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| Filadelfia |
| 16/09/1951 |
| h.15.30 |
| TORINO - PRO PATRIA 2-0 (1-0) Torino: Buttarelli, Grava, Farina, Picchi, Nay, Pozzi, Cavigioli, Amalfi, Motta, Hjalmarsson, Carapellese. All.: Sperone. Pro Patria: Uboldi, Travia, Toros, Settembrini, Fossati, Martini, La Rosa, Santos, Hofling, Guarnieri, Turbeky. All.: Varglien I. Arbitro: Rigato di Mestre. Reti: Carapellese 43', 83'. Spettatori: 15.000 circa per un incasso di 6.800.000 lire. Note: Tempo bello, cielo sereno e temperatura afosa, terreno in ottime condizioni. Cronaca [Tratto da La Gazzetta dello Sport del 17 settembre 1951] La prima sorpresa è stata quando l'altoparlante ha annunciato che avrebbe giocato Hjalmarsson. Risolto di conseguenza il problema del mezzo sinistro che era uno del problemi grossi del Torino, non resta che da attendere che l'arrivo di Florio. Il pubblico applaudì fragorosamente all'annuncio e si apprestò ad assistere ad un gran gioco, ma non osiamo dire che la sua attesa sia stata soddisfatta. Le correnti di gioco si aprono con difficoltà un solco nei ranghi di una squadra e non bisogna chiedere al Torino quello che pel momento non può ancora dare. E' stata una partita non difficile ma assai faticosa per la squadra granata. Tecnicamente la Pro Patria è apparsa agile e costruttiva a metà campo, ma entrato l'attacco a contatto con una difesa che è già fin d'ora un baluardo assai solido, la vena di gioco diventava frammentarla, la spinta perdeva la sua potenza e gli avanti erano costretti a temporeggiare. Atleticamente e agonisticamente la squadra lombarda è risultata invece una unità già quasi a punto ed è stata anzi questa superiorità di potenza atletica applicata ad un gioco difensivo assai deciso e padrone di tutti i palloni alti, a creare i più seri imbarazzi al Torino. Squadra da lodare, da questo punto di vista, se essa sempre controllasse la sua potenza e la sfruttasse unicamente sul plano del gioco, ciò che non sempre è avvenuto ieri. Da rilevare particolarmente un intervento di La Rosa in piena corsa ed a gamba tesa sul portiere, azione che avrebbe potuto finir male e che avrebbe meritato qualcosa di più di un calcio di punizione. Di fronte ad un avversario robusto e veloce e in uno stadio di preparazione più avanzato, il Torino non tardò a trovarsi in difficoltà. Ha degli attaccanti che sono maestri nel gioco a terra, ma quando il pallone, arriva dalle retrovie generalmente è un pallone alto e sul palloni alti la difesa ha quasi sempre una situazione vantaggiosa. Queste difficoltà apparvero inoltre aggravate da alcune fratture del gioco derivanti dalla scarsa intesa degli attaccanti. Amalfi è un elemento tecnicamente assai abile ma noi abbiamo constatato che tanto la sua azione quanto quella di Hjalmarsson non trovano ancora in Motta e in Cavigloli collaborazione e sfruttamento, ciò che rende infruttuose azioni di gioco belle in partenza e nulle nella fase conclusiva. Cosicché il Torino pur avendo dominato prevalentemente si è trovato due volte nel pericolo di capitolare prima di poter segnare il suo primo gol: la prima al 12' su un tiro di Santos da pochi metri, parato magistralmente in angolo da Buttarelli, e la seconda al 41' con un tiro di La Rosa sul montante da ima posizione del tutto scoperta per un Improvviso sbandamento difensivo. La mobilita, la decisione, la continuità dello sforzo degli ospiti avevano finito col disarticolare del tutto il gioco granata quando al 43' Improvvisamente il Torino dava la zampata decisiva. Partiva Motta dalla posizione di ala destra e sferrava un tiro fortissimo raso terra. Un tentativo di intervento di Cavlgioli sulla traiettoria del tiro per deviarlo in rete falliva, ma ne restava ingannato Uboldi che usciva a vuoto e Carapellese non aveva difficoltà a spingere fra i pali. Prima della fine del tempo un atterramento di Carapellese in area faceva reclamare il rigore ma il granata era partito in fuori gioco ed ebbe ragione l'arbitro a concedere quest'ultimo ed a rifiutare il primo. Nel secondo tempo il Torino, che giocava col sole alle spalle, ebbe il suo periodo di crisi dal 20' al 30'. Pozzi zoppicava. Picchi era semi-immobilizzato da un colpo ricevuto. Dovette retrocedere Hjalmarsson, all'attacco si notò come un principio di smobilitazione e di sbandamento. Ma fortunatamente durò poco, Hjalmarsson tornò al suo posto e l'offensiva che aveva avuto un periodo di annebbiamento, riprese. Visto impossibile un gioco manovrato perché l'attacco granata non appariva ancora sufficientemente registrato per realizzarlo, occorreva puntare sull'allungo. Alcuni passaggi di Amalfi già erano andati perduti per il difetto di capire. Amalfi non è un uomo che si sciupi, nei corpo a corpo è inefficiente, 1 suol calzoncini in genere restano immacolati, ma possiede un'Intelligenza di gioco di prim'ordine, non strafà ma tutto quello che fa lo fa bene. Ecco dunque Amalfi al 39', dopo un rapido palleggio, allungare a Carapellese - passato al centro - un pallone di rara precisione. Carapellese scattò in tempo, superò la guardia di Fossati e tirò quando vide che Uboldi gli usciva incontro. Questo secondo gol rinfrancò la squadra rasserenando l'ambiente e il Torino giunse al traguardo finale col suo bottino intatto. Detto di Amalfi e del suo apporto, aggiunto che Hjalmarsson impegnatissimo ha sgobbato come pochi e che Carapellese ha il merito di aver segnato i due gol, resta da rilevare - e sembrerebbe quasi assurdo - che la parte più ammirata del Torino che pure è stato prevalentemente all'attacco, è apparsa la difesa. Grava e Farina fanno una bella coppia e Nay completa degna mente lo sbarramento. L'elogio tocca questa volta in modo particolare a Farina, un vero torello che ha avuto una parte di primo piano nell'incontro. |
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