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| Comunale di Firenze |
| 06/11/1955 |
| h.14.30 |
| FIORENTINA - TORINO 2-0 (0-0) Fiorentina: Sartio, Magnini, Segato, Chiappella, Rosetta, Orzan, Julinho, Gratton, Virgili, Montuori, Prini. All.: Bernardini. Torino: Rigamonti, Grava, Cuscela, Bearzot, Grosso, Moltrasio, Antoniotti, Buhtz, Cazzaniga, Bacci, Bertoloni. All.: Frossi. Arbitro: Jonni di Macerata. Reti: Montuori 84', 87'. Spettatori: 42.000 circa per un incasso superiore ai 22 milioni di lire. Note: Cielo grigio, atmosfera pesante, quasi sciroccosa, Calci d'angolo 16-2 per la Fiorentina. Con questo successo la Fiorentina balza da sola in testa alla classifica. Cronaca [Tratto da La Stampa del 7 novembre 1955] Si potrebbe dire, per fare della filosofia, che è la sorte dei catenacci quella di rendere fino a quando non cedono. Sono una bella cosa per chi vi ricorre sino al momento in cui riescono. Un'arma pericolosa lo sono sempre. Senonché il Torino è ricorso nell'occasione a due tipi differenti di schieramento difensivo. Il primo, quello del primo tempo, era uno sbarramento a metà campo, mobile, intelligente, duttile, in grado di fornire una base per secchi e rapidi contrattacchi; è quello che è riuscito nel tenere a bada l'avversario, e con un po' di precisione e di sangue freddo sarebbe riuscito anche nello sconvolgere decisamente il risultato. Il secondo, quello della ripresa, era qualche cosa di più spinto ancora del classico catenaccio: era l'ammassamento di ogni mezzo a disposizione nella propria area di rigore, con atteggiamento rinunciatario sotto ogni altro aspetto del gioco. Il primo è piaciuto ed ha fatto fare tutt'altro che brutta figura ai granata: il secondo li ha traditi. I giocatori del Torino spiegheranno poi che fu un fallo di un avversario, fallo sfuggito all'attenzione dell'arbitro a costringerli a capitolare. Effettivamente il risultato dell'incontro sta tutto in quella prima rete subita dagli ospiti a cinque minuti e mezzo dal segnale di chiusura. La seconda fu quasi una conseguenza logica e inevitabile della prima. Ma sia stato lecito o illecito il modo in cui i toscani hanno ottenuto il loro successo, è fuori di ogni dubbio che a crearne le basi è stato lo schieramento arretrato con le spalle propriamente al muro assunto dai torinesi. In quelle condizioni, quello che è avvenuto in quel determinato momento della fase finale poteva avvenire prima, poteva avvenire dopo: sarebbe stato un miracolo se non fosse avvenuto. In queste considerazioni sta a grandi tratti il racconto dell'avventura tentata dal Torino sul campo della squadra che è in testa alla classifica e che possiede fino al momento attuale, i migliori titoli per il primato della stagione. Ai viola mancava Cervato e nella posizione di terzino sinistro compariva Segato, sostituito a sua volta da Orzan. I granata arretravano Bertoloni a fare la guardia del corpo al brasiliano Julinho e Cazzaniga faceva il lavoro di tamponamento generale e di rilancio un po' dappertutto. In grado di proiettarsi in avanti, a sorpresa dell'avversario, rimanevano così tre uomini soli: Antoniotti, Buhtz e Sacci, e qualche volta magari due soli di essi. C'era un che di aperto in questa tattica arginatrice dei granata. Le ondate di attacco della Fiorentina venivano ad infrangersi poco oltre la metà campo, lontano dalla zona pericolosa dell'area di rigore. E nei primi 45 minuti i padroni di casa venivano tenuti a freno e non sfondavano. A penetrare in area essi giungevano malgrado tutto,, in pia di una occasione, ma sempre con uno spazio limitato in cui muoversi che di tiri calmi e precisi non potevano piazzarne. Una volta Julinho fu atterrato in pieno rettangolo e il pubblico cominciava a intravvedere in un rigore la possibilità di un salvataggio, sparava sul campo cuscini in quantità in segno di protesta per la mancata punizione a chi aveva colpito il suo idolo. Ma le occasioni di segnare più belle in quel primo tempo non erano ai viola, bensì ai granata che dovevano presentarsi. Brano tre, queste occasioni ed esse favorivano nell'ordine Moltrasio, Buhtz e Bocci. Il primo ed il terzo le mancavano, colpendo male la palla, il secondo non perseverando nello sforzo dopo di aver sfondato. In tutti e tre i casi, la estrema difesa fiorentina già era parsa nettamente battuta. La sorte castiga chi non approfitta delle situazioni che essa porge, e di simili possibilità di segnare non dovevano maturarne più per i granata alla ripresa. Anche perché, come già detto, il loro schieramento in campo cambiava di aspetto e di sostanza. Dire fino a qual punto i mutamenti di tattica dei torinesi siano stati spontanei e fino a qual punto obbligati, non torna facile. Certo la stanchezza ha esercitato la sua parte di influenza sul cambiamento sopravvenuto. Cominciò Antoniotti a cedere fisicamente, poi furono Buhtz e Cazzaniga a non reggere più al ritmo delle azioni; e presto qualcun altro seguì nella scia. Un po' per mancanza di fiato proprio, e un po' per la spinta dell'avversario - al quale il pubblico non lesinava certo il suo appoggio canoro - l'undici granata retrocedeva sempre più, fino a portare il combattimento, con sempre maggior continuità nella propria area di rigore, dove il terreno scotta sotto i piedi. Si faceva allora alla ribalta il portiere Rigamonti che si produceva in tutta una serie di parate una più bella dell'altra. I minuti passavano ed il risultato rimaneva inchiodato sul nulla di fatto, malgrado la convulsa pressione esercitata dai viola. I contrattacchi dei granata si facevano sempre più radi, non erano più che dei pallidi tentativi di guadagnare tempo: e ciò per il semplice fatto che non c'era più nessuno in grado di spingere a fondo. E quando di minuti non ne mancavano nemmeno più sei, allora avveniva ii ''fattaccio'' per i torinesi. Una palla, che avrebbe dovuto essere respinta con facilità, veniva mancata da un difensore, spedita alta a campanile da un altro: e si formava così una mischia a pochi passi da Rigamonti sulla sinistra di questi. Assicurano i granata che Cuscela, che stava per respingere di testa, sia stato spinto nella schiena da Montuori ed abbia così perduto il controllo. Sul pallone piombava Montuori stesso che spediva in rete, tra le mani del portiere e la sbarra trasversale. Reclamava inutilmente il Torino e giocatori e sostenitori fiorentini traevano un altosonante sospiro di sollievo. E, due o tre minuti più tardi, mentre i granata innervositi e indispettiti si scoprivano, Montuori segnava ancora su un'azione qualunque. Il risultato era giusto per quanto riguarda quel secondo tempo in cui è stato realizzato, ma suonava quasi a beffa per tutti, per il fatto che a ottenerlo fosse stato proprio quello che indubbiamente doveva essere considerato come il peggior uomo in campo, il sudamericano Montuori. |
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