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Olimpico di Roma
13/11/1955
h.14.30
LAZIO - TORINO 0-1 (0-0)
Lazio
: Lovati, Molino, Di Veroli, Fuin, Giovannini, Villa, Muccinelli, Monti, Bettini, Selmosson, Vivolo. All.: Ferrero.
Torino: Rigamonti, Grava, Cuscela, Bearzot, Grosso, Moltrasio, Antoniotti, Sentimenti III, Pellis, Buhtz, Bertoloni. All.: Frossi.
Arbitro: Marchetti di Milano.
Reti: Buhtz 70'.
Spettatori: 40.000 circa.
Note: Campo scivoloso, cielo temporalesco con violenti scrosci di pioggia. Al 18' Molino ha riportato una forte distorsione del ginocchio che lo ha costretto a giocare all'ala praticamente inutilizzabile. Calci d'angolo 11-1 per la Lazio.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 14 novembre 1955]
Questa volta la ciambella è riuscita poi buco al Torino. Delle tre importanti partite disputate fuori casa in quest'ultimo mese, questa è stata la peggiore sotto il punto di vista tecnico e la meglio riuscita sotto quello del risultato. Sfumature a parte - sfumature di un uomo al posto dell'altro che gioca in posizione arretrata o avanzata - uguale è stata la soluzione nei tre incontri: gioco cauto, abbottonato dapprima, e poi totalmente arginatore e demolitore in difesa, e secche ed improvvise e sempre più rare puntate controffensive all'attacco. La tattica doveva riuscire a Milano, poteva sortire esito migliore a Firenze: ha avuto invece successo pieno a Roma, dove la squadra si è portata in tono più ridotto. Stranezze del gioco del calcio, che si diletta spesso a far compensare una cosa dall'altra. Il fatto che ha deciso di tutto è avvenuto al 25' del secondo tempo. Sentimenti III, l'anziano, avanza sulla destra su un'azione di contropiede e centra lungo e alto. Breve schermaglia in area conclusa con un tiro pure alto di Bearzot, che si è portato avanti. Lovati, l'ex portiere granata, che era uscito di un paio di passi, si trova spostato e respinge forte. Buhtz sulla sinistra di Bearzot interviene e devia in porta. Lovati con un secondo balzo riesce ancora a toccare la palla, ma non ad impedire di finire in rete. Un punto inaspettato, ma un punto bello e buono e sul quale non si può trovare nulla da obiettare. Inaspettato, il punto, perché è giunto nel vivo di un periodo in cui la Lazio attaccava, dominava e premeva, e nel corso del quale i suoi attaccanti centrali, che erano allora Vivolo, Bettini e Selmosson avevano buttato al vento occasioni di primo ordine. Tanto inaspettato che per i laziali, giocatori e spettatori, il fatto prendeva l'aspetto di un infortunio o di una burla, a scelta. Era invece una cosa seria, e come! Rispetto alla ripresa, il primo tempo, aveva avuto il carattere più vario e più aperto. Anche perché il Torino, precisamente come già contro l'Internazionale e contro la Fiorentina, dava battaglia a metà campo e non presentava uno sbarramento propriamente chiuso a catenaccio. Gli scambi erano stati aperti da un forte tiro di Moltrasio, e verso la metà del tempo i laziali erano venuti a trovarsi danneggiati da una distorsione a un ginocchio riportata dal terzino destro Molino. L'ex-granata rimaneva fuori del campo, in cura per qualche minuto, e poi rientrava senza più essere in grado di prestare utile servizio e prendendo il posto di ala destra. Un piccolo rivoluzionamento avveniva nei ranghi dell'undici romano per turare la falla cosi apertasi, e, da parte sua, il Torino, che già era partito arretrando Bertoloni a guardia di Muccinelli, mandava avanti il terzino Orava, trascurando del tutto la guardia all' infortunato Molino. Nella seconda metà del tempo avveniva l'unico incidente degno di menzione di tutto l'incontro, con Bertoloni a terra da una parte e Muccinelli lungo e tirato lui pure per un colpo ricevuto da un avversario. Ambedue potevano riprendere e al 44' Pellis