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| Rigamonti |
| 28/02/1960 |
| h.15.00 |
| BRESCIA - TORINO 0-2 (0-1) Brescia: Brotto, Fontana, Ratti, Martini, Ferrazzi, Tura, Milanesi, Favini, Lorenzi, Favalli, Crippa D. All.: Quario. Torino: Soldan, Grava, Cancian, Bonifaci, Ferrario, Pellis, Crippa C., Mazzero, Virgili, Ferrini, Santelli. All.: Senkey. Arbitro: Di Tonno di Lecce. Reti: Virgili 12', 61'. Spettatori: 28.000 circa. Note: Giornata di sole, terreno molle e cedevole. Cronaca [Tratto da La Stampa del 29 febbraio 1960] Dalla sua dodicesima trasferta di campionato, il Torino ha portato a casa due ulteriori e preziosissimi punti di classifica. Ha segnato, il Torino stesso, e vinto, essenzialmente difendendosi. Questa di Brescia, rassomiglia a tante altre sue partite esserne: l'avversario che parte in quarta velocità, che galoppa, che pare voglia tutto travolgere, e che invece viene gradualmente imbrigliato e tenuto a freno, fino a perdere ogni forza penetrativa, fino a non riuscire - eccezione fatta per un calcio di rigore del resto parato - a piazzare nel rettangolo della porta avversaria un solo tiro meritevole di successo. Il tanto correre dei bresciani ha fatto la fine delle offensive di altre squadre visitate dai granata: è terminato nel nulla. L'argine della difesa granata ha fermato tutto verso la metà del campo e sui limiti dell'area di rigore, più che nell'interno della medesima. Questa difesa, è già stato detto in altre occasioni, non è un ''catenaccio'' nel senso vero e proprio del termine: è uno sbarramento che pare che incanali l'oppositore verso il fondo di un imbuto, dove sfondare risulta impossibile. Le avanzate dell'undici avversario si svolgono e si ripetono sempre su una stessa falsariga, e finiscono tutte allo stesso modo. Un fenomeno che trova la sua ragione d'essere, e nella rigida praticità di chi si difende, e nella ingenua monotonia di chi attacca. Un fenomeno che, in cifre pratiche, ha portato la squadra di Soldan a subire nove sole reti nello spazio di ventitré partite: un primato da nessuno uguagliato in nessuna delle Divisioni del campionato di quest'anno. E' un fatto che si esprime in cifre, e che quindi parla un linguaggio chiaro. Anche questa volta la squadra oppositrice, la padrona di casa, ha dominato a lungo, per circa i tre quarti abbondanti del tempo totale dell'incontro, e di conclusioni non se ne sono viste. Un gran fumo, e niente arrosto. Tanto che il critico che, pensandoci su, volesse citare qualche uomo o qualche fatto dell'undici bresciano della giornata, verrebbe a trovarsi in imbarazzo. Chi e che cosa menzionare, quando ogni cosa è terminata nel gran fumo di una galoppata che, come ad occhi chiusi, si infrange contro una barriera insormontabile. Se proprio noi volessimo fare una citazione, nel caso specifico, dovremmo limitarci a menzionare l'ala sinistra dei lombardi, per la sua velocità, e nulla più. Bisogna dire che il nuovo campo del Brescia si presenta in modo ottimo. Visibilità da ogni ordine di posti, ed una capienza di poco meno di quarantamila persone. Ieri, i presenti, non dovevano essere molto lontani dai trentamila. E la scena era illuminata da un cielo sereno e da un sole che pareva volesse accennare al prossimo arrivo della primavera. Il terreno di giuoco piuttosto - forse perché ancora fresco e non ancora consolidato - era cedevole e sfondante. Questo inconveniente a parte, il recinto bresciano - attrezzato per attività diverse non per il solo calcio - va considerato senz'altro come uno dei migliori della Divisione dei Cadetti. Che le cose avrebbero preso la piega solita - quella che piace ai granata - lo si vide subito. Il Brescia si rovesciava tutto all'attacco, con velocità, con impeto, ma quasi alla cieca. Ed al solito, in mezzo al campo, Bonifaci e Ferrini rompevano tutte le combinazioni e la facevano da padroni. Gli attacchi dei granata erano al confronto, più sporadici, avevano l'aria di puntate isolate. Il primo di essi che veniva spinto a fondo, aveva comunque la fortuna di venire coronato dal successo. Un traversone dalla sinistra verso la destra, in piena area. Su di esso piomba Santelli e tira a mezza altezza: Virgili sposta la palla con un ginocchio e la devia al di là del portiere. I bresciani reclamano, asserendo che Virgili avrebbe toccato il pallone colla mano, ma tanto l'arbitro quanto il vicino guardialinee puntano il dito verso il centro del campo, ed il punto viene concesso. Uno a zero per gli ospiti. Cresce allora d'impeto l'offensiva dei bresciani, e, poco prima della metà del tempo, ne sgorga un calcio di rigore contro il Torino. E' Grava che atterra Crippa un buon metro entro l'area. Ad eseguire la punizione massima si fa avanti Crippa stesso. Il portiere Soldan non fa finta alcuna, non si muove: e la palla gli va a finire fra le braccia, ed egli para con facilità. Buon auspicio per i torinesi che rendono la loro difesa sempre più impenetrabile, e che, alla metà tempo, mantengono il vantaggio acquisito. Nuova lunga pressione dei bresciani all'inizio della ripresa. Ma, se tengono la palla a terra, questa viene intercettata da Bonifaci e compagni, che operano intelligentemente d'anticipo, e, se ricorrono al giuoco alto, trovano dappertutto la testa di un Ferrario che non aspetta di meglio. Passa il quarto d'ora e, su d'una controffensiva, Bonifaci serve, trasversalmente, Virgili, dalla sinistra verso il centro. Ratti, il terzino sinistro, fa per piombargli addosso, scivola e rimane a terra. Virgili ha via libera, inganna il portiere, e segna. Due a zero. Un simile svantaggio, il Brescia non lo riprende più, gioucando come giuoca e contro una simile barriera difensiva. Chiuso, serio, compassato, il Torino controlla il giuoco, ricorrendo anche a qualche rudezza, e, mentre il pubblico disilluso sfolla lentamente, conduce in porto un risultato, che, sull'andamento della partita, pare una beffa, ma che tecnicamente grinze non ne fa. |
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