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Delle Alpi
06/12/1992
h.14.30
TORINO - FOGGIA 1-1 (1-1)
Torino
: Marchegiani, Bruno, Sergio, Sordo, Casagrande, Fusi, Zago (al 63' Sottil), Venturin, Aguilera, Scifo, Silenzi. A disposizione: Di Fusco, Poggi, Falcone, Della Morte. All.: Mondonico.
Foggia: Mancini, Petrescu, Caini, Di Biagio, Di Bari, Bianchini II. Bresciani (all'84' Mandelli), Seno, Roy, De Vincenzo, Biagioni. A disposizione: Bacchin, Gasparini, Fornaciari, Sciacca. All.: Zeman.
Arbitro: Bazzoli di Merano.
Reti: Silenzi 1' (T), Di Biagio 19' (F).
Spettatori: 22.535 di cui 16.798 abbonati e 5.737 paganti per un incasso di 153.232.000 lire.
Note: Espulso Sergio al 62', ammoniti Seno, Sordo, Bruno e Fusi.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 7 dicembre 1992]
Sarebbe bastato un Aguilera normale per rubare un punto al Foggia al novantesimo minuto, per superare l'emergenza (complicata dall'espulsione di Sergio al 62') con un risultato superiore ai meriti. Ma certe occasioni non possono essere gettate al vento così, in quei minuti finali che tante volte hanno beffato i granata. Purtroppo per il Toro l'uruguagio è in piena crisi, ed ha calciato verso la bandierina del corner il pallone che lo stordito portiere Mancini gli aveva offerto con un maldestro rilancio di piede lasciandogli la porta vuota come bersaglio. Peccando di esperienza (sarebbe troppo se gli schemi e la preparazione atletica di Zeman fossero capaci di colmare anche questa lacuna di calciatori pescati nelle serie inferiori) i pugliesi hanno sofferto l'orgoglioso finale dei granata rimasti in dieci. Prendiamo quindi l'ultimo errore dello spento Aguilera come un atto di giustizia. Perché il Foggia a lungo ha fatto soffrire il rimaneggiatissimo Torino con il suo organizzatissimo gioco corale, sorretto da una condizione atletica eccellente. Se tiene, questa forma sorprendente, la salvezza arriverà. Infilati gli avversari dopo soli sedici secondi di gioco, con Silenzi a concludere una azione avviata dal tackle vincente di Zago (se il fisico non lo tradisce più, presto non sarà soltanto un rincalzo), i granata hanno provato subito il rovescio della medaglia. Gli avversari erano migliori sullo scatto breve e nella corsa lunga. Come dire che Fusi e colleghi hanno presto dovuto cominciare a rincorrere maglie bianche a tratti inafferrabili. Inafferrabili soprattutto per Casagrande, al quale Mondonico ha inizialmente chiesto di muoversi come libero per poter contare sull'esperienza ed il senso tattico di Fusi a centrocampo. Mussi e Cois, gli ultimi acciaccati, non erano parsi utilizzabili nel test del mattino, il forzato lifting imponeva sacrifici e rischi. Se Zago partiva benissimo per andare in calando (tutto previsto da Mondonico, già decisa la staffetta con Poggi ma la cacciata di Sergio apriva la porta all'esordiente Sottil), Casagrande faticava a fronte del contropiede foggiano. Così, dopo aver atteso invano che il brasiliano scaldasse i muscoli e trovasse la posizione (era già encomiabile per aver risposto ''obbedisco'' alle necessità della giornata), il Mondo rimandava Fusi al suo posto abituale, chiamava indietro Venturin, mentre Casagrande saliva a centrocampo. Nuovi equilibri da cercare, quindi, per un Toro al quale - considerate le assenze - non si poteva chiedere altro che l'impegno totale. Diventavano utili persino i dribbling insistenti di Scifo, servivano a tener palla (l'ha persa solo due volte), mentre con Fusi libero i guizzi di Roy e Pierpaolo Bresciani trovavano un ultimo baluardo efficace. Foggia splendido per la disposizione sul terreno, quindi, pungente con Roy e Bresciani, pareggiante con una bordata del difensore Di Biagio al 19', svelto ma poco incisivo in avanti: sarebbe troppo se dagli scarti di molti club Zeman avesse anche pescato un Van Basten. Torino ingiudicabile come squadra, da elogiare l'iniziativa privata dei singoli. La Maratona ha capito, sostenuto, anche applaudito. La zona fedelissimi aveva un largo vuoto in mezzo al secondo anello, sotto lo striscione che recitava ''Non 80 ma 6000 contestatori, Borsano vattene''. Era la risposta al presidente, rammaricato ma dell'atteggiamento ''di pochi''. Continua la battaglia.. Ma unire Sergio Rossi (altro striscione) De Finis e Borsano è confondere maldestramente le epoche e i meriti. Basta l'ironia, gridare ''Palestro facci un gol''. E' vero, paradossalmente, che è stata spesso la Maratona a decidere. Ma adesso occorre attenzione. Borsano ha già detto che vuole lasciare. Meglio non mettere già paura a chi pensa ad una successione.