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Adriatico
05/02/1978
h.15.00
PESCARA - TORINO 2-1 (0-0)
Pescara
: Piloni, Motta, Mosti (al 67' Mancin), Zucchini, Andreuzza, Galbiati, Grop, De Biasi, Orazi, Nobili, Bertarelli. A disposizione: Pinotti, La Rosa. All.: Cadé.
Torino: Castellini, Danova, Santin, Butti, Mozzini, Caporale, Sala C., Pecci, Graziani, Zaccarelli (al 68' Sala P.), Pulici. A disposizione: Terraneo, Pileggi. All.: Radice.
Arbitro: Serafino di Roma.
Reti: Graziani 63' (T), Zucchini 67' (P), Nobili 80' rig (P)
Spettatori: 23.106 di cui 7.458 abbonati e 15.648 paganti.
Note: Cielo coperto, temperatura rigida, terreno in buone condizioni. Ammoniti Santin e Pecci per falli di reazione, Nobili per gioco scorretto. Calci d'angolo 7-4 per il Pescara.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 6 febbraio 1978]
E' la quarta sconfitta del Torino in un'annata sfortunata, ed è quasi un abbandono della lotta per il primato. E' presto per esprimere giudizi definitivi, è presto e sarebbe anche di cattivo gusto, ma il Torino visto a Pescara non può pretendere lo scudetto. Non lo può per reali deficienze tecniche, perché molti giocatori forti sono in crisi di forma, perché gli altri non possono sempre ed ovunque sopperire con la grinta alle difficoltà di classe ed infine anche perché non sempre la fortuna lo assiste. E' iella nera soffrire un'ora intera per segnare un gol e venire raggiunti tre minuti dopo per un errore dell'intera difesa; è Iella perdere Zaccarelli per infortunio nel momento della maggior pressione degli avversari. E' sfortuna, ma sarebbe errato fermare l'indagine qui. Bisogna andare oltre, entrare nei dettagli, essere severi. Il Torino ha perso la determinazione di un tempo. Non basta correre, non basta lottare, non serve frenare in qualche modo l'avversario. Bisogna anche impostare e coordinare l'azione difensiva che è l'inizio dell'azione d'attacco. Il Torino di oggi è ''una squadra qualunque'' con qualche elemento di valore, che non sa o forse non può esprimere interamente la sua personalità. E' un Torino confusionario in difesa alternante cose belle e cose brutte a centrocampo, è un Torino sfiduciato all'attacco dove Graziani corre ma crea poco gioco e dove Pulici si batte ma con scarsi risultati. Quindi non può sorprendere questa sconfitta di Pescara, deve solo far meditare chi ha in mano le sorti della società e della squadra. Il nervosismo dilagante, gli errori di posizione, gli sbagli nei rilanci, gli scarsi e fiacchi tiri in porta, stanno a indicare che il Torino soffre di un male sottile, difficilmente diagnosticabile, ma un male egualmente pericoloso e grave. Tocca a Radice correre ai ripari. Non sappiamo suggerirgli terapie miracolose, ma occorre che i granata ritrovino subito l'unità fra dì loro e l'umiltà del gioco. Certi gestì dì insofferenza denotano una psicosi di carattere personale, certi errori e specialmente alcuni esagerati dribbllngs indicano uno stato dì confusione tattica determinata da crisi incombente. La parola è grave, ma la diclamo senza timori: il Torino di Pescara deve rivedere il suo gioco. Oggi c'era Mozzini, c'era Butti al posto di Patrizio Sala, c'era Zaccarelli a centrocampo. Oggi ha segnato anche Graziani dopo 797 minuti dì astinenza. Il Torino è andato in vantaggio mettendo in crisi un avversario che dopo la rete granata si considerava sul baratro della retrocessione. Ebbene, nonostante tutti questi fattori all'apparenza favorevoli, la squadra è andata alla deriva, ha subito la rete del pareggio, pochi minuti dopo essere andata in gol, ha creato maggiore confusione nel tentativo di riportarsi in vantaggio ed ha patito i contropiede avversari determinando un indiscutibile penalty. E se Castellini non avesse sfoggiato sul finire alcune parate sensazionali, ora saremmo qui a raccontarvi una strabiliante vittoria del Pescara. Una vittoria - intendiamoci - largamente meritata, conquistata con la volontà del naufrago che non vuole annegare. Un Pescara contratto all'inizio per paura, poi man mano sempre più baldanzoso e deciso al risultato. Ha colpito una traversa, ha subito un gol su un molteplice errore dei suoi difensori, ma ha reagito immediatamente. Forse è stato fortunato nell'azzeccar e poco dopo il pareggio, ma la fortuna in questo caso ha favorito ampiamente la volontà, la grinta, la determinazione. Il sacrificio. Il Pescara non può certo dare lezioni tecniche al Torino, ma può dare lezioni di umiltà. Oggi ha recitato la parte di piccola squadra facendo muro in difesa, una