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| Braglia |
| 31/01/1960 |
| h.14.30 |
| MODENA - TORINO 0-0 Modena: Balzarini, Ottani, Grossi, Agostinelli, Aguzzoli, Spagni, Cattani, Storchi, Tomeazzi, Lugli, Scarascia. All.: Magli. Torino: Soldan, Grava, Scesa, Bonifaci, Ferrario, Pellis, Santelli, Mazzero, Virgili, Ferrini, Crippa. All.: Senkey. Arbitro: Annoscia di Bari. Reti: - Spettatori: 15.000 circa. Note: Oltre 300 tifosi del Toro hanno raggiunto Modena con un treno speciale, sole pallido, giornata fredda. Cronaca [Tratto da La Stampa del 1 febbraio 1960] Grazie al mezzo successo riportato a Modena il Torino termina praticamente al primo ponto del girone d'andata del campionato. Al massimo, se il Catania - che ha vinto ieri il suo incontro casalingo col Brescia - dovesse poi battere il Novara nella partita già due volte rinviata per il cattivo tempo, il Torino stesso potrà poi dire di essersi trovato in condominio coi siciliani nella posizione di comando. Per intanto, la situazione ò quella che è. Ha fatto bene a non morire, il sodalizio granata, al momento in cui parecchi ne pronosticavano il decesso, e qualcuno anche lo desiderava. C'è sempre tempo per abbandonare questo mondo. Così almeno la pensavano i torinesi che hanno dato vita e movimento al treno speciale Torino-Modena e ritorno in occasione dell'incontro. I viaggiatori di questo treno erano in numero più vicini ai quattrocento che ai trecento. Sul campo essi hanno tenuto un contegno dei più riservati e corretti. Erano sparsi un po' dappertutto, ma il loro incitamento si sentiva nei momenti più critici dell'incontro. La loro presenza non ha dato luogo a incidenti di sorta. Nemmeno al termine della partita, quando i torinesi qui convenuti esposero al vento, che non c'era, gli stendardi ed i gonfaloni che avevano portato seco. Il pubblico di Modena e educato e sportivo. La società che esso sostiene è fra le prime d'Italia in ordine di anzianità. Ha militato a lungo nella massima divisione, ha dato uomini alla nostra squadra nazionale, ne ha viste di tutti i colori. Va ora vive in regime speciale, per mancanza assoluta di fondi. E il pubblico assume, nel riguardi delle partile odierne, atteggiamenti sereni e pieni di filosofia. Non sta affatto fu basso nella scala dei valori della Serie B, il Modena, il quale non ha perduto ancora affatto la speranza di venire promosso alla categoria maggiore. Ma pare che i suoi sostenitori non si facciano soverchie illusioni. Dispone, il Modena, al momento attuale, di una difesa salda e conta fra i suoi attaccanti su di un giovincello che, sotto certi aspetti, ricorda il centravanti dell'Alessandria. Tomezzzi è giovane e possiede doti tecniche: corre con la palla che pare legata al piede e, se lo si lascia maturare - cioè so non lo si disturba troppo presto perché salga in alto - dovrebbe fare strada. In genere, gli attaccanti modenesi non brillano però per capacità conclusive; in tutti i 90 minuti della gara non è partito dal loro piedi un solo tiro che abbia chiamato il portiere granata Soldan a una parata che si possa definire come difficile. O sparavano precipitosamente alto o a lato, o non sparavano affatto. Oppure vedevano i loro tentativi inesorabilmente stroncati dallo sbarramento difensivo granata. Uno sbarramento che è invero difficile da perforare, quest'ultimo. Urtandosi in esso e trovando arduo il superarlo, gli attaccanti dei canarini ricorsero all'alternativa di tenere la palla alta. Un errore: perché quello era proprio il gioco che Ferrario desiderava. Di testa, l'ex-juventino fermava tutto. E Scesa, tornando all'agone dopo la sua ferita, ha mostrato sia come terzino sinistro che come terzino destro di trovarsi ora In perfetto ordine. Perché Grava, che verso la metà del primo tempo riportò una distorsione ai legamenti di una gamba, dovette rifugiarsi prima all'ala sinistra e poi all'ala destra. E in quest'ultima posizione, particolarmente, egli riuscì ad essere utile al suoi colleghi d'attacco a mezzo di traversoni pratici e precisi nel finale della gara. E' stato questo finale della gara, come uno sfogo e una dichiarazione che i granata l'incontro non lo avrebbero perso più. Era come se essi dicessero, dopo di aver retto a lungo l'assedio di cui erano stati fatti oggetto, che oramai si sentivano franchi e sicuri di se stessi e che erano in grado di dire una parola propria. E la dissero, questa parola, con quei pochi attaccanti che prima erano apparsi a lungo come soggiogati in campo. La dissero anche con Ferrini e con Bonifaci. Il primo è in moto perpetuo nella squadra, e saremmo curiosi di leggere i dati che segnerebbe un contachilometri qualora esso potesse venire applicato ai suoi piedi. Egli corre e affronta l'avversario: lotta per la palla applicando il ''tackling'' all'inglese ed uscendo spesso vittorioso dai duelli. Nell'economia generale del gioco egli va considerato come un grande apporto. Nella prima parte dell'incontro, Bonifaci fu al solito il regista delle azioni offensive e difensive torinesi. Al centro del campo era lui che comandava: distribuiva il gioco, come a bacchetta. Più tardi, specialmente nella ripresa, quando egli vide Grava malconcio, allora si dedicò a lungo a compiti puramente difensivi e fu in quel momento che si sentì maggiormente la sua assenza nel settore centrale del terreno di gioco. Ma prima del termine, quando la squadra parve voler dire che oramai era stufa di difendersi e che intendeva a sua volta attaccare, allora, della sua presenza tornarono ad accorgersi tutti, nell'una squadra e nell'altra, chi positivamente e chi negativamente. Bonifaci e un giocatore che sa l'affar suo. Del resto il Torino, che è diventato in un modo o nell'altro la squadra da battere nel torneo dei cadetti - precisamente come la Juventus lo è da tempo in quello ad un gradino superiore - avrà la via difficile d'ora in avanti. Ognuno cercherà di piegarlo. Non sarà che lottando duramente che i granata potranno conservare una posizione di privilegio fino al termine della competizione. |
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