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Appiani
27/10/1957
h.15.00
PADOVA - TORINO 3-0 (1-0)
Padova
: Pin, Blason, Scagnellato, Mari, Azzini, Moro, Hamrin, Pison, Rosa, Chiumento, Boscolo. All.: Maté.
Torino: Pendibene, Brancaleoni, Bertoloni, Bearzot, Ganzer, Fogli, Armano, Arce, Bonifaci, Bacci, Ricagni. All.: Marjanovic.
Arbitro: Gambarotta di Genova.
Reti: Hamrin 22', 74' rig., 76'.
Spettatori: 12.000 circa.
Note: Bellissima giornata di sole, temperatura primaverile, terreno in perfette condizioni. Espulso Bearzot al 73' per proteste, ammoniti Ganzer e Armano per gioco falloso, calci d'angolo 5-2 per il Padova.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 28 ottobre 1957]
Chi, da lontano, sente o legge di una così rotonda sconfitta del Torino come un 3-0, può pensare a chissà quale schiacciante superiorità dell'undici patavino sulla squadra granata. Ci si lasci dire, con tutta pacatezza, se si può ritenere giusto che il Padova, per il maggiore slancio dimostrato, abbia vinto, le proporzioni della sua vittoria appaiono magnificate oltre misura e sono senz'altro esagerate, da tre reti, una più stramba dell'altra. Merita di estere raccontata subito la storia, di queste tre reti, perché è dalla medesima che risulta come le cose sono effettivamente andate. La prima, esattamente alla metà del primo tempo: tra il 22° e il 23° minuto di gioco, cioè. Uno scambio di posizione fra Moro, che si è portato al posto del centravanti, e Hamrin, che è diventato per l'occasione mezz'ala destra. Il primo piomba in area con grande impeto e tocca in avanti e lateralmente al secondo. Lo svedese avanza correndo di un paio di passi e poi, senza fermarsi, spara decisamente sul portiere. Questi scivola a terra, tocca la palla, non la ferma e se la lascia sgusciare in rete, sotto il corpo. Più un'autorete che una rete franca. 1-0. Ed è tutto, per il primo tempo. Fino a poco più di un quarto d'ora dal termine della partita, il risultato rimane quello che è: 1-0 per il Padova. Al 33' avviene un ''qui pro quo'' fra due giocatori granata, poco oltre la linea di metà campo, in direzione della porta torinese. Hamrin, che ancora una volta si è portato al posto di un compagno e che si trova ora in posizione di mezz'ala sinistra, approfitta dello svarione degli avversari, penetra in area e punta decisamente verso rete. Gli è di fianco Ganzer, che a un dato punto lo carica di fianco. Lo svedese vola a terra, esagerando in modo evidente l'effetto della carica. L'arbitro non è lontano e addita al dischetto della punizione massima. Segue un immediato comizio di giocatori, con concitate discussioni, a seguito di che si vede l'arbitro additare la via degli spogliatoi ad un giocatore granata. L'interessato e Bearzot, e se ne deve andare. Egli dichiarerà poi, a partita ultimata, di avere gratificato di un epiteto l'avversario Hamrin, epiteto che il direttore di gara ha ritenuto a lui diretto. Con conseguente misura di espulsione. Intanto sono passati due minuti che non verranno poi affatto ripresi al termine della partita. Bertoloni, da capitano che tiene la testa sul collo, dà il buon esempio e deponi lui stesso la palla sul disco bianco. Avanza come esecutore Hamrin stesso, e con tutta calma e con tiro nient'affatto forte ma molto preciso, spedisce in rete. Fa 2-0. Passano da due a tre minuti di gioco disordinato e convulso. Il Torino gioca con dieci uomini soli e non si à ancora rimesso dalla botta subita. Su un'azione qualsiasi, senza che la medesima abbia la minima importanza, un giocatore granata colpisce l'altro, una gran carambola a cui partecipa anche Pison e il portiere Pendibene, che tocca ma non devia la palla, a pochi passi dalla linea della porta. Ancora una volta arriva Hamrin, come se sapesse tutto in precedenza. Questa volta lo svedese è partito da lontano, arriva come una catapulta, colpisce la palla che è rimasta senza padrone e, mentre due o tre uomini si arrabattano qua e là, mette d'accordo tutti quanti e spedisce in rete con una gran legnata. E fa 3-0. E l'esito lascia, al non spettatore, l'impressione che lascia. La partita è stata equilibrata anzicheno e ha avuto, contrariamente a quel che si può credere, uno svolgimento tutt'altro che scorretto. Non nella misura in cui é stata ottenuta - e meno che mai nel modo in cui è stata realizzata - la vittoria è stata giusto appannaggio della prestazione dei, padroni di casa. Essenzialmente per il maggior impeto e la maggior decisione dei patavini. Una prestazione nella quale di prodezze tecniche non so ne sono viste né da una parte né dall'altra, e in cui di qua e di là si sono visti tiri fuori bersaglio in quantità considerevole. Per la ennesima volta il Torino, sul quale si era sfogata questa volta l'epidemia di cui non occorre più fare il nome, aveva dovuto scendere in campo incompleto. Mancavano il portiere Rigamonti e il terzino Grava, e ogni reparto della squadra era rimasto un po' rimaneggiato. Con conseguenze di incertezza generale e diffusa in tutta la compagine. Se il comportamento privo di decisione del custode della rete ha avuto influenza diretta sul risultato, e se la estrema difesa in blocco si lasciò cogliere in contropiede in più di una occasione, la prima linea cadde più e più volte nella pania di un gioco privo di ogni incisività. Miracolo, se in circostanze simili, Fogli ha potuto figurare come il miglior uomo in campo per tutti i 90 minuti se Ganzer, messo di fronte ai suoi compagni di una volta, ha dato la prova che ha dato in fatto di consistenza e regolarità. Poco di entusiasmante nemmeno in campo patavino. Gioco confuso e convulso, nel quale il solo Hamrin che, come risultati vale mezza squadra da solo, tiene la testa sul collo. Mancava Brighenti, il titolare del posto di centravanti, ma nella formazione in cui si è presentato, e col gioco che ha svolto, il Padova non ha certo lasciato l'impressione di un undici irresistibile. La partita in sé non merita descrizione alcuna per quanto riguarda il primo tempo, il cui solo episodio di rilievo è stato fornito dal punto cantale di cui si è detto. Alla ripresa, il Torino accennava a giocar meglio, proprio quando intervenne il rigore a, scombussolare ogni cosa. I granata ebbero l'occasione di salvare l'onore negli ultimi dieci minuti, quando Bacci colpì la traversa e Bonifaci giunse sulla palla con un attimo di ritardo.