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San Siro
23/10/1955
h.15.00
INTER - TORINO 1-0 (0-0)
Inter
: Ghezzi, Fongaro, Giacomazzi, Masiero, Ferrario, Nesti, Armano, Invernizzi, Lorenzi, Skoglund, Campagnoli. All.: Campatelli.
Torino: Rigamonti, Grava, Cuscela, Bearzot, Grosso, Moltrasio, Antoniotti, Cazzaniga, Bacci, Buhtz, Bertoloni. All.: Frossi.
Arbitro: Rigato di Mestre.
Reti: Armano 75'.
Spettatori.: 48.000 circa.
Note: Discreta giornata con clima tipicamente autunnale, terreno in buone condizioni, calci d'angolo 6-2 per l'Inter.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 24 ottobre 1955]
Partita interessante. A renderla tale è stato il Torino. Il quale ha combattuto con coraggio e con tenacia esemplari, ha creato un baluardo sulla via che dovevano percorrere i neroazzurri, ha fatto maturare le più numerose e le più belle situazioni da rete e le ha sciupate per pura precipitazione, ed ha finito per cadere - per mezzo di quella che è stata più che altro una autorete - nel periodo in cui la stanchezza per lo sforzo sostenuto si faceva chiaramente sentire sul fisico di diversi degli uomini suoi, a meno di un quarto d'ora dal termine dell'incontro cioè. E' stato il Torino ad imprimere alla contesa il carattere che essa ha avuto, ed a conferiglierne il tono. Subito fin dal segnale d'inizio, i granata hanno fatto ricorso allo schieramento che ci si attendeva: l'ala sinistra Bertoloni è retrocessa a fare da guardia ad Armano, l'altra ala nerazzurra, il giovane Campagnoli, è stata presa in custodia dal terzino Grava, Cuscela ha dedicato le sue cure al centro avanti Lorenzi, Bearzot si è incaricato di tenere a freno il guizzante Skoglund, e Grosso è rimasto da solo, dietro a tutti, à fungere da terzino volante. Il quinto degli attaccanti milanesi, la mezz'ala destra Invernizzi, avendo assunto e quasi costantemente mantenuto posizione arretrata rispetto ai compagni suoi, Moltrasio si è corrispondentemente avanzato, ed ha lavorato in prevalenza a metà campo, un po' come mediano ed un po' anche come attaccante. Al che va aggiunto che Cazzaniga ha fiancheggiato .Moltrasio e come posizione, e come compito alternativamente di prima rottura delle ondate d'assalto avversarie e di rilancio degli attaccanti propri. In avanti, a formare il settore d'avanguardia ed a spingere a fondo le offensive quando se ne presentava l'occasione, sono rimasti tre uomini soli, Antoniotti, Bacci e Buhtz, tre uomini che qualche volta si riducevano anche a due. E' risultato così efficace questo dispositivo, ed hanno operato con tanta precisione di uomini che dovevano crearlo, che la prima linea dell'Internazionale, squadra capolista del torneo, è rimasta come paralizzata e non è riuscita a fare nulla di quello che aveva in animo di fare, che i pochi attaccanti granata hanno potuto sviluppare, di contropiede, le azioni più pericolose della giornata, e che, a decidere del risultato della medesima, ha dovuto intervenire l'infortunio di uno dei giuocatori che meglio si erano portati fino a quel momento. Con un po' meno di precipitazione da parte di Bocci, e con un Buhtz nella forma di un paio di stagioni fa, l'Internazionale avrebbe subito, e sul proprio campo, la sua prima sconfitta della stagione. Avrebbe potuto imprecare, l'Internazionale stessa alle tattiche distruttive - e sarebbe stato curioso di vederlo fare, dopo di esservi deliberatamente ricorso essa medesima quindici giorni prima in consimile circostanza - ma non avrebbe avuto la possibilità di parlare di infortuni, di disdetta o di mala sorte. Come tante altre rivestenti altri colori, la prima linea neroazzurra non ha risolto il problema di sfondare il muro difensivo eretto da giuocatori intelligenti. Non lo ha aggirato di certo, ha cercato di aprirsi una breccia in esso, affrontandolo frontalmente. Il miglior tiratore in porta dell'undici neroazzurro, quello che il più difficile lavoro ha procurato al portiere torinese Rigamonti, è stato Nesti, un uomo di seconda linea. Il che, se va lodato come misura anti catenaccio, non fa che confermare che gli attaccanti, di misure proprie non ne hanno saputo né escogitare né sfruttare. Il primo tempo si è chiuso in bianco, come già detto. Si è visto immediatamente, fin dalle prime battute, che i neroazzurri si trovavano in difficoltà di fronte allo schieramento adottato dall'avversario: urtavano in esso come in un muro chiuso. Il migliore, il più in forma fra gli attaccanti loro, lo svedese Skoglund, trovava un osso duro da rodere in Bearzot, che non gli concedeva spazio in cui muoversi. Lo spazio stesso lo trovavano invece, in due differenti occasioni, Bacci che sparava direttamente sul portiere da posizione favorevole, e Buhtz che mancava decisamente il bersaglio, per essersi forse trovato privo di fiato al momento del tiro. Chiamato al lavoro da tiri da lontano partiti quasi esclusivamente dal piede di Nesti, Rigamonti rispondeva o deviando a lato o parando in modo magistrale. Al riposo di metà tempo, la constatazione unanime era che il miglior giuoco, per lo meno il giuoco più intelligente e consistente, erano stati gli ospiti a fornirlo. La ripresa ebbe per lungo tempo lo stesso svolgimento e le stesse conseguenze di quelle del primo tempo. Identico era lo schieramento degli uomini, ed uguale il risultato delle loro fatiche. Una ottima parata alta su tiro di Nesti da lontano, rappresentava quanto di meglio l'Inter poteva fare come senso di realizzazione. All'estremo opposto del campo, se i padroni di casa non capitolavano, non era per merito loro ma per puro errore degli attaccanti avversari. Bacci, fra altro, non sfruttava una splendida situazione, quando, su un preciso centro di Antoniotti dalla destra, spediva a lato. E Buhtz poi si mangiava l'occasione migliore di tutte al momento di mettere il punto finale ad un ottimo sprazzo individuale. Passava la mezz'ora, e si radicava nel cervello dei presenti la convinzione che si dovesse giungere al fischio finale senza segnatura, quando ci pensava il caso a rompere l'equilibrio del risultato. Skoglund, tentando per l'ennesima volta di sfondare sulla sinistra, raggiungeva la linea di fondo e centrava a mezza altezza. Ripamonti si proiettava in avanti, e, nel suo tentativo di parata, deviava casualmente la palla contro una gamba di Cuscela che arrivava in corsa: dal corpo del terzino, essa schizzava in rete in direzione del lontano montante. Mentre la palla già stava varcando di per sé la linea, arrivava Armano e le dava il colpo di grazia. Colpo di grazia anche per una squadra che, per il suo comportamento, non se lo meritava. Nei minuti finali, a giuoco aperto, non avveniva più nulla di notevole.