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| Celeste |
| 22/12/1963 |
| h.14.30 |
| MESSINA - TORINO 1-1 (1-1) Messina: Rossi, Dotti, Stucchi, Derlin, Ghelfi, Landri, Morbello, Pagani, Morelli, Canuti, Brambilla. All.: Mannocci. Torino: Vieri, Poletti, Buzzacchera, Cella, Rosato, Ferretti, Crippa, Puia, Hitchens, Ferrini, Peirò. All.: Rocco. Arbitro: Marchese di Napoli. Reti: Ferrini 9' (T), Morelli 26' (M). Spettatori: 12.138 di cui 6.978 paganti per un incasso di 7.783.000 lire e 5.160 abbonati. Note: Terreno soffice, cielo coperto, temperatura sui venti gradi. Calci d'angolo 3-1 per il Torino. Ammoniti Canuti, Pagani e Poletti. Cronaca [Tratto da La Stampa del 23 dicembre 1963] Il Torino ha regalato il punto della speranza al modesto Messina. Sul campo siciliano ieri i granata hanno avuto la partita in pugno, hanno segnato subito con facilità quasi irrisoria. Al goal al passivo i giallorossi locali quasi non sapevano reagire, e la superiorità tecnica torinese pareva determinante nella condotta tattica delle due squadre. Il pareggio ottenuto da Morelli ha mutato la situazione del punteggio, non i rapporti di forza, ma Hitchens (due volte), Peirò e Puja hanno fallito occasioni d'oro per dare alla partita un indirizzo rispondente ai valori in campo. Sono stati errori clamorosi, errori che lasciano perplessi, perché Hitchens, Peirò e Puja si sono trovati soli davanti al portiere Rossi, indeciso e forse impossibilitato a riparare ai guai creati dai compagni della difesa. E tre tiri svirgolati e un mancato agganciamento della sfera - è il caso di Puja - hanno buttato a mare ogni possibilità di vittoria, una vittoria che sarebbe stata ineccepibile. Il Messina è squadra modesta, non ha giocatori di classe, ieri pomeriggio era priva addirittura dei due uomini più forti, Benitez e Fascetti, rimasti in tribuna, per infortunio il sudamericano e per un attacco febbrile il toscano. Senza i due pilastri del centro campo, la squadra dì Mannocci non può fare gran gioco, nonostante il gran correre degli atleti. C'è molta buona volontà, ma tutti sappiamo che non basta volere per riuscire. I giallorossi hanno un buon terzino in Dotti, vantano un discreto difensore centrale. Landri contano sul lavoro continuo di Derlin e sulla tecnica pratica di Morelli; Ma tutto questo non basta per fare del Messina una squadra che possa sperare di risalire posizioni di classifica; diremmo quasi che gli stessi giocatori sono ormai rassegnati al peggio. Proprio per questo non merita quindi elogiare il Torino per il più utile pareggio di Messina. Certe partite facili per la differenza dei valori tecnici, e anche fortunata per l'avvio felice del goal di Ferrini, bisogna vincerle se si vuole progredire in classifica per raggiungere la posizione che meritano i sacrifici compiuti dai dirigenti della società. Ieri i granata hanno dimostrato di valere assai di più del giallorossi siciliani ma non hanno vinto. Il loro pareggio segna un po' la condanna dell'attacco torinese. Condanna per Hitchens, generoso ma impreciso, per Crippa, volonteroso ma insufficiente, e per lo stesso Peirò, che oltre al passaggio veramente stupendo a Ferrini in occasione del goal, non ha fatto nulla per confermare la fama di cui va giustamente orgoglioso. Puja e Ferrini a centro campo hanno fatto bene il loro dovere, a fasi alterne forse, senza la necessaria continuità ma a loro non si possono muovere appunti gravi. Non è parso invece in buona forma Rosato, né è stato all'altezza delle giornate migliori Buzzacchera. Cella ha avuto qualche perplessità nel controllare Morelli, Ferretti ha ridotto il ritmo alla distanza, quasi sentisse più degli altri i terribili effetti dello scirocco.. africano. A Messina ieri c'era un clima di avanzata primavera, e per chi viene dal nord, dove il termometro segna qualche grado sotto zero, lo sbalzo è veramente sensibile. Tutta la squadra forse ha accusato la differenza, ed è questa l'unica vera attenuante che si può concedere ai granata per la mancata vittoria. Giornata calda (oltre 18 gradi), cielo leggermente coperto di foschia con il sole che ogni tanto riusciva a rompere il velo dell'aria umida. I granata scendevano in campo nella formazione solita, i giallorossi avevano dovuto rinunciare all'ultimo momento anche a Fascetti per un leggero rialzo febbrile. Arbitro Marchese preciso, attento, bravo. L'inizio era tutto di marca granata, con tiri di Ferrini e di Hitchens che uscivano di poco. Al 9' Peirò, in posizione di mezzo sinistro, serviva Ferrini più avanzato e il capitano con un tocco improvviso sorprendeva Rossi fuori posizione mandando la palla in rete a fil di traversa. Era il suggello d'una superiorità netta, anche se breve. L'insuccesso annebbiava ancora di più le idee del padroni di casa, che si riprendevano solo col passare dei minuti. Su contropiede Morbello colpiva in pieno la traversa (20') e, sempre su contropiede, poco dopo Derlin iniziava l'azione dei pareggio: da Derlin a Morbello, che liberava egregiamente Morelli; il centravanti siciliano al mezzo volo indovinava l'angolo giusto della rete di Vieri: uno a uno ai 29'. Con un clamoroso palo colpito da Peirò a porta vuota e con un altro errore dello spagnolo su calcio di punizione (tiro alto e sbagliato) terminava il primo tempo. Più monotona e anche più fiacca la ripresa, che faceva registrare la serie dei goals mancati da parte dei torinesi: al 28' Puja serviva Hitchens, che, liberatosi di Landri buttava alle stelle una palla goal; all'83' Hitchens per precipitazione si portava in fuori gioco e Marchese giustamente non convalidava la rete segnata dall'inglese ben dopo il fischio. E per finire al 38', su punizione calciata da Peirò con grande intelligenza, Puja non fermava la palla, che sarebbe stato facilissimo deviare alle spalle di Rossi. I tre clamorosi errori a cui accennavamo all'inizio. I messinesi accettavano quasi supinamente la superiorità degli avversari; i loro attacchi non avevano la velocità necessaria, e Morelli, solo e senza aiuto, non poteva più impensierire il sempre valido Vieri. Il Torino s'è cosi accontentato del pareggio; basterà al Messina questo punto per evitare i guai della retrocessione? E' difficile. |
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