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Moretti
27/01/1957
h.14.30
UDINESE - TORINO 5-1 (1-0)
Udinese
: Geatti, Azimonti, Valenti, Pantaleoni, Piqué, Magli, Frignani, Menegotti, Secchi, Lindskog, Fontanesi. All.: Bigogno.
Torino: Rigamonti, Grava, Cuscela, Ganzer, Grosso, Rimbaldo, Armano, Bodi, Arce, Ricagni, Tacchi. All.: Liberti e Ussello.
Arbitro: Perego di Milano.
Reti: Fontanesi 42' (U), Secchi 51', 88' (U), Lindskog 66', 79' (U), Tacchi 73' (T).
Spettatori: 11.000 circa per un incasso vicino agli 8 milioni di lire.
Note: Giornata di sole con temperatura tiepida, terreno di gioco quasi perfetto, ammonito Magli per proteste, calci d'angolo 9-6 per l'Udinese.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 28 gennaio 1957]
L'Udinese ha restituito al Torino il punteggio che le aveva inflitto il Bologna. Può sembrare un risultato esagerato, ma poiché le reti sono state tutte regolarissime, non si saprebbe a quale causa appigliarsi per infirmare il valore della vittoria friulana. Nel primo tempo il Torino ha giocato quasi unicamente in difesa: tutti gli uomini rinserrati nella propria area e un paio di avanti solamente, raramente tre, per le azioni di contropiede. Il catenaccio è un'arma difficile da manovrare, provoca mischie continue sotto la porta, inasprisce gli atleti ed eccita la folla. Tuttavia la squadra granata ha potuto conservare salva la sua rete fino a 3 minuti dal riposo, quando cioè Fontanesi è riuscito a creare il primo strappo nella maglia difensiva. Nella ripresa il Torino, non potendo difendere la sconfitta, ha dovuto scoprirsi ed attaccare, ed allora sono piovuti altri quattro palloni nella rete di Rigamonti, il quale ha fatto quello che ha potuto, ma non era certamente in grado di salvare da solo la squadra. Questa doveva essere la partita della rinascita friulana, dicevano i tifosi locali, e di fatti lo è stata. Spiace solamente che la vittima abbia proprio dovuto essere la squadra granata, alla quale una sola colpa si può dare: di non avere assolutamente gioco, diciamo un gioco qualunque, ma che esprima un'idea e un'organizzazione per realizzarlo. Eppure l'inizio era stato buono per il Torino. Nei primi 6 minuti i suoi decisi contrattacchi avevano procurato 3 calci d'angolo e al 4° minuto Tacchi era stato violentemente atterrato in area da Azimonti, senza che l'arbitro si preoccupasse minimamente di intervenire. Se l'arbitro, come sarebbe stato suo dovere, avesse concesso il rigore in questa occasione, osiamo dire che la partita avrebbe potuto avere un diverso andamento. Il Torino si sarebbe trovato ancora in parità alla fine del tempo, e ciò l'avrebbe indotto a conservare anche per la ripresa la tattica chiusa, che è la sola che gli convenga in questo periodo data la magra preoccupante del suo gioco. Il catenaccio non è sempre una sicurezza, ma per una squadra che ha poco ordine, che non possiede una tattica definita di gioco e che non dispone di un sicuro telaio di manovra, resta ancora il mezzo più concreto per cercare di salvarsi. Lasciato il catenaccio, il Torino ha tentato nel secondo tempo di sfondare attaccando con impeto, ma senza più badare a quello che poteva succedere alle spalle. Gli avanti udinesi, che nel primo tempo si erano impigliati nelle mischie davanti alla porta di Rigamonti, trovarono respiro per le loro offensive e furono assai più pericolosi di quanto non lo fossero stati prima, come è del resto provato dalle quattro reti ottenute non su azioni prolungate, ma su contrattacchi rapidi, condotti talvolta in spazi incredibilmente vuoti. Tracciato questo quadro generale del gioco, è mutile, a nostro avviso, seguirlo a passo a passo. Il più attivo degli