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Comunale di Bergamo
02/10/1955
h.15.30
ATALANTA - TORINO 1-2 (0-1)
Atalanta
: Galbiati, Roncoli, Corsini, Angeleri, Zannier, Vittoni, Longoni, Annovazzi, Rozzoni, Bassetto, Brugola. All.: Bonizzoni.
Torino: Rigamonti, Grava, Brancaleoni, Bearzot, Grosso, Moltrasio, Antoniotti, Buhtz, Cazzaniga, Bacci, Bertoloni. All.: Frossi.
Arbitro: Maurelli di Roma.
Reti: Buhtz 31' (T), Antoniotti 55' (T), Rozzoni 73' (A).
Spettatori: 15.000 circa.
Note: Giornata di sole e lievemente ventilata, terreno non in perfette condizioni ma complessivamente discreto, nessun incidente di rilievo. Esordio per il terzino granata Brancaleoni e per il centravanti orobico Rozzoni.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 3 ottobre 1955]
Si aspettava la ''trovata'' di Frossi. Dopo l'esperimento di Bertoloni terzino che cosa avrebbe escogitato questa volta l'allenatore granata? Dura la situazione di un uomo la cui opera è considerata una magia e che ha l'obbligo di essere originale ad ogni costo. Per questa partita il colpo era meno clamoroso. Esordiva Brancaleoni e Cazzaniga cedeva il suo posto a Bertoloni, che di fatto è già suo, passando a centravanti. Ma non credete ai numeri sulle maglie. Negli attacchi moderni non dicono più nulla. Cazzaniga doveva essere l'uomo di mezzo campo, un elemento di raccordo, un tampone piazzato fra mediani e avanti, il giocatore libero che è in nessun posto e dappertutto. Tutto qui, non una trovata ma un disegno logico, un proposito preciso. La partita ha dato, anche questa volta, ragione a Frossi. C'è sempre, in ogni incontro, il fattore imponderabile che decide, ma il comportamento di una squadra bisogna stabilirlo, bisogna sapere dove si vuote arrivare. La partita è stata dominata territorialmente dall'Atalanta e tatticamente dal Torino. Questo, il punto base del gioco. L'Atalanta ha attaccato fin dall'inizio, volonterosa, irruente, ma poco consistente come tessitura. Bozzoni sostituiva Rasmussen e la differenza fra le due pedine non va sottovalutata, ma non è stato questo il punto debole. Il difetto va ricercato in una spinta aggressiva non disciplinata da un vero congegno di manovra. Molti tiri, quasi tutti fuori, un affastellarsi di giocatori indaffaratissimi, una volontà di strafare che rendeva troppo sommario, il gioco. Il Torino lasciò fare per circa una ventina di minuti, non perdette la calma davanti a quella furia, dislocò i suoi uomini in modo da presidiare tutta la larghezza del campo, dette insomma la sensazione di non essersi smarrito nel labirinto degli assalti avversari. Ripamonti dovette fare una sola parata veramente difficile, e fu al 23' su tiro di Angeleri da posizione semi coperta e deviato. Per il resto volò sicuro sui palloni alti che gli avanti avversari gli fornivano, non si trovò mai in una situazione di irrimediabile difficoltà, la zona davanti a lui non ha mai visto quegli arrembaggi che fanno trattenere il fiato. Questo spiega quello che avvenne dopo. Chi è padrone del mezzo campo è padrone del gioco. Il Torino aveva normalmente tre soli attaccanti. La sua manovra tende a semplificare, ha bisogno di spazio, predilige le idee semplici. I suoi contrattacchi partivano sempre da lanci da mezzo campo, avanzavano senza accelerare, rallentavano, si riprendevano, così da riuscire talvolta ad essere più, pericolosi di quelli degli scatenati avversari. Il primo tempo lo risolse tuttavia un'azione casuale. Al 37' i granata battevano un calcio d'angolo sulla sinistra: non un tiro lungo ma uno scambio fra Cazzaniga e Antoniotti; poi quest'ultimo centrava di destro, con traiettoria radente. Buhtz, a due passi dai pali, deviava fulmineamente di testa nella rete. Quando cominciò la ripresa, il Torino giocava contro sole. Dovendo difendere la vittoria tirò leggermente i remi in barca. Ora i suoi attaccanti erano spesso ridotti a due, ma non appena si profilava la possibilità di uno spunto offensivo, ecco che uno dopo l'altro anche quelli rimasti su posizioni difensive scivolavamo avanti. Alla fine dell'azione vi si ritrovavano pressoché tutti. Al 10' una bella azione intessuta fra Bacci, Buhtz, Antoniotti e Bertoloni, bella per la rapidità della manovra e la sicurezza dei passaggi, si concludeva con un calcio d'angolo senza effetto. Il gioco non si allontanava dalla zona e Moltrasio effettuava una rimessa laterale ad una trentina di metri dal fondo. Antoniotti si impadroniva della palla, avanzava, su di' un terreno inspiegabilmente libero, entrava in area e mentre il portiere usciva lo batteva con un tiro a terra nell'angolo. Parve la cosa più semplice di questo mondo, La difesa si era fermata, forse attendeva un passaggi al centro, Antoniotti sorprese tutti. Sul due a zero U Torino avrebbe potuto arrotondare. Preferì non cercar di strafare. Mancò una bella occasione Buhtz caricato in area. La squadra si rafforzò a mezzo campo, affrontò ordinatamente la reazione avversaria, fu impetuosa e calcolatrice, non un'azione passiva la sua ma un controllo di tutta la scacchiera con un occhio sempre aperto verso le zone vuote dello schieramento avversario per infilarvi il contrattacco. L'Atalanta riuscì a questo punto ad accorciare la distanza. Al 28' Rozzani, a tre passi dalla porta deviava in rete una punizione battuta da Bassetto dal limite. Punto meritato. Nell'ultimo quarto d'ora i granata si moltiplicavano. C'era lavoro per tutti. Tenaci su ogni palla, mobilissimi, ordinati pur nel trambusto della lotta, elevarono una barriera duttile ma resistente, e ci misero il pepe di una volontà che li esaltava. Abbracci alla fine. La realtà superava forse il sogno.