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Grande Torino
08/02/2020
h.18.00
TORINO - SAMPDORIA 1-3 (0-0)
Torino
: Sirigu, Izzo, Nkoulou, Lyanco, De Silvestri, Rincon, Lukic, Aina (al 75' Ansaldi), Verdi (all'82' Meite), Belotti, Berenguer. A disposizione: Ujkani, Rosati, Adopo, Bremer, Djidji, Edera, Millico, Singo. All.: Longo.
Sampdoria: Audero, Bereszynski, Tonelli, Colley, Murru, Ramirez (all'86' Bertolacci), Thorsby (al 68' Jankto), Ekdal, Linetty, Gabbiadini, Quagliarella (al 90' La Gumina). A disposizione: Seculin, Augello, Barreto, Vieira, Bonazzoli, Chabot, Leris, Maroni, Yoshida. All.: Ranieri.
Arbitro: Valeri di Roma.
Reti: Verdi 55' (T), Ramirez 70', 75' (S), Quagliarella 79' rig. (S).
Spettatori: 20.446 di cui 12.143 abbonati e 8.303 paganti.
Note: Serata fredda, terreno in discrete condizioni; espulso Izzo al 78' per fallo su chiara occasione da rete, ammoniti Tonelli, Ekdal, Thorsby, Belotti, Rincon e Colley per gioco falloso, Berenguer per comportamento non regolamentare, Murri per gioco scorretto, calci d'angolo 3-2 per la Sampdoria, recupero 1' pt, 5' st. Quarta sconfitta consecutiva in campionato per il Torino, quinta con la Coppa Italia, con 16 reti al passivo (20 con la Coppa Italia); esordio sulla panchina granata per il neo tecnico Moreno Longo, presenti all'Olimpico Grande Torino un migliaio di sostenitori della Sampdoria.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 9 febbraio 2020]
In cinque giorni non si rifà il Toro, ma dopo cinque giorni di nuova vita si può fare meglio. La scossa attesa dopo il passaggio di consegne da Mazzarri a Longo era quella legata all'atteggiamento di un gruppo fragile e spaesato: la scossa non è arrivata e, cosa ancor più preoccupante, dentro alla prima del nuovo corso c'è tutto quanto di peggio si era visto nella settimana più triste e senza la pur minima attenuante di un ambiente in rivolta come accaduto fino a domenica scorsa. La Sampdoria è andata sotto senza quasi accorgersene e si è costruita il sorpasso con una semplicità quasi disarmante: due, tre verticalizzazioni e la frittata è fatta, con la macchia di un gol subito da una rimessa laterale e con la complicità di un cambio (Ansaldi per Aina) chiamato nel momento meno opportuno. Difficile rompicapo. Il Toro si è dimenticato la fase difensiva e, là davanti, non punge. Così il lavoro di Longo si annuncia un rompicapo di difficile soluzione se non in una irrinunciabile rivoluzone tattica. La testa di Belotti e soci va altrove non appena le difficoltà si traducono in una rete subita o in uno sterile possesso palla e gli avversari non hanno altro compito che aspettare l'errore. La crisi granata resta aperta, apertissima. La via d'uscita molto stretta. Se è vero che gambe e pensiero corrono insieme, ecco che la condizione atletica del gruppo, ora che le paure aumentano, appare al minimo sindacale: anche žeri, il Toro s'è spento nella seconda parte del duello fino ad uscirne in modo fragoroso. In mezzo alla tempesta. Guardare al bicchiere mezzo pieno è il compito di chi appena arrivato. E Longo si sforza di farlo, rinnegando, in parte, i toni usati nel giorno della presentazione: improvvisamente racconta di trovarsi nel bel mezzo di una tempesta e punta l'indice su una forma generale della squadra approssimativa e di una lunga serie di passi falsi, a cominciare dalla trasferta di Verona, che hanno fiaccato l'umore del gruppo a tal punto da far scattare l'allarme rosso sul futuro. Verdi ha pescato il jolly di una rete frutto del caso (clamoroso l'errore di Colley a liberarlo), Belotti si è intestardito in duelli senza senso e, davanti a Sirigu, è accaduto di tutto: così non resta che aggrapparsi al recupero pieno di Ansaldi e al rientro di Baselli e Zaza, magari già dalla tappa di Milano in agenda tra otto giorni. La Sampdoria ha avuto vita facile anche grazie al centrocampo, quello granata, che non regge più l'urto perché là in mezzo, si pensa poco a costruire e poco si difende. La Sampdoria ha sfruttato, con abilità, un repertorio di amnesie che, raramente, si sommano nel giorno del cambio di rotta in panchina. Il primo passo di Longo è andato male dopo flebili accenni di vivacità. Il Toro, adesso, deve pensare a muovere la classifica il prima possibile per evitare il corto cirtuito tipico di quando le cose vanno male ed il rimedio sembra lontano: il tempo c'è per rimettersi in cammino, ma non è illimitato e le prossime tre gare (Milan, Parma e Napoli) si annunciano in salita. Testa e gambe devono mettersi a girare nel verso giusto, senza alibi per nessuno. A cominciare dai giocatori.