attaccanti granata si è dimostrato Tacchi che è stato anche il più pericoloso. Arce si è impegnato a fondo, ma con poca fortuna nei tiri; Ricagni è giù di forma; Armano e Bodi hanno rafforzato nel primo tempo le linee difensive e nel secondo hanno cercato di dare spinta e aggressività all'attacco, con una disperata volontà che era del resto la caratteristica di tutti, anche se impiegata in modo così affannoso da non poterne trarre alcun benefìcio pratico. Anzi possiamo dire che questo slancio, questo andare giù a testa bassa, questo impeto che sembrava solo cercare di schiantare l'ostacolo, hanno spianato la via alla Udinese la quale, pur essendo altrettanto volitiva, si è valsa di una più chiara impostazione di gioco, piazzando sempre la manovra esatta al momento giusto e dimostrando così che lo slancio da solo a nulla serve se il senso del gioco non lo guida. Ma uomini come Menegottì, Lindskog e Secchi, non avevano l'equivalente nel campo granata. Quando si gioca con l'angoscia di una classifica paurosa e lo spauracchio sempre presente di una nuova sconfitta, non ci si trova nelle condizioni ideali per operare con calma e con senno. Rare sono state dunque le offensive granata nel prima tempo e quasi costantemente il gioco è stazionato nel campo torinese con mischie da non colpirne più niente e salvataggi che sapevano di miracolo. Al 29° Ganzer atterrava Frignoni in area, ma l'arbitro avendo negato il primo rigore, non poteva concedere il secondo. Al 42' l'Udinese coglieva il premio del suo gran lavoro offensivo. Un centro di Frignani dalla sinistra era raccolto da Fontanesi (spostato all'estrema destra) a un metro dai pali, presso il montante, e il tocco decisivo ha reso nullo ti tentativo di parata di Rigamonti. Questo punto servi all'Udinese come pedana di lancio nella ripresa. All'ottavo minuto, contropiede iniziato da Lindskog circa a metà campo, la palla veniva allungata a Frignani all'estrema destra e, sul centro di quest'ultimo, si faceva luce Secchi che saettava rasoterra nella rete prevenendo un tentativo di uscita di Rigamonti, Sul 2 a 0 il Torino poteva già ritenersi spacciato perché il suo attacco non sarebbe mai riuscito a colmare tale svantaggio. Tuttavia la squadra cercò di reagire poggiando per spingere a fondo le sue offensive, ora su Arce ora su Tacchi. Un tiro di quest'ultimo, al 15', era bloccato dal portiere, poi al 18' su centro di Lindskog e colpo di testa di Secchi, Rigamonti poteva salvarsi deviando col pugno. Venivano tuttavia i momenti buoni anche per i granata. Al 19' essi ottenevano due calci d'angolo, sostando per poco nel campo avversario, ma all'uscita da questa offensiva maturava il terzo gol ed era Lindskog che al 21' lo otteneva con un tiro secco su centro di Fontanesi. Benché non avessero più nulla ormai da sperare i granata insistevano ad attaccare, ottenevano un corner al 25', e al 28' su lungo contro di Rimbaldo dalla sinistra, Tacchi buttandosi in tuffo a un metro dalla porta, otteneva di testa il goal della bandiera. Magra soddisfazione. Al 32' Rigamonti solo davanti a Frignani che aveva avuto la palla su calcio di punizione da Menegotti, riusciva ad evitare, non si sa come, un goal già fatto, ma non è stato che un momento di respiro perché un minuto dopo Lindskog raccogliendo un centro di Frignani e, trovatosi del tutto libero, non aveva difficoltà a segnare la quarta rete. Ora il pubblico chiedeva a gran voce la quinta. Mancavano tre minuti alla fine e su azione condotta da Lindskog, Becchi eludendo una disperata uscita di Rigamonti, metteva a segno anche il quinto pallone. I granata uscivano dal campo a testa china. Essi, non hanno colpa, ma in qualche modo bisogna, provvedere.