segnava per il Torino, ma l'arbitro giustamente annullava per fuori gioco. Il tempo si chiudeva con due minuti di prolungamento per recupero. In linea assoluta, il gioco era stato fino ad allora di nessun rilievo tecnico e di ben scarso interesse agonistico. Una cosa da poco. Tanto che se ne stufò anche la Sophia Loren, che, a un dato momento, se ne andò per gli affari suoi, certo più interessanti dello spettacolo al quale era intervenuta. Aveva già piovuto prima della partita e, a intermittenze, nel corso del primo tempo. L'inizio della ripresa fu salutato da un breve rovescio d'acqua. Fu sotto di essa che Selmosson mancò, spedendo alto, un'ottima occasione creatagli da un rimpallo. Molino era tornato in campo a fare da comparsa all'ala sinistra questa volta, e un po' per caso, un po' perché non sottoposto a nessunissima sorveglianza da parte dell'avversario, non poteva approfittare di un paio di chiare situazioni che gli si erano presentate. Gli errori peggiori erano però Vivolo e Bettini a commetterli, mettendo a lato o sparando alto in un momento in cui la difesa granata accennava a perdere ordine e chiarezza di vedute. Di nuovo il Torino, per una ragione o per l'altra, si era chiuso tutto in difesa. Aveva richiamato indietro Bertoloni e Sentimenti III e più uomini che poteva e con orgasmo pensava solo a tener lontano il pericolo come era in grado di farlo, quando, a 20 minuti dal termine, gli si presentava l'occasione di distendersi in un contrattacco e di segnare, l'occasione della quale abbiamo già detto. Allora, sullo 0-1, la Lazio si scagliò tutta in avanti, per ottenere almeno il pareggio. Ma il Torino aveva ormai superato il momento d'incertezza, aveva rimesso ordine nelle sue file e di errori non ne commetteva più. Folate di pioggia tornavano a scatenarsi Siti campo e il terreno si era fatto pesante e la palla viscida, ma sul risultato si poteva quasi giurare, tanto l'un contendente sapeva quello che si faceva e l'altro viceversa no. Selmosson riceveva una pallonata in pieno stomaco e doveva rimanere fuori campo per un paio di minuti e Bettini sbagliava ancora e Muccinelli continuava a mostrarsi l'elemento più attivo dell'undici locale. Mancavano pochi minuti alla fine, quando saltava fuori l'arbitro a richiamare l'attenzione su di sé. Avanzando a serpentina, Muccinelli veniva atterrato da Grava nel limite dell'area di rigore. Malgrado le invocazioni di cui veniva fatto oggetto, Marchetti non concedeva la punizione massima, ma soltanto un tiro libero. Respinto il medesimo, si verificava la situazione seguente: tutti i giocatori della Lazio, portiere naturalmente escluso, dieci uomini in maglia azzurra cioè, si trovavano a ridosso dell'area torinese. Ben fuori di essa con una dozzina di metri di vantaggio sul più vicino avversario e a una quindicina di passi dalla linea di metà campo, Antoniotti e Pellis ricevevano la palla e si accingevano a partire per andare a presentarsi soli, in due, contro il portiere: per segnare come volevano, si può dire. Li fermava il fischio del fuorigioco. Fu tale il sospiro tratto dai laziali, da soffocare ogni discussione sul richiesto rigore di pochi minuti prima. Accortosi subito della sua solenne papera, Marchetti confessò ai giocatori, come sapemmo poi dai medesimi, ''Mi sono sbagliato''. E rimise lui stesso la palla in giace in segno di riconoscimento dell'errore commesso. Chiediamo a coloro che gli arbitri li vorrebbero accoppare tutti che concedano una magnanima eccezione, che facciano un gesto di clemenza o di venia: questo di ieri a Roma merita una sentita stretta di mano ver il coraggio avuto. Lasciamolo in vita per l'omaggio reso alla verità. Prendiamo esempio dallo sportivissimo pubblico che ieri non ha imprecato contro di lui per l'errore commesso a vantaggio della squadra del cuore.