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Comunale di Bergamo
24/11/1957
h.14.30
ATALANTA - TORINO 0-1 (0-0)
Atalanta
: Boccardi, Cardoni, Roncoli, Marchesi, Vittoni, Janich, Perani, Annovazzi, Mion, Ronzon, Conti. All.: Rigotti.
Torino: Rigamonti V, Grava, Brancaleoni, Bonifaci, Ganzer, Fogli, Santelli, Armano, Arce, Tacchi, Bertoloni. All.: Marjanovic.
Arbitro: Jonni di Macerata.
Reti: Armano 87'.
Spettatori: 8.000 circa.
Note: Bellissima giornata, terreno in buone condizioni ma sdrucciolevole, calci d'angolo 5-4 per l'Atalanta, ammonito Arce per gioco falloso.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 25 novembre 1957]
Sono quattro anni che il Torino vince a Bergamo. Se si tiene presente che il grande Torino non era invece mai riuscito a vincere su questo campo, si capisce quale forza abbia nel calcio la tradizione. Il goal è venuto al 42' della ripresa, cioè in un momento che pressoché escludeva ogni possibilità di ricupero da parte dell'Atalanta. I tifosi locali hanno inveito contro la squadra ospito e contro la sfortuna, e certo non si può dire che avessero del tutto torto, ma non è un fatto eccezionale che una squadra, sebbene dominata, riesca a dare scacco all'avversario. E non è nemmeno tutta fortuna la sua quando, come nel caso del Torino, non si ricorre ad alcun sotterfugio tattico ma si gioca dal primo all'ultimo minuto con la spavalda sicurezza di chi alla vittoria non intende rinunciare. E' questo spirito combattivo che ha salvato il Torino. La squadra granata non ha fatto né il catenaccio, né il mezzo sistema, ha mantenuto il suo schieramento normale, ha ripiegato quando occorreva difendersi e si è proiettata all'attacco quando era il momento di passare all'offensiva. Nell'azione decisiva, partita da mezzo campo, cinque uomini erano schierati in prima linea, e non si era che a tre minuti dalla fine, cioè in un periodo in cui poteva sembrare più saggio fare argine davanti alla porta e accontentarsi di portare a casa un prezioso pareggio. Il Torino aveva intravisto che le possibilità di vincere non erano ancora svanite. Il gioco convulso dell'Atalanta appariva più spettacolarmente aggressivo che realmente pericoloso. Era un gioco più abbozzato che costruito, pervaso dall'ansia di sfondare ma senza un'adeguata impostazione tattica che almeno cercasse di creare spazio fra gli uomini di punta. Il Torino non ha mai dovuto subire un arrembaggio assillante, la manovra avversaria era larga e confusa, lo spazio era più che sufficiente per la contromanovra, fra attacco e difesa nero-azzurra il campo presentava generalmente vaste zone vuote, ciò che facilitava le azioni di contropiede. E' stata appunto un'azione di contropiede che ha deciso l'incontro. Essa partiva da Arce, come abbiamo detto, da circa metà campo, il momento appariva singolarmente favorevole a un attacco a fondo con tanto terreno vuoto. Arce avanzando attirava su di sé Vittoni e intanto Armano veniva ad affiancarsi ai centro-avanti perché prevedeva che il duello con Vittoni non sarebbe durato più di qualche battuta. Arce di fatto toccava corto a Bertoloni, nella posizione di mezzo sinistro, ed ecco allora Armano portarsi alla sinistra di Arce quasi chiamando il passaggio di Bertoloni. E' stato un capolavoro di passaggio, giusto come dosatura e come spazio scelto per il lancio alle spalle dei terzini. La cosa più logica era sembrata un allungo in profondità a Tacchi, ma la decisione di Bertoloni fu una sorpresa per tutti meno per Armano, il quale, scattando, balzava alle spalle dei difensori lenti a girarsi e nell'istante in cui Boccardi usciva toccava con l'esterno del piede destro la palla che, scavalcato il portiere, entrava in rete. L'azione in sé è stata perfetta come concezione e come esecuzione, e a renderla decisiva contribuita il fatto di essere stata realizzata a tre minuti dalla fine. Essa annullava tutto quanto era stato