi, parla chiaro sulla prestazione del Torino, il quale, nell'occasione, è stato l'ombra di quell'undici pugnace che, la domenica prima dell'incontro internazionale, aveva cosi meritatamente prevalso sul Bologna. Nulla da fare, questa volta contro la Lucchese. Sia detto subito: nell'andamento del giuoco e nel risultato non entrano, come coefficienti intimidatori, né scorrettezza, né cattiveria da parte dei padroni di casa. Nessuno di quegli atteggiamenti duri, scomposti e violenti che così spesso contraddistinguono e guastano le cosiddette partite dirette tra squadre minacciate di retrocessione, ha esercitato influenza sul giuoco. Tutto regolare, tutto normale. Tanto che l'incontro può essere citato a esempio, con l'augurio che ogni altro urto fra le compagini di fondo classifica ne segua senz'altro il tono. E' stata la Lucchese a portarsi bene. Tanfo bene da meravigliare. La Lucchese era in vena e in forma. Nella giornata, essa ha superato il Torino sotto ogni aspetto del giuoco: in senso di posizione, in anticipo, in velocità pura, in giuoco alto, in giuoco basso, in azioni di difesa, in azioni d'attacco. Sul rendimento di tutta la squadra ha fatto sentire il suo effetto in primo luogo la prestazione della linea mediana. Colberg, Greco e Scarpato formano un settore centrale che è come la spina dorsale dell'undici. Assistendo al lavoro positivo, continuativo e redditizio di un centro mediano come Greco, torna difficile spiegare il motivo per cui il Legnano, sicuro retrocedente, abbia rinunciato con tanta facilità all'opera sua all'inizio della stagione. E vedendo il modo in cui Scarpato corre, salta e pensa, viene da ricordarsi che queste amicone del povero Castigliano, ha ora 33 anni e non giuocava così quando avrebbe dovuto essere più tresco di forze. Ma un altro uomo ha dato corpo e sostanza al risultato ottenuto dalla Lucchese ai danni dei granata: Frandsen. Questo danese, che era di riserva alle Olimpiadi di Londra nel 1948 quando noi fummo battuti, non ha certo la notorietà di compatrioti suoi, come gli Bansen, i Praest e i Jensen, ma è un giuocatore intelligente e interessante. Possiede, come Frossi e come tanti altri nostri uomini di un tempo, il senso dell'opportunità, il fiuto cioè di come piazzarsi e come muoversi per realizzare una rete. I tre giuocatori di cui abbiamo tatto il nome hanno richiamato maggiormente l'attenzione, ma è l'intero undici rossonero che ha stupito gradevolmente, e il risultato per cui esso ha battuto i granata va considerato come cosa giusta e meritata anche nelle sue proporzioni. E' andata subito in vantaggio dopo cinque minuti di giuoco la Lucchese. Alcuni secchi spostamenti di azione scombussolavano la difesa del Torino. L'ala destra Lucchesi colpiva con un forte tiro il lontano montante e mentre ognuno in area era in orgasmo, Frandsen riprendeva il rimbalzo e con tutta calma spediva in rete. La reazione granata che ognuno di noi si attendeva non veniva, o era così tenue da non creare allarmi davanti alla rocca difesa da De Fazio. I difensori rossoneri controllavano tutto e tutti, indovinavano il pensiero degli attaccanti granata e arrivavano sulla palla ogni volta prima di essi. Al 89' Frandsen veniva a trovarsi in possesso proprio sulla linea dell'area di rigore, e visto che nessuno si decideva ad affrontarlo, prendeva di mira l'angolo basso della rete sulla sinistra di Romano: la palla, malgrado il gran tuffo del portiere, entrava in rete quasi a filo del lontano montante. Due a zero per la Lucchese: per chi conosce l'attuale Torino l'esito della contesa era deriso in modo irrimediabile: Più nulla da fare. Difatti, nella ripresa, la distanza fra le due contendenti non solo non diminuiva, ma aumentava ancora. Al 38', a seguito di un'avanzata travolgente, l'ala sinistra Nuoto entrava in area e calciava forte. La palla veniva respinta fortunosamente dal portiere e ripresa da Tontodonati, il nuovo tiro colpiva un difensore, allora interveniva Frandsen che metteva fine al bombardamento deponendo in rete con un preciso tocco. Bisogna aggiungere che prima di questo terzo e ultimo successo dei lucchesi Romano doveva prodigarsi in alcune difficili parate. Da parte torinese, poco o nulla. Carapellese tentava due volte di sfondare da solo, e Vicariotto, proprio verso il termine quando era passato a occupare la posizione di centro dell'attacco, riusciva a farsi luce, ma perdeva il possesso della palla proprio al momento culminante dell'azione. Quello di Lucca non era più il Torino che aveva così gradevolmente impressionato per volontà e combattività contro il Bologna. Nemmeno la velocità non era più quella. Ha giuocato e effettivamente non si è arreso mai, nemmeno nei momenti finali quando più nessuna speranza poteva nutrire di colmare lo svantaggio. Ma ogni suo sforzo pareva tenue rispetto alla sicurezza e alla decisione dell'avversario, ogni suo movimento destava l'impressione di essere incerto e evanescenti;. Nulla di notevole nell'attacco. Poco rimarchevole in difesa - se si eccettua il duro lavoro sostenuto da Naj dal primo all'ultimo minuto. Un Torino non rassegnato, ma lento e privo di combattività. Un Torino battuto su tutta la linea, e che deve rimboccarsi le maniche fino al di sopra dei gomiti se, dopo il passo avanti recentemente fatto, non vuole ora andare incontro ad amare sorprese. Meglio dirgli la verità, per impedire il peggio. |
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