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| Marassi |
| 08/12/1955 |
| h.14.30 |
| GENOA - TORINO 3-1 (1-1) Genoa: Gandolfi, Cardoni, Becattini, Larsen, De Angelis, Delfino, Frizzi, Pestrin, Corso, Gren, Carapellese. All.: Magli. Torino: Rigamonti, Grava, Padulazzi, Bearzot, Grosso, Rimbaldo, Antoniotti, Buhtz, Sentimenti III, Bacci, Cazzaniga. All.: Frossi. Arbitro: Orlandini di Roma. Reti: Cazzaniga 27' (T), Carapellese 38' (G), Frizzi 50' (G), Pestrin 60' rig. (G). Spettatori: 25.000 circa. Note.: Giornata grigia, terreno in buone condizioni, ammonito De Angelis nel primo tempo; claci d'angolo 6-1 per il Genoa. Cronaca [Tratto da La Stampa del 12 dicembre 1955] Il risultato è giusto. Si potrà discutere sulla natura delle reti subite dai granata, ma poco o nulla è dato di eccepire sull'esito della partita. Ha vinto la squadra più vivace, più veloce ed intraprendente. Avrebbe dovuto segnare per primo il Genoa quando, dopo una dozzina di minuti di gioco o poco più, su tutt'una serie d'incertezze dei difensori torinesi, il centravanti Corso batteva con abile mossa il portiere Rigamonti, uscitogli incontro in fretta e furia. Scavalcato l'ultimo guardiano, la palla invece di finire nella rete rimasta totalmente scoperta, andava a picchiare contro la base del montante di sinistra, rimbalzava in campo e veniva rispedita lontano da un terzino. Gli ospiti, lo si vide fin dall'inizio, ai trovavano in difficoltà, per ragioni di terreno, di formazione e di condizioni fisiche di diversi elementi. Ciò nondimeno essi riuscivano a portarsi improvvisamente in vantaggio al 25'. Una rete del tipo antico: una azione in profondità constante di due tocchi: dalla sua posizione di mediano sinistro, Rimbaldo vedeva Cazzaniga tutto libero alla mezz'ala destra e lo trovava con un traversone forte e preciso. Prontamente l'attaccante granata frenava la sua corsa per non finire in fuorigioco, scattava nuovamente appena entrato in possesso della palla e, giunto nell' area ristretta, sferrava a mezz'altezza un tiro diagonale dalla destra verso la sinistra che batteva nettamente Gandolfi. Doveva durare poco più di una decina di minuti il vantaggio dei granata. Al 36' l'arbitro, che si era come al solito sentito le sue perché l'undici locale stava perdendo, concedeva ai genoani una punizione appena fuori area, sulla loro sinistra. Tirava Frizzi a traiettoria tesa verso l'angolo lontano della rete, dove uomini delle due parti stavano accorrendo. Deviata leggermente dalla schiena di Bearzot, la palla pareva dovesse entrare in possesso di Rigamonti, che usciva a mani protese e poi si fermava di fronte alla possibilità di un intervento di Grava. Carapellese era nel gruppo e prontamente metteva d'accordo i suoi due oppositori spedendo in rete con un preciso tocco di testa. Un errore granata sfruttato dalla esperienza di un ex granata. Alla metà tempo si giungeva in condizioni di parità, essenzialmente perché erano stati i genoani a mancare con Frizzi e Carapellese un paio di belle occasioni che si erano loro presentate. Fino a quel momento i granata, malgrado tutto, avevano retto bene. Era in seguito che essi non dovevano più far fronte alla situazione nello stesso modo. Cinque minuti dopo la ripresa del giuoco il Torino andava in svantaggio. Le due ali del Genoa si erano scambiate il posto e Frizzi sulla sinistra guizzava via fra un uomo e l'altro finché entrava in area. Al momento di varcare la linea Rimbaldo, che s'era gettato al suo inseguimento, lo atterrava, con uno sgambetto. L'arbitro accennava al disco della punizione massima con immediatezza. Si faceva avanti Frizzi stesso come esecutore. Secondo la sua abitudine egli faceva le cose in due tempi: avanzava come per tirare, poi si fermava, faceva una finta e quindi sparava davvero: la palla penetrava in rete sulla destra del portiere Rigamonti sbilanciato. Era un altro punto di un ex granata. Il Torino si riversava allora tutto all'attacco nella speranza di riacciuffare il pareggio. Era uno spettacolo insolito quello che offrivano i granata protesi in cinque o tinche in sei in avanti e presentanti una difesa aperta e scoperta. Tanto aperta e tanto scoperta questa difesa che ad ognuna delle scorribande di Carapellese e compagni, 'essa correva pericolo di croi lare. Al quindicesimo minuto la mezz'ala destra locale, portatasi in posizione di mezz'ala sinistra, sorprendeva tutti, forse anche se stesso con un tiro da lontano. Bello il tiro lo era certamente e la sua traiettoria alta così precisa che la palla giunta al punto giusto calava improvvisamente e quasi sfiorando la traversa finiva in rete. Proprio imparabile, il tiro non lo era, ma il portiere Rigamonti colto, come gli spettatori stessi, di sorpresa scattava in ritardo e arrivava sul posto quando la palla già aveva toccato la rete. Sul ''tre a uno'' il giuoco assumeva carattere aperto e il Torino attaccava in forze e a lungo sciupando anche, particolarmente con Bacci, qualche-bella occasione. Ma di numero maggiore e di qualità migliore erano le occasioni che mancava il Genoa che continuava a imporsi per maggiore velocità e che, cosa incredibile con l'avversario cui aveva da fare, aveva il vantaggio di poter operare di contropiede. Una volta il centravanti Corso arrivò a presentarsi solo davanti a Rigamonti, sparò basso e il portiere intuendo la direzione del tiro riuscì a deviare in angolo. In altra occasione Carapellese da pochi passi colpì male la palla e sparò a lato. In altra ancora Frizzi filò via veloce, batté tutti quanti e terminò con una sventola alta. E alla fine venne fuori con una serie di finte ubriacanti anche Gren che pur aveva lavorato abbastanza in sordina fino a quel momento. Aperto fino all'ultimo e pieno di possibilità sia per l'uno come per l'altro contendente il giuoco stesso ha avuto carattere di interesse sotto molti aspetti, favorito anche dalla temperatura mite, malgrado il ciclo minaccioso. Non è stata questa la migliore partita che il Torino abbia disputato nella corrente stagione, certamente no. I granata iniziarono l'incontro in tono aperto, tentarono di chiudere gli accessi alla loro rocca quando Si trovarono in vantaggio, furono costretti a distendersi in lavoro di attacco quando il comando sfuggì loro di mano: si trovarono insomma a fare tatticamente il contrario di quello che sono o soliti a fare e di quelle che sono ormai le loro tendenze quasi naturali. Tutto ciò avendo dovuto rinunciare a uomini come Cuscela, Moltrasio e Bertoloni, e mettendo in campo elementi invalidi come Grosso e Bocci, o lontani alquanto dalla loro migliore forma, come Rimbaldo. Tutto ciò, contro un Genoa che fa sfoggio di velocità all'attacco, che conta su una difesa abbastanza salda e che in complesso è difficile da tenere a freno quando ha il vento in poppa. Niente da dire, il risultato è giusto. Il Genoa se lo è meritato, e non tutte le ciambelle riescono col buco al pur accorto Torino. |
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