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San Siro
08/12/1985
h.14.30
INTER - TORINO 3-3 (1-2)
Inter
: Zenga, Bergomi, Marangon I, Baresi I, Collovati (al 46' Bernazzani), Ferri II, Cucchi, Mandorlini, Altobelli, Brady, Rummenigge. A disposizione: Lorieri, Selvaggi F., Pellegrini M., Minaudo. All.: Corso.
Torino: Copparoni, Corradini, Francini (al 40' Pusceddu), Zaccarelli, Junior, Rossi E., Beruatto, Sabato, Schachner, Dossena, Comi. A disposizione: Biasi, Lerda, Cravero, Brambati. All.: Radice.
Arbitro: Paparesta di Bari.
Reti: Brady 21' rig. (I), Comi 34' (T), Pusceddu 44' (T), Rummenigge 55' (I), Schachner 64' (T), Bergomi 75' (I).
Spettatori: 41.538 di cui 16.468 paganti e 25.070 abbonati.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 9 dicembre 1985]
Una partita memorabile. E' finita 3-3 e un grande Torino ha sfiorato il clamoroso successo a San Siro contro l'Inter. Clamoroso ma meritato perché sarebbe stato conquistato in dieci, per l'espulsione di Sabato al 56'. Paparesta, che ieri aveva il cartellino facile (sette ammoniti: Altobelli, Baresi, Beruatto, Comi, Cucchi, Marangon e Schachner) ha punito l'ex interista per proteste: una decisione drastica e frettolosa che ha danneggiato la squadra di Radice proprio nel momento di maggior pressione dell'Inter. Ma il Torino, guidato da un grande Zaccarelli e da un super Junior, è in tali condizioni di forma da poter regalare anche Un uomo. Aveva appena subito il 2-2, firmato da una spettacolare sforbiciata di Rummenigge, propiziata da una difettosa respinta di Copparoni (l'unico errore del bravissimo portiere) e nonostante l'inferiorità numerica, ha trovato la forza di piazzare il terzo gol con un capolavoro di Schachner al 65'. E neppure quando Bergomi, su splendido cross di Rummenigge da fondo campo, ha incornato il pallone del 3-3 (76') il Torino ha rinunciato a vincere. Davvero splendida la prestazione corale degli uomini di Radice, impeccabili dal punto di vista tattico, commoventi per l'impegno e la determinazione. Radice da un po' di tempo ha varato una formula che ricorda il calcio totale della grande Olanda, con interscambi fra difensori, centrocampisti ed attaccanti che sconcertano e frastornano gli avversari, creando sorprese a getto continuo. Una formula che può consentire ad una squadra dal buon potenziale di compiere un grosso salto di qualità: e nulla vieta a questo Torino di ripetere, nel girone di ritorno, i brillanti risultati della scorsa stagione se non troverà, sul suo cammino, altri arbitri come Paparesta. Il direttore di gara, oltre ad espellere Sabato, aveva annullato un ber gol di Zaccarelli (10'). Il capitano aveva effettivamente toccato il pallone con il braccio ma il gesto era apparso a molti involontario. Il suo bolide, dal limite, aveva sfiorato Sabato, insaccandosi imparabilmente a fil di palo. Una prodezza vanificata da Paparesta assai fiscale nella circostanza. Giusta invece la decisione dell'arbitro di fischiare il rigore per il fallo dello stesso Zaccarelli su Rummenigge, lasciato inspiegabilmente solo al 20'. Dal dischetto, Brady, implacabile, insaccava. L'Inter, che aveva impegnato in due parate-gol Copparoni (al 9' su Altobelli, liberato da un passaggio di.. Schachner, e al 17' su colpo di testa di Rummenigge, sul filo del fuorigioco) sembrava meglio organizzata. Marangon era l'uomo più attivo poiché Dossena, schierato in partenza come ala destra tornante, aveva problemi a frenare le incursioni del terzino anche perché era un po' arrugginito dopo la squalifica. Radice ordinava a Dossena di spostarsi prima sul centro e poi a sinistra, con Junior che si prendeva cura di Marangon. Corradini lasciava Rummenigge a Francini, con Rossi su Altobelli e avanzava a centrocampo su Brady. La situazione migliorava. Il Torino si portava in avanti e al 29' reclamava un rigore per una spinta di Ferri ai danni di Comi. E al 34' il pareggio. Junior, sul lato sinistro dell'area, pennellava una punizione sotto porta dove Comi, di testa, deviava lontano dalla portata di Zenga. L'Inter accusava il colpo ed il Torino cresceva a vista d'occhio. Al 38', su una mischia, Francini e Collovati si inzuccavano rovinosamente. Francini veniva trasportato in barella negli spogliatoi (accusava un leggero stato commotivo con trauma occipitale: 6 giorni di prognosi ma recuperabile per domenica) e veniva sostituito da Pusceddu, con Comi difensore aggiunto. Collovatl, con una calotta di garza che gli copriva la ferita lacerocontusa alla fronte, tornava in campo al 43', appena in tempo per assistere allo strepitoso gol di Pusceddu, realizzato con un missile da quasi 30 metri all'incrocio del pali. Zenga riusciva soltanto a sfiorare la folgore. Un gol alla Gigi Riva che è stato maestro di Pusceddu, suo primo centro in serie A dopo non aver ancora disputato un'intera partita nella massima divisione. Nella ripresa l'Inter si ripresentava con Bernazzani al posto di Collovati. Bergomi arretrava alle spalle della difesa come libero. Catechizzati da Corso negli spogliatoi, i nerazzurri, ispirati da Brady e Rummenigge, spingevano a fondo sull'acceleratore Senza pensare alia trasferta di Varsavia e al Legia. Altobelli mancava di un soffio una buona occasione (47') producendosi una contusione al tendine d'Achille destro. Poi la frittata di Copparoni che dava a Rummenigge l'opportunità di consolidare il suo primato solitario (per l'assenza di Serena) nella classifica cannonieri. L'espulsione di Sabato alimentava l'illusione che l'Inter di Corso conquistasse finalmente la prima vittoria. Ci pensava Schachner a stroncarla. Ancora su punizione di Junior e colpo di testa alla "kamikaze" di Comi che si abbassava quasi a pelo d'erba e subiva un fallo, l'austriaco con un gran dentro al volo da posizione diagonale trafiggeva Zenga. Un gol da incorniciare che riscattava qualche precedente errore. Poi la traversa e il palo, colpiti in rapida successione da Rummenigge e Cucchi (73' e 74'), salvavano momentaneamente Copparoni che capitolava al 76' sulla capocciata di Bergomi. C'erano altre occasioni (due di Schachner e una per Cucchi) ma il pubblico era ormai appagato dai sei magnifici gol (sette con quello annullato a Zaccarelli) e da numerose emozioni. Una paritita spettacolo, da cardiopalmo, che ha riconciliato con il calcio anche chi, come i tifosi dell'Inter, non assaporano la vittoria da cinque giornate o chi, come i sostenitori del Torino, non riescono veder vincere la loro squadra in trasferta.