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Comunale di Novara
06/05/1979
h.16.00
TORINO - HELLAS VERONA 0-0
Torino
: Terraneo, Danova, Vullo, Salvadori, Mozzini, Zaccarelli, Sala C., Sala P., Greco (al 69' Bonesso), Pecci, Iorio. A disposizione: Copparoni, Santin. All.: Ferretti.
Hellas Verona: Superchi, Logozzo, Spinozzi, Franzon, Guidotti (al 52' Guglielmi), Negrisolo, Trevisanello, Guidolin, Calloni, Vignola, Bergamaschi. A disposizione: Pozani. All.: Chiappella.
Arbitro: Materassi di Firenze.
Reti: -
Spettatori: 11 mila circa, di cui 10.156 abbonati e 5.175 paganti, per un totale (fittizio) di 15.331 spettatori. Erano presenti poco più di 5 mila degli oltre 10 mila abbonati del Toro.
Note: Giocata sul campo neutro di Novara per la squalifica per un turno del Comunale. Nella panchina del Torino Ferretti ha sostituito Radice reduce da un grave incidente stradale.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 7 maggio 1979]
Partite di questo genere sarebbe meglio non giocarle: Torino e Verona (completamente fuori da ogni interesse di classifica, l'una fuori da ogni gioco di scudetto, l'altra già retrocessa) hanno dato vita ad un incontro di carattere esclusivamente soporifero, come d'altra parte è addirittura giusto che sia. ''Siamo già in vacanza'', ha commentato il presidente Pianelli ed è difficile dargli torto. Ma il calendario ha le sue ferree leggi scritte da tempo, bisogna quindi sorbirsi anche questo particolare tipo di calcio. C'erano soltanto cinquemila spettatori paganti, più gli abbonati, e questi signori meriterebbero una medaglia al valor calcistico. L'amministratore delegato del Torino, Traversa, ha commentato duramente l'impegno dei giocatori, dicendo cose di fuoco sul professionismo degli stessi. Il fatto è che una partita di questo genere si presta a qualsiasi interpretazione, anche alla più cruda, ma non si può dimenticare II problema di fondo: nel calcio attuale, se non c'è di mezzo qualcosa di sostanzioso, sia esso risultato, traguardo anche vago, premio di partita cospicuo, i calciatori si sentono svuotati di qualsiasi interesse, anche loro malgrado, e lo spettacolo diventa di una noia terrificante. A meno che non scatti qualche molla particolare, qualche corda che solletichi l'orgoglio, lo spirito di emulazione, la voglia di battersi. Per Torino e Verona non è accaduto e si è andati avanti fino alla conclusione senza la minima scossa. Chi avrebbe dovuto offrire qualcosa di più rispetto all'avversario era il Torino. Aveva i tifosi ben disposti dalla sua, con applausi al presidente quando ha attraversato il campo, e con una certa voglia di mettere in atto la solita invasione pacifica, rituale a fine stagione. Per la verità, un tentativo di invasione c'è stato, ma tutto si è risolto molto blandamente. Non che il Torino avesse un compito del tutto facile, sia pure con una squadra che era presente esclusivamente per obbligo di calendario. Il Verona, infatti, aveva nulla da rischiare ed in queste condizioni non è troppo difficile giocare una partita disinvolta, con i nervi distesi. Basta tenere la palla a centrocampo, oppure buttarla in tribuna quando è necessario, mentre per l'altro, quello che ha l'obbligo di attaccare, è tutto più difficile. Non che il Torino non abbia colpe, ma qualche scusante possiamo trovarla. Ha giocato per quasi tutto il primo tempo, ha creato anche qualche occasione gol, ma ha finito per arrendersi troppo presto, mentre i fischi cominciavano a farsi sentire. Chiaro che mancava la voglia di mordere, di aggredire l'avversario e che questo Torino non era neppure lontano parente di quello che col ''pressing'' ha vinto lo scudetto. Ma non si può neppure pretendere la luna, in un pomeriggio come questo: il calcio è lotta soltanto, quando ne vale la pena. Fatti salvi i diritti degli spettatori paganti che dovrebbero essere rispettati. Se il Torino fosse riuscito a passare subito, tutto avrebbe naturalmente preso un'altra piega, la gara avrebbe potuto anche concludersi con quel trionfo che i tifosi si aspettavano. Invece, i granata hanno sbagliato, il Verona ha capito come stavano le cose e, siccome a perdere senza costrutto non ci sta proprio nessuno, la conclusione era praticamente inevitabile. Quando diciamo che il Torino avrebbe subito potuto risolvere tutto, intendiamo riferirci al secondo minuto di gioco: Negrisolo mancava clamorosamente la palla al limite dell'area e Iorio poteva immediatamente partire liberissimo contro Superchi. Il gol sembrava inevitabile, ma il portiere del Verona si allungava e riusciva a deviare in angolo. Il Torino, sullo slancio, continuava a muoversi con vivacità. Iorio indovinava una serpentina che lo portava a traversare dal fondo sinistro, ma Superchi era ancora una volta pronto a neutralizzare. Era comunque Zaccarelli, in una delle sue indovinate uscite dalle retrovie, a tirare bene dal limite, ma il pallone finiva sulla traversa. Sia pure con le idee non chiarissime a centrocampo, insomma, il Torino teneva il campo con una certa autorità ed il tempo finiva con la convinzione che i granata avrebbero potuto straripare nella ripresa. Invece, niente di tutto questo. L'azione granata diventava sempre più inconsistente, mentre il Verona cresceva. Va detto, però, che lo scarsissimo apporto di Pecci aveva delle giustificazioni più che valide: è andato a Novara come turista, sabato sera aveva la febbre quasi a trentanove ed è logico che non si trovasse nelle migliori condizioni: sarebbe troppo semplicistico affermare che la manovra granata ha subito un notevole rallentamento perché le condizioni tisiche di uno dei giocatori non erano ottimali (non è così, perché sono mancati in troppi) ma è un dato di cui bisogna tenere conto. Comunque, il Tonno aveva la grossa occasione ugualmente: al 69' Iorio riceveva da Vullo: i veronesi gridavano al fuorigioco, mentre l'arbitro faceva segno di continuare. Iorio si trovava liberissimo davanti a Superchi e tirava malamente fuori. Ancora qualche guizzo, anche da parte veronese la traversa colpita da Canoni, e poi la fine. Una partita da dimenticare: le circostanze sono state più torti della poca voglia che i protagonisti avevano di giocare Succede, quando il campionato è già finito, anche se il calendario sostiene il contrario.