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Zini
18/12/1994
h.14.30
CREMONESE - TORINO 3-0 (3-0)
Cremonese
: Turci, Garzya, Milanese, Pedroni, Gualco, Verdelli, Giandebiaggi, De Agostini (al 50' Ferraroni), Chiesa, Pirri (al 69' Nicolini), Tentoni. A disposizione: Razzetti, Dall'Igna, Cristiani. All.: Simoni.
Torino: Pastine, Angloma, Pessotto, Falcone, Torrisi (al 46' Pellegrini), Maltagliati, Rizzitelli, Scienza (al 46' Osio), Silenzi, Abedì Pelé, Cristallini. A disposizione: Simoni, Lorenzini, Marcao. All.: Sonetti.
Arbitro: Bolognino di Milano.
Reti: Pirri 17', Tentoni 38', Chiesa 45'.
Spettatori: 6.391 di cui 2.840 abbonati e 3.551 paganti.
Note: Ammoniti Scienza, Agostini e Angloma. La partita è cominciata con 15' di ritardo per via dello sciopero dei calciatori.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 19 dicembre 1994]
La nebbia padana non è stata clemente come quella di Belgrado che salvò il Milan che fu. 0 forse Sonetti non ha la fortuna di Sacchi. Sta di fatto che solo la nebbia, sempre lì in agguato nelle campagne attorno allo stadio, avrebbe salvato il Torino da questa figuraccia che lo riaffonda nelle zone basse della classifica e delinea la sua incostanza di rendimento: dopo due buone partite con il Napoli e con il Bari, lo strip-tease di Cremona a denudare difetti e limiti tremendi. Lo 0-3, seppure favorito da un gol discusso e che andava annullato per un fallo di mani di Tentoni, non è un buon viatico per il recupero di mercoledì contro il Milan. A meno che tra le caratteristiche del nuovo Toro non ci sia davvero la supponenza di concentrarsi solo per le partite difficili, tra le quali non considerava questa con i lombardi in crisi di fiducia e di risultati. Il Milan imporrà un'altra tensione. Qui, dove non perdevano da dieci anni, i granata si sono invece squagliati miseramente dopo un avvio discreto eppure civettuolo, mai deciso nella ricerca del gol. Come se ai tre quarti d'ora di ritardo per 10 sciopero i soldati del Nedo avessero voluto aggiungere in proprio altri 45 minuti di astensione dal giocare e, quel che è peggio, dal pensare. Una squadra slegata, con una difesa preoccupante. Che il secondo tempo sia stato giocato praticamente nella sola metà campo cremonese è un dettaglio ininfluente: con tre reti di vantaggio era dura credere che una squadra allenata da Simoni andasse in cerca di altre avventure. Ben chiusi, i lombardi hanno retto senza grande fatica all'ipotesi di un tardivo recupero granata: infatti a parte la traversa colpita da Osio a un minuto dalla fine con un tiro-cross piuttosto svirgolato, Turci non ha corso rischi. E lo show più eccitante è stato veder correre Silenzi verso Sonetti, come al solito in piedi, e puntargli il dito sotto il naso. Altre minacce non se ne sono viste. La Cremonese ha cominciato il match con il cuore gonfio di affanni. Non è la squadra dell'anno scorso, oscuri travagli la minano all'interno, tra i tifosi c'è chi dice che una parte della squadra non sia più controllabile per il presidente Luzzara e per Simoni. Certo una sconfitta l'avrebbe ridotta a uno straccio strizzato. E in questi casi si tenta il tutto per tutto, persino l'innesto in avvio del giovanissimo Pini, 18 anni, altro esponente della generazione dei Fenomeni che sta irrorando il nostro campionato di gente fresca e di bella tecnica. Su Pirri è andato Falcone, un altro nome per il futuro, e lo scontro tra i due è stato tra i più interessanti; lo ha vinto 11 cremonese per il gol che ha sbloccato la partita e per un paio di iniziative pericolose, ma è stato il confronto più equilibrato. E' andata peggio a Maltagliati, la cui marcatura ha restituito a Tentoni la dimensione del grande attaccante, e in generale a tutta la difesa con due esterni (Angloma e Pessotto) ben bloccati e che gli avversari diretti saltavano agilmente. Quanto a Torrisi, nella ripresa è stato sostituito da Luca Pellegrini e ci è parso il segnale di una trombatura per il libero. Il meccanismo difensivo ha retto ai primi cinque minuti di caotico pressing cremonese, poi, quando le cose s'erano messe al meglio e la maggiore qualità dei granata pareva potesse emergere, il germe della grandeur ha fregato i granata. In attacco Rizzitelli, partito a mille, si è afflosciato come una pasta cotta male, Silenzi ha lottato ma non è più il risolutore dell'anno scorso e Pelè ha gironzolato qua e là, superbamente attivo nelle apparenze, in realtà senza realizzare nè un assist decente, nè una fiondata verso Turci. Tanto che il portiere lombardo ha tremato soltanto su due tiri di Scienza, sostituito nell'intervallo. I guai veri tuttavia si verificavano dietro. Più di tutti il pastrocchio che ha portato al primo gol, su un appoggio lento di Maltagliati, sulla respinta di piede di Pastine: la palla è carambolata sul braccio di Tentoni (colpevolmente, ma Bolognino ha pensato che fosse un tocco involontario) è piovuta davanti a Pirri che a porta vuota non poteva sbagliare. Quando si collezionano tante castronerie in dieci secondi è superfluo imprecare alla sfortuna o alle sviste di un arbitro confuso. E pure sugli altri due gol, nei quali Tentoni è stato sempre decisivo, il filtro della difesa torinista è stato efficace come una rete da pesca sfondata.