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| Marassi |
| 25/05/1958 |
| h.16.00 |
| SAMPDORIA - TORINO 4-0 (3-0) Sampdoria: Bardelli, Agostinelli, Sarti B., Marocchi, Bernasconi, Vicini, Bolzoni, Ocwirk, Firmani, Recagno, Farina. All.: Baloncieri. Torino: Rigamonti V, Grava L., Brancaleoni, Bearzot, Ganzer, Fogli, Crippa, Bonifaci, Arce, Bertoloni, Tacchi. All.: Baldi. Arbitro: Jonni di Macerata. Reti: Recagno 13', Ocwirk 26', Farina 30', Bolzoni 49'. Spettatori: 12.000 circa. Note: Giornata calda, terreno secco. I calciatori del Torino Bonifaci e Bertoloni sono entrati in campo entrambi con la maglia numero 10. Dopo 4 minuti di gioco l'arbitro Jonni se n'é accorto provvedendo a far sostituire quella di Bonifaci con la sua numero 8. Calci d'angolo 3-3. Cronaca [Tratto da La Stampa del 26 maggio 1958] Se questo è il tipo di giuoco nostro, è un bene che il campionato sia giunto al suo termine. E che Iddio la mandi buona a quella parodia di manifestazione che minaccia di essere la Coppa Italia. E' stata, questa di Genova, la partita più insulsa che sia possibile di immaginare. Al 13° minuto i padroni di casa già avevano segnato: esattamente alla mezz'ora essi già avevano stravinto, trovandosi in vantaggio per tre reti a zero. Di giuoco, né da parte di chi dominava, n&eacut; da parte di chi era dominato, poco, pochissimo. I sampdorlani per lo meno correvano, i granata nemmeno quello. Si stentava, non diciamo a riconoscerli, ma anche a comprenderli, i torinesi. Giuocavano da fermi, e quando facevano per disputare una palla in scatto od in velocità, arrivavano ogni volta buoni ultimi. Alla Sampdoria. andava tutto bene per il semplice fatto che era la sola a muoversi ed a darsi d'attorno. Per il Torino, non c'era altra scusante, se non quella che, data la posizione in classifica, il risultato della partita non aveva per esso la minima importanza. Era penoso, però, un simile scempio del giuoco. Il risultato si concretava e prendeva una linea inalienabile nella prima mezz'ora di giuoco: tre reti comprese nello spazio di diciassette minuti. Al 13° minuto, il mediano sinistro Vicini avanzava e centrava alto proprio sulla bocca della porta. Fogli tentava di intervenire di testa, ma, per scarsità di statura, non arrivava nemmeno a sfiorare la palla. La medesima già in parabola discendente, veniva ripresa dal pur piccolo Recagno, un paio di passi al di là del granata e spedita irresistibilmente in rete. Uno a zero. Recagno atesso, sfuggito ad ogni sorveglianza subito dopo, si portava in ottima posizione e, penetrando in area, sparava precipitosamente mancando d'una dozzina di metri l'obiettivo. Al 24° minuto Recagno ancora effettuava un forte traversone dalla sinistra verso la destra. Assieme all'ala destra Bolzoni la mezz'ala Ocwlrk piombava sulla palla, evitava abilmente l'intervento di Brancaleonl e, di sinistro, con un secco tiro basso da tre o quattro passi di distanza, batteva nettamente Rlgamonti. Due a zero. E sei minuti più tardi, si compiva l'opera. L'azione si svolgeva tutta tra Firmani e Farina. Il primo passava al secondo, questi restituiva prontamente: un nuovo triangolo simile al primo ma più marcatamente in profondità, e la improvvisata ala sinistra veniva a trovarsi, tutto solo davanti a Rigamonti, che rimaneva fermo in porta, senza abbozzare nemmeno un'uscita. Il forte tiro alto di Farina infilava liberamente la rete sulla sinistra del portiere. Tre a zero. Il tutto con una semplicità che aveva l'aria più naturale di questo mondo. La reazione degli ospiti, nel quarto d'ora che mancava al riposo della metà tempo, si riassumeva tutta in un forte tiro basso fuori bersaglio partito, da lontano, dal piede di Bonifaci. Non bastava. La ripresa era cominciata da quattro minuti soli, che la Sampdoria portava ancora un miglioramento al vantaggio che già possedeva. Laggiù sull'ala sinistra dove era andato a finire Firmani, l'italo-sudafricano, che fino a quel momento non aveva brillato gran che, si produceva finalmente in un notevole spunto di velocità e terminava l'azione con un preciso centro alto e lungo. Su di esso si proiettava, quasi volando, l'ala destra Bolzoni, e, con una gran testata spediva senz'altro in rete. Quattro a zero, con poco da dire come regolarità. Come risultato, ogni cosa era irrimediabilmente decisa. E difetti, di variazioni non se ne verificavano più. Ed il Torino, ora che era troppo tardi e che non serviva più a nulla, prendeva a giuocare meglio. Sgorgava allora fluido il bel giuoco di Fogli e di Bonifaci, e dal piede di Arce partiva analmente un tiro che sibilava sulla traversa e che il successo lo avrebbe meritato. I granata erano arrivati sul campo di Genova appena in tempo, per un guasto all'autobus che li portava, sugli Appennini. Nella fretta poi, Bonifaci aveva indossato una maglia non sua e l'arbitro, visti due granata col n. 10 sulla schiena, aveva costretto il corso a cambiare l'indumento di giuoco sul campo stesso. |
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