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San Siro
24/03/1957
h.15.00
INTER - TORINO 3-0 (1-0)
Inter
: Matteucci, Fongaro, Giacomazzi, Bearzot, Bernardin, Vincenzi, Vonlanthen, Invernizzi, Lorenzi, Dorigo, Skoglund. All.: Ferrero e Frossi.
Torino: Rigamonti, Grava, Cuscela, Rimbaldo, Ganzer, Fogli, Armano, Jeppson, Ricagni, Arce, Tacchi. All.: Marjanovic.
Arbitro: Jonni di Macerata.
Reti: Aut.Rimbaldo 5', Vonlanthen 72', Lorenzi 74'.
Spettatori: 35.000 circa.
Note: Giornata coperta con sprazzi di sole ad inizio secondo tempo, terreno leggermente allentato, calci d'angolo 7-7; presenti sugli spalti una nutrita colonia di sostenitori granata con numerose bandiere sventolanti al seguito.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 25 marzo 1957]
Non tutte le ciambelle riescono col buco. Questa di Milano, per esempio, non è riuscita affatto al Torino. E' cominciata male, la partita, ed è finita peggio. E' cominciata con un'autorete delle più marchiane che si possono immaginare. L'incontro era appena stato iniziato: erano passati si e no cinque minuti dal segnale di apertura, e nessuna delle due squadre si era ancora distesa nello sforzo. Un'avanzata del settore di sinistra dell'attacco interista era stata fermata senza complicazioni. Passaggi ed atteggiamenti fra i difensori granata come alla ricerca di chi debba servire i propri avanti o comunque rinviare lontano. La scelta cade su Rimbaldo, che si trova quasi sul limite dell'area senza l'ombra di un avversarlo che gli possa dar nota. Il mediano accenna a calciare lungo in avanti poi di colpo cambia idea e senza assicurarsi con uno sguardo di dove si trovi di proprio portiere, passa indietro, come a colpo sicuro. Rlgamonti nel frattempo è uscito di cinque o sei metri, proprio al centro dell'area, e muovendosi scivola. Perché all'istante preciso in cui è echeggiato il fischio d'avvio, si è messo a piovere e il terreno è diventato viscido. Il passaggio del mediano torinese è una meraviglia di precisione: fila diritto, raso a terra, fuori di portata del portiere che annaspa e senza precipitazione alcuna entra in rete a pochi centimetri dal montante sulla destra di Rigamonti. Il colpo fa come l'effetto di una stilettata nella schiena, all'intero undici granata. Rimbaldo, in ginocchio, pare voglia strapparsi i capelli. I suoi compagni lo guardano allibiti. Nemmeno gli avversari si abbandonano a scene di giubilo per l'inatteso regalo. Nessuno del pubblico applaude. Uno a zero prima di cominciare a lottare. L'undici del Torino porterà con sé per tutta la partita la impressione agghiacciante di questo Infortunio: non riuscirà a scrollarsene di dosso il peso, né col comportamento individuale degli uòmini, né nel lavoro di assieme. La tattica del granata è infatti uguale a quella di domenica scorsa contro la Juventus, ed ha per aspetto principale quello del centravanti Ricagni che gioca arretrato. Non cambia questa disposizione dei giocatori, malgrado l'incontro si presenti ora sotto un profilo differente da quanto si riteneva. Nervosismo e incertezza circolano nelle file: non è più la partita di otto giorni fa con tutto ciò il Torino gioca sempre meglio dell'Internazionale, nel primo tempo: anche perché i nerazzurri si portano in modo che più disordinato non sarebbe possibile di pensare: sia all'attacco come in difesa. Dopo che Lorenzi verso il quarto d'ora è sgusciato via, si è presentato solo davanti a Rigamonti e calciando inspiegabilmente a lato ha sciupato la bella occasione, il Torino prende a dominare. E in senso diverso da quello iniziale ma pur simile agli effetti finali, prende a fare altri regali all'avversario. E' prima Arce che spara alto da ottima posizione, e Arce ancora il cui traversone basso viene sfiorato da cinque o sei uomini, senza che nessuno lo devii in rete; è un altro bel centro di Armano che la punta del piede di Bernardin devia miracolosamente a lato. Il pareggio pare sia nell'aria, ma non giunge a far trarre il grande sospiro di sollievo alle centinaia di torinesi che hanno fatto il viaggio per sostenere la squadra. Giunge prima il segnale del riposo di metà tempo. Non giunge nemmeno alla ripresa, quando, cessata la pioggia, il sole verrà a salutare il ritorno dei giocatori in campo. Per poco meno di mezz'ora i granata terranno in orgasmo la difesa nerazzurra, facendo maturare situazioni su situazioni e sbagliando tutto in modo madornale. Arce e Jeppson, che si becca una brutta botta, mancano occasioni di grande facilità. Ma il principale colpevole sotto questo aspetto viene ad essere l'ala sinistra Tacchi. In una determinata occasione Tacchi sfonda e sta per andar via da solo, al centro del campo quando gli avversari si fermano per un presunto fuorigioco suo. Si ferma anche lui, finché l'arbitro non gli fa cenno di proseguire. E allora egli arriva solo davanti a Matteucci e invece di batterlo perde la palla. Altra situazione consimile si presenta poco prima della mezz'ora, e ancora Tacchi, a tu per tu con l'estremo difensore nerazzurro, non batte l'uomo e non colpisce il bersaglio. Allora viene la vendetta: perché non è possibile sbagliare a quel modo. Quasi di contropiede al secondo madornale errore di Tacchi, Vonlanthen, ostacolato da Cuscela se ne va via sulla destra. I due corrono a fianco a fianco per un bel po', quindi entrando in area il granata cede. E subito parte dal piede destro dello svizzero un tiro basso e secco che manda la palla ad infilarsi in rete a qualche centimetro dal montante sulla destra di Rigamonti. Passano un paio di minuti e avanzando sulla sinistra 1 nerazzurri penetrano in area. Finte, controfinte, piccole mischie e Lorenzi da pochi passi conclude spedendo in rete. L'Internazionale gioca bene, adesso che ha il risultato in tasca: prima ha vinto, poi ha meritato di vincere. Ancora uno sbaglio di gran mole dello zoppicante Jeppson, ancora un tiro di Skoglund che colpisce il portiere ed è la fine. Al Torino non ne è andata bene una, nella giornata: né in inizio, né durante l'incontro. Ha subito un infortunio iniziale e poi ha buttato al vento le occasioni di riprendersi. Un castigo così duro certamente non se lo meritava: ma non ne può certo incolpare l'avversario. Si riprenderà.