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Olimpico di Roma
16/02/1958
h.15.00
ROMA - TORINO 2-0 (0-0)
Roma
: Panetti, Griffith, Menegotti, Guarnacci, Stucchi, Magli, Ghiggia, Da Costa, Orlando, Lojodice, Menichelli. All.: Nordhal.
Torino: Rigamonti V, Brancaleoni, Cancian, Bearzot, Ganzer, Fogli, Santelli, Armano, Bonifaci, Bacci, Bertoloni. All.: Marjanovic.
Arbitro: Rigato di Mestre.
Reti: Da Costa 46', 64'.
Spettatori: 40.000 circa.
Note: Ammoniti Cancian, Bearzot, Armano e Bacci. Espulso per doppia ammonizione Bacci all'85'.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 17 febbraio 1958]
Una partita che per adoperare una frase vecchia ma espressiva quanto mai, non vale due soldi. Vale i due punti di classifica per i padroni di casa, grazie a due reti di Da Costa, questo si. Ma nulla più, né tecnicamente né agonisticamente né spettacolarmente: in nessun senso insomma, e per il pubblico quanto visto non meritava certo il prezzo del biglietto d'entrata. Già, non ce n'era troppo ci pubblico: poco più della metà, di quella che è la vera capienza del recinto. La giornata era triste, più umida che veramente piovosa, e non invitava affatto a passare il pomeriggio all'aria aperta. E gli scadenti risultati ultimamente ottenuti dalla squadra di casa avevano indotto parecchi fra coloro che vivono non di sport, ma di puro tifo a rimanersene assenti o a cercare altre soddisfazioni. Sempre la stessa musica: si aiuta la squadra che vince, si abbandona quella che perde. E la paura di perdere, quella che pervade le compagini nostre del giorno d'oggi, si diffonde tra gli spettatori come una malattia contagiosa. Ad essere contenti questa volta non c'è che chi ha vinto al Totocalcio, che nemmeno le due reti di Da Costa nella prima parte del secondo tempo hanno servito a muovere l'ambiente e a ridestare l'entusiasmo, le due schioppettate messe improvvisamente a segno hanno richiamato qualche grido di gioia e poi tutto s'è calmato subito, come se il grigiore della giornata e del gioco avesse soffocato ogni cosa sotto una cappa di piombo, Al fischio finale ognuno se n'è andato mogio mogio, senza neanche attendere che l'altoparlante rendesse noti i risultati delle altre partite. Povero calcio nostro: l'incontro di Roma, come tanti altri che lo hanno preceduto, non ha certo giovato alla causa né ha fatto dei proseliti. La prima metà tempo del l'incontro non ha visto assolutamente nulla di notevole né sotto l'aspetto pratico né sotto quello estetico. Nulla di fatto e nulla che meritasse di venir fatto. La Roma dominò territorialmente per la maggior parte del tempo, senza accennare nemmeno alla possibilità di concludere. Dai piedi dei suoi attaccanti si vide partire in tutto e per tutto un tiro da lontane di Da Costa, un tiro che finì alto sopra la traversa. Difendendosi ordinatamente, il Torino forniva la impressione di poter tenere a bada come voleva l'avversario. Bonifaci giocava in posizione molto arretrata, come la domenica precedente, intercettando qua e là e rifornendo i quattro compagni di punta, che a tratti si riducevano anche ai tre. Pur giocando molto meno dei romanisti - che per l'occasione indossavano una maglia bianca con striscia giallorossa sulla quale i numeri dei singoli giocatori apparivano proprio indistinguibili - i granata manovravano con molto miglior ordine dei loro avversari quando riuscivano a distendersi all'attacco. L'impressione generale era che il Torino giocasse- male, ma però meglio della Roma, e che se le cose continuavano a quel modo la partita sarebbe fiaccamente finita in un nulla di fatto. Perché nessuno dei ventidue uomini in campo affaticava infatti né le gambe né il cervello per fare alcunché di notevole. Andatura, greve e comodo - da padri di famiglia che hanno altre cose per la testa che non il correre dietro ad una palla - per tutti quanti i giocatori delle due squadre. Se ci fosse stato un po' di sole, gli spettatori avrebbero anche potuto assopirsi, sicuri che nulla di rilevante sarebbe venuto a risvegliarli. La sorpresa doveva giungere invece alla ripresa. Si era appena ricominciato che improvvisamente, con Ganzer attratto fuori di posizione, un lungo e largo corridoio adducente all'area di rigore dei granata veniva a presentarsi aperto. In esso si proiettava Da Costa, che puntava decisamente in avanti e da lontano, prima di arrivare all'area, sparava alto di sinistro. Colto di sorpresa, Rigamonti accennava a scattare nella giusta direzione, fermandosi poi come interdetto. Nulla da fare: la palla penetrava in rete sulla destra del portiere. La reazione dei granata non era d'un tipo ultrapotente. Il gioco tendeva anzi a riaddormentarsi e la partita a finire su quell'episodio isolato quando, al 19° minuto, l'episodio stesso si ripeteva. Con uno scivolone Ganzer rimaneva a terra e Da Cesta, trovatosi libero, filava via convergendo a destra e, penetrato in area e sempre correndo, sferrava un tiro trasversale di rara potenza e precisione. Colto, di sorpresa, Rigamonti veniva battuto di precisione. Erano le situazioni in cui Da Costa eccelle, quelle: spazio libero, puntata seccai in avanti, tiro in piena corsa senza accenno a fermarsi. Sul due a zero il Torino si fermò come interdetto. In avanti non ci andò che nell'ultimo quarto d'ora per salvare il salvabile. Ben altro ci voleva però per fare qualche cosa di utile. La squadra appariva lenta, greve, priva di scatto e di slancio, e pur con un avversario che giocava male - a tratti anche malissimo - essa non riuscì mai ad ergersi all'altezza della situazione. Un abisso dal rendimento della domenica precedente. Forse mancava alla squadra il sostegno e l'incitamento del proprio pubblico. E l'incontro finì senza emozioni, fra l'indifferenza generale quasi: due squadre che cercavano di colpirsi nel gioco e non una che arrivava a scoprire dove l'altra si trovasse. Risultato giusto e meritato: ma una delle partite più scialbe e più vuote di contenuto tecnico a cui si sia assistito nella corrente stagione.