difesa sbilanciata perché Mosti arrancava nel controllo di Claudio Sala, ma egualmente attenta, precisa, disposta ai recuperi anche faticosi. Motta non ha dato spazio a Pulici. Zucchini ha fatto il bello e il cattivo tempo contro uno Zaccarelli che non aveva il passo del mezzofondista. Andreazza ha seguito Graziani soltanto nei momenti difficili. Galbiati, con qualche ingenuità dovuta ad inesperienza, ha spazzato la sua area con decisione. Piloni si è fatto sorprendere dal tiro parabolico di Sala, deviato poi in rete da Graziani. Il reparto è parso solido, agguerrito, neppure troppo cattivo, anche se la gara ha avuto momenti drammatici, spunti di reazione violenti, falli anche gravi. Il Pescara ha costruito la base della sua vittoria a centrocampo, con Orazi impiegato egregiamente nel ruolo di centromediano metodista, con Nobili autore di alcuni suggerimenti stupendi, con De Biasi, piuttosto nervoso ma pratico anche se molto giovane. Grop ha retto il confronto con Santin non sfigurando mal, Bertarelli ha colpito una traversa obbligando poi Castellini a due parate da campione. Il giudizio sui singoli pescaresi conclude la nostra breve indagine con un'espressione doverosa. Il Pescara ha giocato di più non meglio del Torino, ha voluto vincere ed ha vinto. La partita si è fatta subito incandescente per un fallo di Santin ai danni di Grop. Serafino si confermava arbitro severo ammonendo il granata. Erano i prodromi di una battaglia che doveva diventare incandescente. Il Torino di- mostrava le sue capacità tecniche con Sala che avanzando a sinistra costruiva un calcio d'angolo. Batteva lo stesso Sala con tiro rientrante ad effetto. La difesa pescarese era in difficoltà, ma Piloni rimediava deviando di piede sulla linea di porta (12'). I granata, ancora in fiato, ma eravamo all'inizio, controllavano il gioco a centrocampo. Butti dava ragione a Radice che lo aveva scelto. Correva, combatteva, tentava affondi. Non trovava collaborazione perché Zaccarelli, forse disabituato al ritmo del centrocampista, perdeva colpi. Pecci era combattivo, ma nel suo ruolo bisogna ragionare più che lottare. L'esuberanza dei pescaresi era contratta dalla diligenza dei difensori che inesorabilmente applicavano la norma del fuorigioco. Al 22' il Pescara andava vicino al gol: Bertarelli, da sinistra, centrava. Tutta la difesa granata era sorpresa. A destra sbucava Grop che sbagliava clamorosamente la deviazione di testa. Superato il periodo di studio, il Torino tentava qualche affondo, Graziani arretrava per portare a Pulici palloni che i centrocampisti, balbettanti, sbagliavano quasi sempre. Ed al 39' un assalto Butti-Zaccarelli creava confusione nella difesa abruzzese. Andreuzza tentava di intervenire correggendo semplicemente la palla sul piede di Pulici. Sarebbe bastata più coordinazione, ma Pulici calciava malamente e Piloni poteva parare. Nuova occasione per gli ospiti poco dopo, ma Claudio Sala offriva a Piloni una nuova occasione per raccogliere applausi. La ripresa iniziava bene per i torinesi che al 63' andavano in vantaggio. Zucchini bloccava con un fallo Claudio Sala sulla destra di Piloni. Lo stesso Sala calciava con effetto, tutti rimanevano fermi. Dietro sbucava Graziani che di piatto deviava in porta. Lo stadio improvvisamente zittiva. Il pericolo della sconfitta aveva agghiacciato i tifosi abruzzesi. Non passava molto (tre minuti appena) ed era il pareggio. Zucchini veniva fermato da Zaccarelli. La punizione di Nobili era corretta in rete dallo stesso Zucchini: uno a uno. C'era ancora tempo per recuperare, ma i granata smarrivano la vena del gioco. Attaccavano a folate strane. La partita diventava dura, Pecci e Nobili venivano ammoniti. Pecci interveniva su Galbiati che rimaneva a terra. Zaccarelli (77') doveva abbandonare zoppicante in seguito ad uno scontro con Zucchini. Entrava Patrizio Sala. Le difficoltà del gioco creavano orgasmo nei torinesi che attaccavano senza idee e con molta confusione. I contropiede dei padroni di casa diventavano pericolosi, ed all'80' Danova e Mozzini atterravano Grop fuggito su invito dì Nobili. Era rigore. Nobili non sbagliava: due a uno per II Pescara. Il Torino era alla deriva, e soltanto due grandi parate di Castellini limitavano l'entità di una sconfitta grave, pesante, difficile da dimenticare, una sconfitta che chiama i granata ad un esame di coscienza. Non per quanto hanno fatto o non hanno fatto a Pescara, ma piuttosto per la loro condotta nella settimana. Il calcio si gioca di domenica, ma si prepara da lunedì a sabato. Chiaro?