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Marassi
19/06/1955
h.16.00
GENOA - TORINO 2-0 (2-0)
Genoa
: Franzosi, Cardoni, De Angelis, Larsen, Carlini, Gremese, Frizzi, Pestrin, Corso, Dalmonte, Carapellese. All.: Bonilauri.
Torino: Lovati, Molino, Nardi, Bearzot, Grosso, Sentimenti III, Antoniotti, Bodi, Pellis, Bacci, Bertoloni. All.: Frossi.
Arbitro: Perego di Milano.
Reti: Corso 3', De Angelis 41'.
Spettatori: 6.500 circa.
Note: Pioggia a dirotto prima della partita, terreno zuppo d'acqua e inevitabili vuoti sugli spalti. Calci d'angolo 5-3 per il Torino; all'86' Bacci ha fallito un calcio di rigore. Presente in tribuna Renzo Magli, il nuovo allenatorte del Genoa.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 20 giugno 1955]
Per celebrare la fine della stagione, la pioggia è intervenuta in forze all'inizio dell'incontro. Un'acqua dirotta che ha tenuto lontano il pubblico ed ha inzuppato a dovere il campo cancellando perfino le linee regolamentari del giuoco. Poi, più avanti nella partita, quando oramai tutto già era compromesso ed anche il risultato deciso, allora è venuto fuori, come un sorriso ipocrita, un pallido raggio di sole. Il castigo di due reti è alquanto severo per il Torino. Tanto non meritava. Non ha certo disputato, nell'occasione, una delle sue migliori partite. Non è stato né incisivo né estremamente combattivo: ha giuocato, tutto sommato, un po' da fine stagione. Ma la prima rete che ha subito, proprio in apertura d'incontro, ha avuto natura di vero infortunio, causata come è stata dalla palla viscida e dal terreno imbibito d'acqua. E la seconda ed ultima è da attribuire tutta alla iniziativa ed all'opera individuale di un terzino avversario che, con una sessantina di metri di corsa, ha fatto da solo tutto quello che occorreva fare. Proprio nei minuti finali della partita, i granata hanno poi trovato modo, sciupando un calcio di rigore concesso in realtà un po' alla leggera, di buttare al vento l'occasione che si è loro presentata di salvare l'onore della giornata. Tutto questo, contro un avversario che non ha fatto cose veramente degne di menzione e di encomio che nel periodo iniziale della gara, quando peggiori erano le condizioni del tempo e del terreno. Nella partita di poco rilievo che ha segnato la fine della stagione a Genova, il solo ad essere contento ha finito per essere l'undici locale, che ha trovato nel risultato favorevole di che consolarsi delle disavventure in cui è recentemente incorso. Scrosci dirotti d'acqua al momento in cui le squadre entrano in campo. Le linee che devono demarcare le aree di rigore sono state completamente lavate dalla pioggia. E di spettatori non ve n'è che dove la tribuna ed il nuovo ripiano dei posti popolari offre un qualche riparo. Sei o settemila persone in tutto. V'è tant'acqua sotto lo strato d'erba che la palla vi slitta su e prende velocità e direzioni impensate non appena si giunge in contatto. Se ne accorge subito il Torino di questo stato anormale delle cose. Sono decorsi appena due minuti o poco più dal calcio d'inizio, che il Genoa avanza con irruenza sulla sinistra. Dal Monte spara basso e forte, Lovati si getta ed è sulla traiettoria, ma non può bloccare la palla bagnata e pesante, e si limita a respingerla di pochi passi innanzi a se: il centroavanti Corso sopraggiunge in velocità e la spedisce senza difficoltà nella rete sguarnita di difensori. Uno a zero. Continuava per qualche po', dopo questo successo, la superiorità del Genoa. Era evidente che i rossoblu, che nell'occasione vestivano maglia bianca con striscia centrale, si adattavano meglio alle condizioni del campo. Essi lanciavano la palla davanti a sé e partivano in spunti di velocità che ponevano ogni volta in serio imbarazzo i difensori torinesi. Hanno sempre tutto da perdere, in si mili circostanze, i difensori, costretti come sono a movimenti che li squilibrano o per lo meno li conturbano. Quello dei genoani era giuoco in profondità della più bell'acqua, si può dire, nelle condizioni in cui ai giuocava. Poi, la pioggia cessò di cadere e poco per volta, i torinesi si adattarono e si ripresero. Ed allora essi ebbero pienamente la loro parte di gioco, e due forti ed angolati tiri bassi costrinsero Franzosi a due parate che furono senz'altro le migliori della giornata. Il tempo stava per finire, quando laggiù sulla sinistra dei genoani, il terzino De Angelis stroncava un attacco spodestando un avversarlo. Visto che nessuno lo affrontava, De Angelis tirava diritto, poi, battendo prima un uomo e poi l'altro, giungeva fino alla linea di fondo. Qui arrivato, siccome l'appetito viene mangiando, continuava la corsa convergendo al centro; e concludeva battendo anche il portiere con un tiro da pochi passi ed a mezza altezza. Il tutto senza il concorso di alcun compagno e con una volata che fece percorrere all'interessato, quasi tre quarti di campo colla palla al piede. Una prodezza personale simile, in una partita internazionale avrebbe mandato il pubblico in visibilio. I granata rimasero di stucco. E rientrarono negli spogliatoi con due reti di svantaggio. Alle quali non ne aggiunsero altre nel secondo tempo, sia perché riuscirono a tenere efficacemente a bada l'avversarlo, da quel momento, ala perché il giuoco in genere deteriorò alquanto. Franzosi fu ancora chiamato ad una parata difficile, e Dar Monte mancò, da pochi passi un punto che pareva già tutto fatto. Né l'uno né l'altro dei contendenti più trovava motivo per forzare l'andatura, in quella situazione. A poco più di un minuto dal termine, Pellis, piombando su Cardoni, cadeva pesantemente a terra. L'arbitro riscontrava nell'incidente carattere di gravità a danno dei padroni di casa, e concedeva la punizione massima, che in quel momento più che un valore platonico non poteva avere. Il Torino rispondeva rifiutando il regalo: che tirava Bacci e falliva nettamente il bersaglio.