fatto in precedenza, rendeva vani i rimpianti sulle occasioni mancate, nulle e quasi assurde le discussioni sul gioco e sul fantomatico diritto che una squadra che domina ha di vincere. L'Atalanta ha disputato un bel primo tempo e si è disorganizzata nella ripresa: nel primo avrebbe potuto vincere o fu Rigamonti ad opporsi con un paio di parate di classe, prima su tiro al volo di Mion, al 33', poi su una stangata raso a terra di Perani, al 34'. Un tiro ancora di Mion al 42', in seguito a un errore della difesa grattata, aveva passeggiato davanti alla porta vuota senza che nessuno fosse in condizione di intervenire. In tutto il primo tempo l'Atalanta ha sfoggiato ritmo e gioco, poi si è disunita. Nella ripresa il suo attacco tumultuoso e disordinato non riuscì mai a eludere la difesa granata. Il più continuo è stato Perani, un giovane di 17 anni, che ha dimostrato una bella padronanza della palla, tocco sicuro nel passaggio, scuso chiaro e promettente del gioco. Ronzini dopo i primi 45 minuti è pressoché scomparso, Mion ha la sua attenuante di essere stato toccato nel primo tempo, Conti è della vecchia scuola argentina che va quando va, cioè quando si è in giornata di grazia e Annovazzi è un organizzatore poco appariscente ma positivo. Nei settori arretrati tutti a posto, ari eccezione di Marchesi, che ha avuto una cattiva giornata. Il goal non intacca il valore di questa difesa che per 87 minuti non si era mai lasciata sorprendere. Nel Torino la palma spetta alla difesa, che ha dovuto arginare un gioco che, per fortuna, aveva più slancio che ordine e idee. La squadra ha avuto la sua fortuna nell'attenta e costante organizzazione di gioco. Non oseremmo dire che la formazione di ieri sia stata pienamente indovinata e che occorra senz'altro mantenerla. Per dare vivacità e spinta all'attacco si è riportato Bertoloni fra gli avanti, ma Brancaleoni, che l'ha sostituito, dopo un primo tempo in cui ha sempre giocato sull'anticipo, è calato nella ripresa ed è apparso inoltre sfortunato in alcuni rimpalli che l'hanno tagliato fuori dall'azione. Bertoloni si è dimostrato il migliore degli attaccanti. Senza dubbio il reparto se n'è giovato sfruttando la sua carica di volontà e il suo fiuto del gioco. Il suo passaggio ad Armano nell'azione del goal è stato per la tempestività e la misura la cosa migliore che si sia vista dell'attacco granata. Ma in questo settore è necessario un riesame dei ruoli nell'intento di giungere a un assetto stabile che non crediamo possa essere quello di ieri. Tacchi ha ottime doti ma non le impiega come sarebbe necessario, si accende e si spegne come un fiammifero, ha periodi di assenza e di rinuncia, si direbbe che manchi di convinzione. Arce è forte e astuto ma è anche lento e talvolta troppo polemico. Armano invece ha disputato la partita che da lui si attendeva: gioco sobrio e attento a mezzo campo, pochi palloni sciupati, senso sicuro della manovra. La coppia dei laterali è il reparto migliore, non da oggi, del Torino. In questo settore comincia il lavoro difensivo e ha le sue premesse quello offensivo. Bonifaci e Fogli hanno disputato una grande partita, più vario e più brillante il secondo, calmo ed esatto il primo. Qui è il perno della squadra, l'asse su cui il gioco gira. Per la difesa lavoro pesante, ma non soffocante, c'era margine per respirare. Ganzer, Grava e Rigamonti hanno tenuto il posto con decisione ma senza affanni, bloccando tutto fino a quel memorabile momento della vittoria. La squadra granata di certo non ha rubato niente ma ha sfruttato la giornata psicologicamente favorevole. Ha influito sul gioco forse il diverso stato d'animo delle due squadre e questo non è la prima volta che avviene. Ma certo si vorrebbe sempre vedere un Torino così volitivo e cosi equilibrato come quello di ieri, più ricco di logica che di estro, più consapevole del suo compito e più fedele ai richiami del passato.