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San Siro
28/09/1969
h.15.00
INTER - TORINO 2-0 (1-0)
Inter
: Vieri, Burgnich, Facchetti, Bedin, Landini, Suarez, Reif, Mazzola, Boninsegna, Bertini, Corso. A disposizione: Giraldi, Bellugi. All.: Herrera.
Torino: Sattolo, Cereser, Fossati, Puia, Bolchi, Agroppi (al 74' Mondonico), Ferrini, Sala C., Pulici, Moschino, Carelli. A disposizione: Pinotti. All.: Cadé.
Arbitro: Lattanzi di Roma.
Reti: Bertini 40' rig., Landini 58'.
Spettatori: 61.303 di cui 48.858 paganti e 12.445 abbonati per un incasso di 81.069.600 lire).
Note: Giornata tiepida, a tratti afosa, terreno in perfette condizioni. Ammonito Sala per gioco scorretto, Cereser per proteste.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 29 settembre 1969]
Diciamo subito che Heriberto ha saputo Iniettare potenzi in una squadra nerazzurra che nell'ultimo anno di Helenio e in quello di Foni si era dimostrata molle, svagata, con estri che mascheravano appena la mancanza dì fondo e di connessione. Non è ancora grandissima, questa Inter, tutt'altro, ma combatte con ardore quasi provinciale, disputa ogni pallone, e assale l'avversario con uno slancio che merita rispetto. La sua disposizione tattica presenta lacune e quindi scompensi notevoli, con Corso a volte troppo arretrato, con Mazzola che solo raramente sa lanciare come è ormai nelle sue nuove caratteristiche: però è squadra coriacea, che sviluppa un gioco continuo, che sa coprirsi e poi premere sul pedale con un accanimento abbastanza inconsueto. Il Torino di Cade, rimaneggiato e tuttavia quasi mai succube dell'avversario, ha opposto resistenza ed esce con i dovuti onori da San Siro: è stato battuto su un calcio di rigore prima e grazie a una punizione poi, ma ha frenato le azioni volanti dei nerazzurri, ha saputo portare qualche offesa, insomma ha offerto dimostrazione di squadra compatta e sagacemente disposta attorno ai suoi perni. E' anzi partito con disinvoltura e i primi tiri a rete sono stati proprio granata: in dieci minuti, Moschino, Ferrini e Sala hanno tentato la via del gol, e Ano alla mezz'ora tutta la squadra, orchestrando un abile imbuto a centrocampo, ha contenuto l'Inter, l'ha obbligata a un grandissimo lavoro fuori dell'area, dove Puja e Bolchi agivano da padroni. Davanti a loro, Moschino e Ferrini, molto arretrati, sapevano chiudere i corridoi con antica astuzia, chiamando quindi Bedin e Bertini a un impegno enorme, dinamico fin che si vuole ma anche assai poco produttivo, e spesso confusionario. Tutto il primo tempo è stato caratterizzato da una lotta accesa e da duelli anche acri (Reif e Fossati, Mazzola e Cereser, Pullci e Burgnich). Una stupenda manovra di Mazzola in fuga si conclude al 25' con un cross di Sandrino che Boninsegna al volo, in mezza rovesciata, devia fulmineo a fil di traversa. Al 31'Ferrini salva sulla linea di porta un colpo di testa ancora di Mazzola, che pochi minuti dopo con una gran fuga sulla sinistra semina quattro avversari ma fallisce il cross. In queste fasi si fanno vedere anche Boninsegna e Puja: un bel duello a colpi di speroni. E viene il 41': Corso tocchettando e fintando entra in area, a un metro dalla porta è caricato da Agroppi e Bolchi, che gli levano la palla e lo atterrano. E' rigore, Bertini fa centro anche se Sattolo riesce a sfiorare la palla.Nel secondo tempo l'Inter sembra ancor più determinata e meglio inquadrata: Bedin e Bertini macinano una enormità di chilometri, anche se a volte sbagliano l'ultimo passaggio con zampate di gallina che chiedono vendetta agli intenditori. Il Torino subisce il forcing Interista e al 13' s'arrende per la seconda volta: punizione di Corso dal limite dell'area, dalle seconde linee arriva in velocità Landlni che tocca in rete. E ha ragione Puja a disperarsi e insolentire i compagni che non hanno pensato a custodire meglio la zona. A questo punto il gioco si scioglie, Corso ha cinque o sei minuti di alta inventiva. Mazzola azzecca alcuni cross lunghi da vero regista. Poi è il Torino a Iniziare una serie di attacchi, ma Sala e Pulici, troppo ben controllati, non possono sfruttare i lanci pur sapienti di Moschino, che ha tenuto tutta la partita, crescendo nel finale più di tanti giovani spremuti. Un accenno particolare merita Suarez: molte volte sembra un distintissimo signore che si degna di scendere su un campo di football. Molte volte esce sopra le righe per smania del tocco elegante e pulitissimo. Ma che giocatore, tutto sommato! Come libero avrà incontrato via via tutti gli avversari, da Moschino a Pulici a Sala a Mondonico a Ferrini: nessuno è mai riuscito a superarlo, né di forza né d'astuzia, ci in dribbling né con pallonetti volanti. Lo si diceva debole nei contrasti e nei colpi di testa, il non più giovane asso spagnolo: ebbene, nella partita contro i granata non ha perso né sprecato un pallone, di sinistro di destro di ginocchio e toccando con la fronte, il tallone o il petto. Un'autentica sicurezza ai limiti della propria area, e la capacità, nella registrazione del gioco, di spedire subito via il pallone con lanci di trenta-quaranta metri. Lo dicono un libero di lusso: però che libero! E che raro esempio di sobrietà e di tenuta atletica. Il pubblico di San Siro lo ha applaudito anche nelle fasi più ovvie del gioco come si può applaudire una Calla, che non ha proprio bisogno della romanza per dimostrare, anche in passaggi minori, la qualità e il timbro. Un segreto della nuova Inter sta proprio In questo: un Suarez in più, che dove non spazza via suggerisce, dove non fa regìa fa blocco. Un protagonista splendidamente entrato nella seconda giovinezza.