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Del Duca
13/10/1974
h.15.00
ASCOLI - TORINO 1-1 (1-0)
Ascoli
: Grassi, Perico, Legnaro, Colautti, Castoldi, Minigutti, Morello, Viviani, Zandoli, Salvori, Campanini (al 73' Scorso). A disposizione: Masoni, Silva. All.: Mazzone.
Torino: Castellini, Lombardo, Santin, Salvadori, Cereser, Agroppi (al 69' Callioni), Graziani, Ferrini, Sala C., Mascetti, Pulici. A disposizione: Pigino, Roccotelli. All.: Fabbri.
Arbitro: Serafino di Roma.
Reti: Campanini 23' (A), Graziani 75' (T).
Spettatori: 14.641 di cui 6.032 abbonati e 8.609 paganti per un incasso di 29.165.400 lire, record d'incasso sfiorato nella storia dell'Ascoli.
Note: Cielo coperto, ma coperto anche il terreno di gioco dai teloni in plastica fino all'inizio della partita, per cui la pioggia del mattino non lascia traccia sul terreno. Nessun incidente di rilievo.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 14 ottobre 1974]
Il Torino ha rovinato la festa dell'esordio all'Ascoli, ma d'altronde, considerato come si era messa la partita, il risultato appare ampiamente giusto. Aggrediti con un gioco troppo spesso intimidatorio, i granata hanno saputo saggiamente attendere il momento favorevole per poi replicare e infilare, a loro volta, un gol indubbiamente prezioso. Non slamo d'accordo con il gruppo di tifosi granata che alla fine della partita si lamentavano per una presunta scarsa combattività da parte dei torinesi: cosa volevano, una corrida? Il Torino, invece, ha saputo incassare, indice questo di maturità, essendosi accorto che con un simile arbitro non c'era altra alternativa: reagire ai falli significava soltanto eccitare maggiormente un pubblico già prevenuto e un avversario che non attendeva altro che affrontare la gara sul piano della rissa. Tatticamente, il Torino di Fabbri non presta il fianco ad alcuna critica: la rete dell'Ascoli è giunta in modo fortunoso, anche se appare indubbio il merito dell'opportunista Campanini, un anziano attaccante che nella sua modesta carriera avrebbe meritato maggior fortuna. Ebbene, senza quel gol al passivo, il Torino avrebbe potuto, nella ripresa, esprimersi meglio, approfittando cioè del sensibile calo denunciato dall'Ascoli, dovendo invece affannarsi per recuperare. Nonostante l'handicap, sfumato un grave pericolo grazie ad una precipitosa conclusione di Zandoli (sul 2-0 ci sarebbe voluto effettivamente un miracolo per recuperare), nella ripresa il Torino si è presentato più aperto e quindi in grado di attaccare con maggior efficacia. Ha subito costruito alcune palle-gol e ha messo poi in difficoltà l'Ascoli con una variante che ha indubbiamente disturbato la panchina marchigiana, dove Mazzone, praticamente, non è stato mai seduto, impegnato com'era a saltare e dimenarsi in una maniera tale da fare invidia all'esperto Pugliese. Fabbri, infatti, toglieva Agroppi, che aveva dato molto nell'opera di tamponamento e di appoggio, per innestare un uomo fresco e portato al gioco di rimessa, come Callioni. Mazzone è caduto nella trappola: ha tolto il pericoloso Campanini, schierando a sua volta un difensore, quello Scorsa che la domenica precedente, a Napoli, aveva permesso a Braglia di andare per tre volte in gol. Ebbene, da quel momento la gara ha cambiato aspetto: il Torino ha preso saldamente in pugno la situazione, attaccando fino a quando ha acciuffato il pareggio. Se fosse riuscito prima nell'impresa contro un Ascoli valido fino a che è stato in vantaggio, probabilmente il successo non gli sarebbe scappato. Anche il pareggio, ripetiamo, però, è prezioso, considerato il calendario favorevole che attende gli uomini di Fabbri e l'indubbia dimostrazione di validità data sia dalla difesa che dal centrocampo, pur con qualche difetto, legato più che altro alla delicata partita, mentre l'attacco, un po' trascurato