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| Comunale di Novara |
| 15/05/1960 |
| h.16.00 |
| NOVARA - TORINO 3-0 (0-0) Novara: Lena, Zanetti, Scaccabarozzi, Zeno, Udovicich, Baira, Manzino, Cella, Mentani, Galimberti, Albini. All.: Facchini. Torino: Soldan, Grava, Scesa, Bearzot, Ferrario, Ferrini, Santelli, Virgili, Mazzero, Bonifaci, Crippa. All.: Senkey. Arbitro: Ferrari S. di Milano. Reti: Mentani 48', 89', Manzino 53'. Spettatori: 11.000 circa per un incasso di circa 6 milioni di lire. Cronaca [Tratto da La Stampa del 16 maggio 1960] Dopo ventiquattro partite utili consecutive il Torino è caduto a Novara sotto il pesante passivo di 0 a 3. Prima o poi doveva succedere, in quanto - lo dicono gli inglesi che nel calcio sono ancora i maestri - la squadra che non perde mai non è stata ancora inventata, ma sarebbe bene non chiudere gli occhi di fronte alla verità, che non è certamente tinta di rosa. Perché se è vero che questo insuccesso dei granata entra nella logica delle cose, è altrettanto vero che il modo con cui esso è venuto lascia perplessi nel giudizio. La squadra granata è caduta senza reagire, quasi accettando gli eventi con rassegnazione, e nel caos di questo non gioco sono piombati anche degli atleti sempre ammirati per decisione e per strenua volontà. Uomini combattivi per temperamento sono diventati, come per magia, delle semplici pedine disposte su una scacchiera. Che è successo di tanto grave da mutare volto ad una compagine intera? L'esame della situazione sarebbe troppo lungo ed anche troppo difficile, e per di più a noi mancano elementi per un giudizio completo. Spetta ad altri vedere a fondo la questione e prendere - se del caso - i necessari provvedimenti. Come cronisti è nostro compito raccontare i fatti, e cominciamo subito dalla dichiarazione rilasciata da Senkey al termine della prova: ''E' successo a Novara quanto altri hanno creato''. La frase del vecchio trainer è molto severa, ma è probabile si riferisca, con ragione, a qualcuno in particolare. Un fatto è certo: un Torino così dimesso non è stato mai visto in questa stagione. Il discorso sul difficile momento psicologico che sta attraversando la compagine torinese non deve far passare in seconda linea la vigorosa prova sostenuta dagli azzurri novaresi. Questa loro vittoria è nata dalla grande volontà, dalla decisione, dal desiderio di lasciare presto le acque pericolose del fondo classifica. Non si può parlare di bel gioco, ma di coraggiosa reazione alla evidente superiorità tecnica degli avversari, e se la vittoria è venuta lo si deve a] vecchio Baira, a Cella, a Mentani, ed anche al giovanissimo Galimberti, che sta guadagnando molti punti al suo attivo. Un passo avanti verso la salvezza, che però è ancora troppo lontana. Molta gente sugli spalti; forse undicimila spettatori, che portano alle casse novaresi circa sei milioni, cifra record. Fa caldo come in piena estate, ed i giocatori si dimostrano presto svogliati ed incapaci a sopportare tanta fatica. Crippa e Virgili in pochi minuti sbagliano due goals facili, e poco dopo l'arbitro Ferrari sorvola su un fallo di Zeno su Mazzero in piena area di rigore. I novaresi non riescono ad imbastire una sola azione degna di questo nome; c'è un certo orgasmo in difesa e c'è. Molta indecisione all'attacco. E evidente che la squadra azzurra sente la responsabilità della partita. I granata continuano a reggere le fila della manovra; Virgili commette un altro errore di mira nel tiro conclusivo, e subito dopo Scaccabarozzi salva sulla linea, un pallone che aveva già superato il portiere Lena. Su contropiede Cella colpisce la traversa. Virgili e Santelli sul finire del tempo sbagliano due occasioni che è poco definire d'oro. Il Torino avrebbe potuto segnare almeno tre goals, ma va al riposo con un arido 0 a 0, ed è l'impressione diffusa che i granata non siano in giornata fortunata e che i novaresi non sappiano fare meglio. La partita si deciderà nella ripresa. Partono i torinesi, e Mazzero potrebbe segnare già al 1° minuto, ma conferma il suo scarso stato di forma tirando precipitosamente fuori. E' la quarta occasione fallita dagli ospiti! Superato senza danni il grave pericolo, reagiscono con foga i padroni di casa: Baira lancia Albini, che tocca al centro. Confusione in area granata: Galimberti di testa da a Mentani che precede l'incerto Soldan e segna di testa: 1 a 0 al terzo minuto. Grande delusione per i tifosi del Torino che attendono inutilmente la reazione dei loro beniamini. La squadra di Senkey non abbozza neppure un tentativo d'attacco. Mentani colpisce tre minuti dopo la traversa, ed all'ottavo il secondo goal: Cella a Manzino, Scesa è fermo come una statua, Soldan para il non debole tiro dell'ala novarese ma non trattiene la palla, che è accompagnata in rete dallo stesso Manzino. I granata accettano il verdetto; usando il linguaggio pugilistico potremmo dire che sono ''knock down'': alla mercé degli avversari. Senkey tenta uno spostamento tattico, manda Bonifaci che non fa nulla di buono, nella mediana, e porta all'attacco Ferrini, generoso come sempre ma troppo solo data la scarsa vena di Virgili, l'inefficienza di Santelli e l'imprecisione di Crippa. La manovra d'attacco dei granata è inefficace. Risulta chiaro a tutti che il Torino non segnerà in nessun modo. Realizzeranno ancora i novaresi: tiro di Cella da lontano, Soldan sorpreso non riesce a bloccare la palla che Mentani spedisce in rete per la terza volta (44'). Un goal strano, che chiude una strana partita. Questi i momenti salienti del ''match'', di cui si parlerà parecchio sia a Novara che a Torino. Sul merito degli azzurri alla vittoria nessun dubbio. I fattori tecnici non contano molto nel giudizio, sta di fatto che dalla parte dei padroni di casa restano una maggior decisione ed una grande volontà. Del Torino abbiamo già detto. Una giornata di crisi nervosa, morale. La posizione della squadra in classifica consiglia a non drammatizzare, ma è bene che i responsabili del sodalizio torinese non lascino nulla di intentato per riportare la calma e la tranquillità nell'ambiente. Certi discorsi uditi negli spogliatoi dopo la partita sono indice di grave depressione morale. Ed è in questo senso che bisogna operare, e subito. |
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