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Grande Torino
27/10/2018
h.20.30
TORINO - FIORENTINA 1-1 (1-1)
Torino
: Sirigu, Izzo, N'Koulou, Djidji, De Silvestri (all'83' Parigini), Meite, Rincon, Baselli (al 65' Zaza), Aina, Iago Falque (all'85' Soriano), Belotti. A disposizione: Ichazo, Rosati, Berenguer, Bremer, Edera, Lujic, Lyanco, Moretti. All.: Mazzarri.
Fiorentina: Lafont, Milenkovic, Pezzella, Hugo, Biraghi, Benassi (all'84' Dabo), Veretout, Fernandes (al 46' Simeone), Chiesa, Eysseric (al 46' Gerson), Mirallas. A disposizione: Dragowski, Ceccherini, Diks, Hancko, Laurini, Pajca, Sottil, Thereau, Vlahovic. All.: Pioli.
Arbitro: Fabbri di Ravenna.
Reti: Benassi 2' (F), Aut.Lafont 13' (T).
Spettatori: 17.871 di cui 11.184 abbonati e 6.687 paganti per un incasso complessivo di 317.061 euro.
Note: Espulso Mazzarri al 29' per proteste, ammoniti Milenkovic e Meite per comportamento non regolamentare, Rincon, Gerson, Mirallas e Veretout per gioco falloso. Pioggia, a tratti battente, per tutto l'arco dell'incontro, terreno scivoloso ma praticabile. Calci d'angolo 5-4 per la Fiorentina, recupero 2' pt, 4' st, diventati poi 5' a causa dell'infortunio di Simeone. Presenti al Grande Torino circa 800 sostenitori della Fiorentina.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 28 ottobre 2018]
Il Toro non vince, ma la prova d'Europa, stavolta, è superata a pieni voti. Da applausi l'atteggiamento, da ricordare l'intensità, da promuovere il modo in cui i granata non hanno mai indietreggiato di un millimetro: la Fiorentina torna a casa con il bottino diviso a metà, ma, forse, nemmeno i viola sanno come. Ventuno tiri il Toro non li aveva mai fatti in questa stagione, così dopo dieci tappe Mazzarri può raccontare di una crescita generale. Il Toro, fino a ieri, o appariva timido in avvio o si perdeva quando il duello era prossimo ai titoli di coda: contro Chiesa e soci, qualcosa è cambiato e, adesso, c'è curiosità per capire se, fra una settimana, nelal delicata trasferta di Genova con la Sampdoria, arriverà la conferma dei progressi visti al Grande Torino. Il terreno è scivoloso, il clima all'inglese. E, all'inglese, gioca il Toro, fin dal primo tocco: il pallone viaggia senza freni, il ritmo è altissimo, la concentrazione anche. Risultato? La Fiorentina fatica a guadagnare campo e se si ritrova in vantaggio per poco più di dieci minuti è solo per regalo, non voluto, dei granata: il cross di Chiesa sbatte su De Silvestri e Benassi è libero di befafre Sirigu dopo appena 64''. Il Toro non fa una piega, anzi. Attacca a testa bassa, ma senza perdere di vista la bussola che indica la strada da seguire per dare concretezza alla manovra: tutti i duelli, o le seconde palle come amano definirle i tecnici, sono possesso di Baselli e soci ed, improvvisamente, è come se tutti i raagzzi di Mazzarri avessero la benzina nelle gambe da vendere. Il pareggio è la logica conseguenza di quanto messo in scena (alle cronache passerà come autogol del giovane portiere viola Lafont dopo il palo di Aina), ma non basta: i granata non abbassano mai la guardia e dentro l'area piovono palloni in serie. Non c'è niente che non funzioni nella prima parte del duello del Toro. O, meglio, una sbavatura si può registrare e ruota attorno ad una decisione dell'arbitro Fabbri: prima ammonisce Rincon per fallo su Chiesa, ma evita di farlo quando è Vitor Hugo a stendere Iago Falque. Mazzarri alza la voce e finsice negli spogliatoi. Dirà: "Voglio essere rispettato. Sul mancato giallo e sul mancato ricorso al Var su Belotti. Non mi piace l'arroganza del potere, gli arbitri fanno come vogliono, mi dà fastidio, non sono un pivellino. Certi allenatori protestano e restano in panchina, altri invece vengono cacciati. Dateci la possibilità di chiamare il Var". Con il tecnico si schiera poi il presidente Cairo: "Mazzarri ha ragione, in 10 partite troppi errori contro di noi". Episodi a parte, c'è davvero del buono in questo Toro che rimane sempre in partita e alla fine sono davvero tantele occasioni dei granata. La Fiorentina, lontana dal suo stadio, raccoglie solo delusioni, ma, almeno, nelle precedenti uscite si era permessa qualche libertà per dare un po' di problemi agli avversari: così a Napoli, a San Siro con l'Inter o all'Olimpico con la Lazio. A Torino, i viola hanno accennato solo un paio di ripartenze, poi il deserto. Merito dell'aggressività e della personalità di un Toro, mai tanto bello in stagione. Al fischio finale c'è nei granata l'amarezza per quello che non è accaduto (un successo li avrebbe spinti fino al quinto posto in classifica, almeno per una notte), ma anche la consapevolezza per quello che era stato fatto.