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| Marassi |
| 07/04/1957 |
| h.15.30 |
| GENOA - TORINO 1-0 (0-0) Genoa: Franci, Becattini, Monardi, Viciani, Carlini, Delfino, Frizzi, Abbadie, Corso, Leoni, Carapellese. All.: Magli. Torino: Rigamonti, Bodi, Ganzer, Fogli, Grosso, Bertoloni, Armano, Ricagni, Jeppson, Arce, Tacchi. All.: Marjanovic. Arbitro: Guigne (Francia). Reti: Frizzi 20'. Spettatori: 23.000 circa. Note: Calci d'angolo 6-5 per il Torino, terreno viscido, temperatura mite, giornata grigia. Ammonito Bodi, lieve incidente di gioco per Arce. Arbitra l'incontro il signor Guigne della federazione francese. Cronaca [Tratto da La Stampa dell' 8 aprile 1957] Non appena escono di casa, le squadre torinesi trovano la malasorte che le attende sulla porta e si incarica di dare loro la botta che le mette subito fuori di combattimento. Questa volta ogni primato è stato battuto in fatto di tempo nel colpire decisamente gli ospiti. Il colpo che stronca è stato inferto alla squadra in trasferta nel momento stesso in cui la partita è cominciata: alla prima, alla primissima avvisaglia, a SO secondi dal segnale di inizio dell'incontro. Apertura delle ostilità. Abbadie che si porta subito in posizione di mezz'ala sinistra avanza, scavalcando uno dopo l'altro due avversari. Corso, il centravanti, ha seguito l'azione e riceve dall'argentino mentre si trova in ottima posizione. Su di lui convergono a precipizio due o tre granata a Frizzi, che è arrivato in corsa anche lui, compare tutto libero sulla sua destra. Corso vede l'ala destra in posizione migliore ancora della sua e gli allunga la palla. Frizzi, un ex granata che il senso della posizione lo possiede, sferra subito un gran tiro trasversale. Rigamonti si allunga e sfiora la sfera con la mano, ma in quel preciso istante arriva su di essa anche il piede di Badi che sospinge decisamente in rete. V'è da dire che anche senza la spinta finale del piede di Bodi, la palla avrebbe senz'altro varoato la linea della porta: non aveva che da continuare in linea retta la sua traiettoria. A modificare la quale ed a giustificare l'intervento del terzino granata, forse sarebbe bastato che il portiere non avesse sfiorato anche lui il pallone. Forse, bi sogna dire: che l'azione è avvenuta in modo così fulmineo e inatteso e mentre gli spettatori ancora stavano accomodandosi ai propri posti, che pochi fecero caso all'episodio. Un episodio che doveva avere carattere pienamente decisivo. Che il Torino, superato il momento di dispetto, andò all'attacco, giocò tecnicamente meglio dell'avversario, dominò, comandò, fece di tutto un po', meno che segnarne. Di palloni in rete, negli 89 minuti e mezzo che mancavano al termine della partita, non se ne videro più. Tutto deciso dalla sorpresa di un primo passo che fu per gli ospiti uno scivolone. Il direttore tecnico del Tonno ama le sorprese dell'ultimo momento. All'entrata in campo delle due squadre si seppe che il posto ai terzino destro veniva occupato non da Castelletti, ma da Bodi, che Grosso ritornava a fungere da terzino centrale, che Fogli passava sulla destra della linea mediana e che, come interno sinistro, entrava Bertoloni. Solo il settore di avanguardia rimaneva come annunciato, e giocava nella disposizione conosciuta, con Ricagni centravanti in posizione arretrala. Quella improvvisa rete iniziale diede il fuoco alle polveri. Il Torino si gettò in avanti indispettito e vigoroso, e il Genoa rispose per le rime ricorrendo alle sole armi che aveva a disposizione, la velocità e l'impegno. Perché di tecnica, nelle file dei rossoblu, all'infuori di quella che possiede l'uruguaiano Abbadie - e questa è rilevante - non ve n'è molta. Carapellese si è ormai quietato alquanto, Frizzi non è pericoloso che al momento in cui maturano situazioni da rete, e così a distinguersi non rimase che il centromediano Carlini, come rompitutto e come difensore puro però. E contro un Genoa così scarso di mezzi il Torino non potè combinare nulla di positivo: giocò bene a metà campo, ecco tutto. I padroni di casa corsero fino all'esaurimento, nella ripresa specialmente si lasciarono trasportare a un gioco cosi falloso da meritare punizioni su punizioni, ma ressero. Ressero, senza ricorrere al catenaccio o ad alcunché di simile, come gioco organizzato. Ressero contrattaccando tutte le volte che poterono, cercando di perdere tempo in ogni occasione possibile, e facendo davanti alla propria porta una ressa tale da ingarbugliare e confondere le idee dell'avversario. Nel secondo tempo Abbadie, forse anche perché non troppo ricco di fiato, andò a finire tra i difensori ed all'attacco quasi non si vide più. Il primo tempo è stato dei due il più interessante. Perché il più aperto a tutte le possibilità. Ed esso vide un grande sfoggio di velocità da ambo le parti, senza capacità alcuna di concludere, né da una parte né dall'altra. I due portieri non ebbero occasione di esibirsi in parate difficili. Di parate, questo sì, ne sfoggiò una, ma completamente involontaria, il guardiano della rete del Genoa, Franci, e salvò con questa la sua rete da quella capitolazione che avrebbe significato il pareggio. Il fatto avvenne verso la metà della ripresa, quando Carlini, il centromediano dei liguri, in un precipitoso tentativo di respinta al volo sparò violentemente in direzione della propria rete e colpi in piena faccia, in modo da lasciarlo stordito, il proprio portiere. Fu quella l'occasione migliore che ebbero i granata in tutta la partita di vedersi restituitala cortesia iniziale. Che, d'altro non successe proprio nulla di speciale né di meritevole di menzione, se si eccettua l'errore commesso da Armano quando a un passo dal montante tardò a deviare la palla in rete e perdette così l'occasione, e se si dimentica il colpo di testa con cui Jeppson spedì sopra la traversa, proprio nei minuti finali dell'incontro. Un gran correre senza concludere è stata la partita che ha permesso al Genoa di incamerare due preziosi punti.. Arbitrava un francese, Guigue, di Marsiglia, il medesimo che dovrà dirigere l'incontro Italia-Irlanda del Nord per le eliminatorie del campionato del mondo a Roma il 25 corrente. Ha trovato che è molto più difficile arbitrare in Italia che in Francia: e non c'è da dargli torto. |
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