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Moccagatta
02/02/1958
h.14.30
ALESSANDRIA - TORINO 0-0
Alessandria
: Nobili, Boniardi, Giacomazzi, Snidero, Pedroni, Albertelli, Castaldo, Vitali, Vonlanthen, Tagnin, Savioni. All.: Robotti.
Torino: Rigamonti V, Brancaleoni, Cancian, Bearzot, Ganzer, Fogli, Santelli, Armano, Bacci, Bonifaci, Bertoloni. All.: Marjanovic.
Arbitro: Orlandini di Roma.
Reti: -
Spettatori: 8.500 circa.
Note: Giornata di sole, terreno pesante ricoperto di segatura.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 3 febbraio 1958]
Il risultato nullo rappresenta in genere, assieme alla capacità di difendere, la incapacità di concludere delle due parti in causa. E, delle due cose, quella che sempre maggiormente impressiona, è sempre la sterilità di chi va sul campo per attaccare e segnare: perche, alla lunga, lo scopo per cui si disputa una partita, e per il quale si invitò il pubblico sul campo, è quello di spedire, o di veder spedire, dei palloni in rete, come quello per cui ci si allinea sul terreno di giuoco consiste nel reciproco e contrastante tentativo di vincere. L'esito dal colore e dalla sostanza bianca significa fallimento generale di questi intenti e di questi propositi. Questa è una verità di tutti i tempi, una verità che si addice quindi anche alla partita di ieri, fra i grigi di Alessandria ed i granata di Torino. Ma nel caso specifico, pare più proprio parlare di un fallimento dell'Alessandria che non di un insuccesso del Torino. Perché, a parte il fatto che l'uno era il padrone di casa e l'altro l'ospite, i grigi hanno fatto perno della loro politica di giuoco della giornata, l'attaccare ed il perforare - e non sono giunti a nulla - ed i granata hanno basato, se non proprio tutta, certo buona parte della loro tattica dell'occasione, sul difendersi e sull'impedire di essere travolti dall'avversario - e ci sono riusciti. La politica della difesa ad oltranza a mezzo di espedienti fattici speciali, è sempre dal condannare, quando è premeditata. In questo caso, il Torino, venutosi a trovare privo di Ricagni e di Tacchi ed all'ultimo momento anche di Arce, può aver avuto qualche attenuante, ma abbiamo l'impressione che sia stato più, che altro la superiorità dell'avversario a costringere i granata a difendersi coi denti ed in modo così serrato e coriaceo. Volenti o nolenti, per i torinesi non è rimasto altro da fare che tenere a bada gli alessandrini, per buoni due terzi della durata complessiva dell'incontro. Non avevano altro da fare, ed il loro richiamo di tanti fra i loro attaccanti a puntellare la difesa, è avvenuto più per la decisa spinta delle circostanze, che per deliberata volontà propria. E, nel duello unilaterale che ne è sorto e che ha occupato tanta parte dell'incontro, è avvenuto che l'assediante non ha raggiunto lo scopo, e l'assediato invece sì. Come spesso, in simili casi, succede, la partita in sé non offre - come si conviene ad uno zero a zero - gran materia per narrazione o per commenti. Il giuoco non ha mai raggiunto particolare levatura in nessuno dei novanta minuti. Dei due tempi, il primo è stato il più aperto ed il più vario. Anche in esso, la prevalenza e la superiorità complessiva è stata dei padroni di casa, ma all'attacco, gli ospiti non hanno rinunciato mai in modo completo. Qualche avanzata l'hanno inscenata anche, non dimostrando però né forza penetrativa, né capacità conclusiva alcuna. I soli tiri partiti dai piedi degli avanti granata, in questo come nel tempo che doveva seguire, sono dovuti a tentativi improvvisi ed eseguiti per lo più da lontano, dall'uomo di punta della linea, Bacci. La messa principale del lavoro fu eseguita invece dagli attaccanti locali. Una massa davvero notevole. Ma, contrastati subito dal primo sbarramento difensivo granata, questi attaccanti non trovarono di meglio, per giungere allo scopo che si prefiggevano, se non di giuocare in linea. Una specie di tentativo di aggiramento delle posizioni. Di azioni in profondità mai nessuna. E questo fu il difetto che sta alta base della incapacità realizzatrice della prima linea dei padroni di casa. Dalla inutile schermaglia degli avanti alessandrini, i difensori granata attinsero confidenza e consistenza. Bonifaci, che fu il primo ad assumere posizione arretrata, tirava con criterio tutte le falle che si aprivano nello sbarramento. Ganzer e Fogli giuocavano con una calma ed una sicurezza esemplari. E Cancian, il terzino esordiente, si era dedicato, per non sbagliare, ad un avversario solo, la mezza ala destra, Vitali, e lo seguiva schiavamente, dovunque quello si trovasse o andasse. E, per fornire la prova che non si sentiva affatto emozionato, arrivò anche ad eseguire una gran rovesciata volante in piena area di rigore. Di altro di rilevante, ben poco. Qualche tiro errato da parte di Vitali e compagni, qualche sgroppatina subito frenata da parte di Vonlanthen, e nessun vero o scampato pericolo per la rete difesa da Rigamonti. All'inizio della ripresa, si aveva lo spettacolo insolito di un Torino che si distendeva all'arrembaggio, come volesse tentare il colpo di sorpresa. Per una diecina di minuti e forse più gli attaccanti granata la facevano da protagonisti lanciandosi: in rrvamti ed impegnando l'avversario, senza dare però luogo mai a nessuna situazione pericolosa per Nobili e compagni. Poi, poco per volta, l'Alessandria si risvegliava, si riprendeva e si proiettava tutta in vanti. Cominciava allora il serrate finale dell'undici locale - un serrate che doveva durare una mezz'ora abbondante e che doveva costituire il periodo più vivace e combattuto di tutto l'incontro. Tutti protesi in avanti gli alessandrini, e, uno per volta, tutti, meno Bacci e qualche volta Santelli, tutti indietro a fare argine ed a respingere, gli attaccanti torinesi. La prima linea dei grigi giungeva con irruenza fin sul limite dell'area di rigore, e, li giunta, si frangeva come le onde al contatto di un duro argine. Calci d'angolo, tiri a lato, ed un gran palleggiare che non faceva avanzare di un metro gli aggressori. E qualcuno, nella difesa del Torino, che non sbagliava un pallone e si portava da maestro: Fogli, Ganzer, Bonifaci, fra altri. E, ad un dato punto, su un'improvvisa reazione, l'ala destra granata che sfuggiva a tutti, mandava al centro un bel pallone a mezza altezza, Bacci che interveniva di testa, e sfiorava il lato esterno di un montante. Riprendeva, sempre più vivace e sempre meno perforante, l'offensiva dei grigi. I difensori granata avevano oramai presa la piena misura di coloro che stavano loro di fronte, e, dalle posizioni dalle quali dominavano la situazione, più non si muovevano, e più non venivano superati.