nella prima parte della gara, nella fase finale si è fatto sentire per la continua insistenza e pericolosità in fase conclusiva. Ferrini, ancora una volta, è stato ammirevole: rischiamo di ripeterci, ma il capitano oggi è risultato un esempio sotto tanti aspetti, non ultimo quello della correttezza, perché bisogna distinguere il gioco deciso che lui pratica da quello scorretto in cui alcuni avversari, Castoldi, Perico e Legnare hanno primeggiato spesso in modo scandaloso, sotto gli occhi del signor Serafino, che all'anagrafe ha cambiato nome ma non modo di arbitrare. Castoldi, ad esempio, ha compiuto almeno quindici falli su Graziani senza che l'arbitro lo richiamasse; Agroppi, al suo primo intervento irregolare, è stato ammonito. Perico ha inseguito Sala per il campo stendendolo spesso e con piacere, così come ha fatto sovente Legnaro con Pulici, ma è stato Vivani a incappare nell'ammonizione per una protesta verbale. Il calcio atletico è un'altra cosa e la commissione arbitrale dovrebbe ricordarlo a questo "fischietto" romano, assai teatrale ma poco coerente e preciso. Dicevamo di Ferrini, che ad un certo punto si è preso due calcioni consecutivi alle spalle da parte di Salvori e che, dopo aver spento sul nascere il desiderio di stendere l'avversario con un pugno, si è girato verso l'arbitro mostrando i segni dei tacchetti sulla pelle. Con Ferrini, sul piano dell'impegno e dell'utilità nell'arco dei novanta minuti, bisogna mettere Sala, ora terzino, ora mediano, ora attaccante: se occorreva un collaudo per le sue condizioni fisiche, pensiamo che da Ascoli sia giunto un verdetto confortante. Si è impegnato in tackles scintillanti, in lunghe corse, in decisi recuperi: combattivo e gagliardo come nelle sue migliori giornate. La mobilità dei due terzini granata, l'attenta guardia da parte di Cereser sono state completate dalla preziosa collaborazione di Salvadori e di Agroppi, pronti a turno a sganciarsi per appoggiare il centrocampo e tentare di lanciare Pulici e Graziani. Anche Mascetti ha giocato su un livello notevole, con un generoso dispendio di energie. Per Castellini nessuna responsabilità in occasione del gol e, per il resto, lavoro di ordinaria amministrazione. L'Ascoli è complesso che sul proprio campo, arbitro permettendo, si far&azgrave; rispettare da chiunque: temiamo però che in trasferta farà spesso la fine di Napoli. In difesa, si salva con generose pedate, a centrocampo ha un paio di giocatori interessanti come Minigutti e Vivani, in avanti deve sperare nei miracoli del trentaselenne Campanini. Si gioca davanti ad appena quindicimila spettatori. I prezzi salatissimi hanno fatto restare a casa molti sportivi. Gioco alterno per un quarto d'ora, con una sola palla utile per Graziani, che la vede però rimpallare sul corpo del portiere. Al 24'. Su calcio d'angolo, il gol dell'Ascoli: tira Salvori, Morello salta e di testa sfiora la palla facendola spiovere sulla destra. Campanini, rimasto solo (Lombardo si era piazzato sul primo palo), riesce a toccarla di piatto mettendola in rete a filo di traversa. La ripresa. Due palle gol per il Torino: al 6', quando Graziani non riesce ad agganciare ad un metro dalla porta un magnifico spiovente di Pulici. E al 10' quando lo stesso Pulici. Dopo uno scambio Sala-Graziani. Tira sul portiere in uscita. Al 15' la palla buona è per Agroppi, che arriva di corsa e conclude in fretta da posizione centrale mandando a lato. Un mani involontario di Cereser, le sostituzioni già accennate nelle due squadre, quindi il pareggio: è il 30', calcio d'angolo di Sala, colpo di testa di Mascetti. Respinta di un difensore e spiovente di Lombardo sulla sinistra a Graziani che tira, riprende la respinta e calcia nuovamente infilando stavolta un piccolo varco fra il palo e il portiere. Un gol bellissimo, che sanziona un giusto pareggio.