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Rigamonti
26/02/2012
h.12.30
BRESCIA - TORINO 1-0 (0-0)
Brescia
: Arcari, De Maio, Martinez, Caldirola, Zambelli, Salamon (al 71' Cordova), Dallamano (al 78' Daprelà), Mandorlini, Vass (al 63' Piovaccari), El Kaddouri, Jonathas. A disposizione: Leali, Zoboli, Martina Rini, Feczesin. All.: Calori.
Torino: Benussi, Darmian, Glik, Ogbonna, Parisi, Vives, Basha (al 76' Sgrigna), Iori, Stevanovic (all'83' Surraco), Antenucci, Meggiorini (al 68' Bianchi). A disposizione: Morello, Pratali, D'Ambrosio, De Feudis. All.: Ventura.
Arbitro: Ciampi di Roma.
Reti: Aut.Darmian 67'.
Spettatori: 6.516 di cui 4.016 abbonati più 2.500 paganti circa; il Brescia non comunica il numero dei paganti né l'incasso.
Note: Recupero della gara rinviata il 05.02.2012 a causa del terreno ghiacciato. Il portiere del Brescia Arcari, al 30' del primo tempo sul punteggio di 0-0, raggiunge 750 minuti di imbattibilità, record nella storia del Brescia (detenuto da Preucchetti), arrivando sino a 810 minuti, nuove record per la categoria. Calci d'angolo 9-7 peril Torino, recupero 1' pt, 5' st, giornata soleggiata a tratti primaverile, presenti al Rigamonti un centinaio di sostenitori del Torino. Osservato un minuto di silenzio in memoria dei militari caduti in Afghanistan.
Cronaca
[Tratto da La Repubblica del 27 febbraio 2012]
Il Toro non è fatto per un mezzogiorno di fuoco. Dopo la prova incolore della Befana, quando all'ora di pranzo lasciò due punti all'Albinoleffe, stavolta i granata riescono a fare anche di peggio. A Brescia, sul campo della bestia nera degli ultimi anni, incassano la quarta sconfitta della stagione, considerando tale anche la vergognosa - e irrisolta - vicenda del blackout di Padova. Mastica amaro, il Torino, molto amaro. Perché vincere a Brescia poteva significare calare un poker sul tavolo della promozione; la sconfitta, invece, consente addirittura al mediocre Sassuolo - pur incapace di battere l'Ascoli - di portarsi ad un punto. Insomma, tutto resta aperto, salta la fuga verso la vittoria, i granata sprecano il primo match-point; semmai, se ne riparlerà più avanti. Partita particolare, quella del Toro: da una parte pesano le occasioni da gol, con i due pali (di Meggiorini e di Vives) e le numerose opportunità per interrompere l'imbattibilità di Arcari che adesso è salita a 810 minuti, permettendo al portierone bresciano di entrare nella storia del Brescia e cancellare anche il precedente di Bepi Peruchetti che nel 1932-33 si fermò a 749 minuti. Arcari, il numero uno dalla striscia di invulnerabilità più lunga d'Europa, ha parato tutto, è vero; ma lo spirito granata non è stato quello dei giorni belli. Al di là del risultato, la prestazione non ha convinto, il primo tempo è parso piuttosto opaco, in fondo il Toro ha giocato per davvero soltanto nel quarto d'ora finale, quando ha cercato di mettere una pezza ad una partita compromessa più per colpe proprie che per meriti altrui. Stavolta, però, non è bastato; e l'indolenza manifestata per tre quarti di partita ha punito un Toro che a tratti è parso quasi svogliato, neppure parente della squadra grintosa e determinata che soltanto una settimana fa aveva battuto la Sampdoria. A ben vedere quella fame stavolta ce l'aveva il Brescia che ha così meritato di vincere. A voler banalizzare, stavolta lo spirito da Toro è stato interpretato dal Brescia che aveva più voglia di vincere. Pazienza, aveva predicato in settimana Ventura. Ma la manovra granata è fin troppo compassata: lenta, a tener palla e farla girare, cercando un buco che difficilmente si trova. Insomma, anche stavolta i granata dilapidano fuori casa tutto quanto di buono hanno messo insieme al Comunale: le quattro vittorie casalinghe di fila, la corsa veloce a Torino, tutto è compromesso dall'andamento lento in trasferta, dove i granata non colgono i tre punti dal 1 novembre a Reggio Calabria. Certo, come dicevamo, sul piano delle occasioni la bilancia squilibra dalla parte granata; ma non basta creare per meritare i tre punti. Ecco perché il Brescia ha meritato: perché ha giocato chiusissimo, anche oltre quel modulo decisamente prudente. Il 3-5-1-1 di partenza, infatti, diventava in un amen schieramento a cinque difensori, con Zambelli e Dallamano che scalano a chiudere sulle fasce. Pochi spazi concessi, ma tanta umiltà. E quando i bresciani si sono resi conto che il Toro non era quello delle ultime quattro uscite casalinghe, hanno iniziato a crederci. Fino alla puntata di Zambelli, al cross teso, all'intervento scomposto di Darmian, all'autogol che ha deciso la partita.