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| Filadelfia |
| 02/10/1949 |
| h.15.30 |
| TORINO - LUCCHESE 3-1 (1-1) Torino: Moro, Tomà, Cuscela, Depetrini, Nay, Picchi, Marchetto, Santos, Bengtsson, Hjalmarsson, Carapellese. All.: Bigogno. Lucchese: Geatti, Caprilli, Padulazzi, Rosellini, Avanzolini, Scarpato, Cattaneo, Lenci, Kincses, Mori, Onorato. All.: Barbieri. Arbitro: Valsecchi di Milano. Reti: Cattaneo 39' (L), Santos 43' (T), Hjalmarsson 50' (T), Marchetto 79' (T). Spettatori: 20.000 circa per un incasso di 8.240.000 lire. Note: Cielo parzialmente sereno, temperatura mite, terreno elastico, gioco sostanzialmente corretto, calci d'angolo 7-3 per il Torino. Espulso Avanzolini all'82' per essersi rivolto all'arbitro in maniera poco consona. La Lucchese scende in campo con il lutto al braccio per la scomparsa del padre dell'allenatore Barbieri. Cronaca [Tratto da La Stampa del 3 ottobre 1949] Più di ventimila persone sul campo. La partita non valeva forse un pubblico così numeroso, ma c'era l'esordio dei due svedesi, poi c'era nell'aria come un annuncio di rinascita della squadra granata, e c'era anche, come sempre, quell'amore grande della folla che costantemente cerca nella compagine rifatta il volto di quella che ha perduto. Partita tirata, talvolta aspra, con rari squarci di giuoco limpido e con una cadenza che trovava vigore più nel clima del combattimento che in quello della tecnica. Forzatamente, quella del Torino non poteva essere che una partita sperimentale. La squadra non portava nell'incontro una sua determinata quota di giuoco ma questa, invece, cercava di creare passo passo durante il cammino della contesa. Non tutto è filato liscio, e non può nemmeno stupire, il giuoco nasce più per intuizione che per calcolo, ci deve essere un istinto comune, uno stesso modo di vedere la situazione tattica della partita al di là dell'azione immediata. E questo è il giuoco di squadra, quel giuoco che il Torino non può ancora avere ma che certamente verrà perché le premesse sono già soddisfacenti. C'era molta curiosità per i due svedesi. Gli occhi dei ventimila erano puntati su di loro ed erano occhi esigenti. Hjalmarsson ha vinto la sua battaglia; Bengtsson la vincerà. Il primo è un motorino, ottimo palleggiatore, bel fiuto da rete. Bengtsson è più massiccio, Hjalmarsson più morbido e più scattante. La diversa mole dei due atleti caratterizza anche il loro diverso giuoco: più lento e, diremmo anche, un poco impacciato il centravanti; più veloce, più incisivo e più versatile la mezz'ala. Ma bisogna tener conto anche del fatto che mentre il giuoco della mezz'ala vive di iniziativa propria avendo un campo più vasto in cui guazzare, quello del centravanti punta generalmente in un corridoio strettamente sorvegliato. E' un giuoco che per tre quarti dipende dalle mezze ali e una di queste mezze ali nel Torino è Santos che è l'antitesi di Bengtsson come mentalità e consuetudine di giuoco. Bengtsson passa immediatamente, Santos invece palleggia: il primo allunga un passaggio e trova il vuoto, il secondo invece non fa il passaggio ed è il centravanti che corre nel vuoto. Sfortunatamente dopo un quarto d'ora della ripresa Bengtsson, contuso, dovette trasferirsi all'ala, cosicché non abbiamo avuto a nostra disposizione per un giudizio, anche, forzatamente sommario, che il primo tempo che è stato dei due il più brutto. La squadra granata arrancò faticosamente nei primi 45 minuti non riuscendo a trovare un ritmo uniforme di andatura. Tuttavia il Torino, per più volte minaccioso, fallì per poco situazioni favorevoli, ma generalmente, giunto nell'area di rigore, dava l'impressione di un puledro lanciatissimo che improvvisamente si impuntasse; tanto che al 38' cogliendo l'occasione di un contrattacco era la Lucchese a passare in vantaggio con un tiro rasoterra dal limite di Cattaneo. Questo successo provocò uno scossone nei ranghi granata, Bengtsson mancò di poco il gol con una bella palla tagliata, poi la scintilla dell'estro illuminò improvvisamente l'azione di Marchetto, lo si vide partire con quella sua andatura pancia a terra che gli dà un curioso profilo aerodinamico, si bevve tutti gli ostacoli e offrì, a Santos una palla d'oro ohe l'argentino fulminò nella rete. Si era a tre minuti dalla fine. Nella ripresa, altro ritmo e altro gioco. Già al 5' minuto bandiere granata al vento per il gol di Hjalmarsson. Azione partita da Santos, passaggio in profondità di Bengtsson già in area, uscita alla disperata del portiere, scatto di Hjalmarsson è fulminea deviazione della palla nella rete. Poi venne Marchetto al comando dell'attacco e fu come se vi arrivasse una fanfara di giovinezza. Sparito il Marchetto scialbo del primo tempo, apparve un giuocatore tutto fuoco e tutto slancio. Ma guardate un po' come sono questi ragazzi! Il giuoco prese quota, come richiamati da quello squillo i sonnecchianti si ridestarono, si rividero, dopo tanto tempo, le serpentine di Carapellese, Hjalmarsson buttò nel gioco, come posta suprema, gli ultimi spiccioli di energia che ancora gli restavano, Santos ritrovò spunti e argomenti per i suoi solitari colloqui con la palla. La partita ebbe un'aria di festa, la Lucchese si trovò in certi momenti con l'acqua alla gola ma bene o male si tenne ancora a galla, finché, al 35°, proprio Marchetto, partendo da lontano su imbeccata di Depetrini e resistendo alla pressione di Avanzolini, andava a segnare d'impeto il terzo gol che virtualmente chiudeva l'incontro. Due minuti dopo Avanzolini veniva espulso e la Lucchese si arrangiava per giungere, senza altri danni, alla fine. La qual Lucchese ha presentato un buon reparto d'attacco, con particolare segnalazione per Cattaneo, Mori e Onorato, due laterali assai scaltri e maturi di gioco (migliore di tutti Scarpato) e una difesa forte e talvolta spigolosa. Ma è anch'essa una squadra tatticamente in allestimento. Rispetto a quella di Genova, la squadra granata ha saltato parecchie classi. Ora la troviamo già nelle medie. E poiché arrivi non se ne attendono più, può cominciare a lavorare per superare bene la sessione d'esami invernale. I professori ci sono, e in gamba, speriamo che ci sia anche la voglia di studiare. |
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