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Marassi
20/11/1994
h.14.30
SAMPDORIA - TORINO 1-1 (0-0)
Sampdoria
: Zenga, Mannini, Rossi (al 74' Bellucci), Gullit, Vierchowood, Serena, Lombardo, Jugovic, Platt, Mancini, Evani. A disposizione: Nuciari, Maspero, Invernizzi, Salsano. All.: Eriksson.
Torino: Pastine, Angloma, Pessotto, Falcone, Torrisi, Maltagliati, Rizzitelli (al 68' Osio), Scienza (al 74' Pellegrini), Silenzi, Abedì Pelé, Cristallini. A disposizione: Simoni, Sogliano, Sinigaglia. All.: Sonetti.
Arbitro: Rodomonti di Teramo.
Reti: Jugovic 49' (S), Osio 72' (T).
Spettatori: 30.020 di cui 21.667 abbonati e 8.353 paganti.
Note: Ammoniti Jugovic, Zenga, Silenzi e Lombardo. Espulso Torrisi.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 21 novembre 1994]
Un monumento a Osio, il tocco del pari è suo. Lui serve al Toro un risultato prezioso come oro purissimo. Ottenuto con intelligenza e praticità. Nonostante vada sotto di un gol (Jugovic 5' st) e Torrisi si faccia espellere 129' st). Ma è più efficace la lunga capigliatura di Osio (entrato al 23' della ripresa) delle treccine di Gullit, l'uomo dell'estenuante ping pong tra Milano e Genova. Il popolo doriano si aspetta una rimpatriata gloriosa dall'olandese. E invece Ruud, sebbene non si estranei mai dal racconto della partita, rimane a secco. E meglio di lui, ovviamente sui piano della concretezza, si comporta il panchinaro torinista, capace non solo di vincere il simpatico duello fra "capelloni", ma soprattutto di consegnare alla sua squadra un colpo di piatto (27' st) che mette una pezza a una situazione compromessa dal gol di Jugovic. Risultato che vale oro purissimo, dicevamo. Il Toro scopre la pepita preziosa in un territorio pericoloso assai. Il bello, e se vogliamo il gustoso, sta nel fatto che la squadra di Sonetti tiri fuori la pietra preziosa alla prima (e forse unica) setacciata. Perché, dando una sbirciata alla cronaca, si annotano soprattutto conclusioni sampdoriane (Serena, Jugovic due volte, Gullit tre). Mentre i progetti granata si fermano ad un paio di timidi tentativi di Silenzi e Rizzitelli. Però trarre il massimo profitto da una partita a scacchi con una sola mossa non è un demerito, e semmai è una colpa da addebitare all'avversario. Che, come spesso gli capita, raccoglie decisamente meno di quanto semini. Ma la strategia messa in atto da Sonetti è impeccabile, perché è la più logica, date le circostanze e la caratura decisamente superiore dell'avversario. Gullit comincia secondo certe regole riassimilate ultimamente nel Milan, e dunque (cioè stagnando lì davanti) cade, almeno per mezz'ora, nel tranello torinista. Falcone e Maltagliati lo strangolano con l'aiuto di Torrisi (bravo anche lui e colpevole solo per essersi fatto espellere così ingenuamente nel secondo tempo). Angioma e Pessotto sono pressoché insuperabili nel presidio delle corsie esterne, Scienza è meno appariscente del solito ma sempre prezioso e gelido, mentre Cristallini tiene bene d'occhio Platt (vivace e utilissimo) aspettandolo senza patemi. A questo punto, Gullit cambia parte, abiti, usanze, fate voi. E torna il Gullit ante litteram che era nella Samp l'anno scorso; dunque si muove di più, fare il palo non gli piace né gli si addice, e il suo rinculare consente alla Samp di non dare più punti di riferimento all'avversario e lascia che la fanteria leggera (Platt, Jugovic e Lombardo, con Evani trombettiere) s'infiltri un po' dovunque. Ma il Toro, che pure talvolta soffre e talaltra reagisce con personalità, non si lascia intimidire e non può far nulla se Gullit (che parte da dietro) sprizza due o tre scintille niente male. Pastine però dà ragione a chi ha fiducia in lui, i tre centrali non si distraggono, Pessotto e Angloma sono cocciuti come muli nel fare i guardiani alle strade esterne, mentre a sorreggere il lavoro di cucitura di Cristallini e Scienza ci pensa soprattutto Pelé, un nonnetto che dà i punti a tanti nipotini di primo pelo correndo come un diavolo. Il problema del Toro è però il gol. Segnarlo prima dell'avversario sembra impresa improbabile, farlo dopo aver subito il cazzotto di Jugovic diventa difficilissimo. Non bastano Silenzi, generoso fino al sacrificio, e Rizzitelli. Quest'ultimo gioca (almeno ieri) con il sussiego di chi affronta una vicenda che non lo riguardi direttamente o lo coinvolga marginalmente. Come si fa a colpire o perlomeno punzecchiare un avversario in queste condizioni? Buon per il Toro che la giornata di Mancini non sia delle migliori, astratto come un quadro astratto. Però Jugovic lo zampino lo mette. E allora ecco spuntare Osio (non segnava da un anno e mezzo), con il suo piatto destro fa fessi tutti, Zenga compreso. Infine c'è l'espulsione di Torrisi, e a quel punto viene fuori il cuore Toro, con Pastine sempre più protetto, dietro le barricate, e la Samp che protesta invocando un rigore su Platt, ma Rodomonti fa proseguire.