WWW.ARCHIVIOTORO.IT
info@archiviotoro.it
errori@archiviotoro.it
Filadelfia
13/01/1952
h.14.30
TORINO - LEGNANO 0-1 (0-1)
Torino
: Romano, Grava, Farina, Pozzi, Nay, Picchi, Amalfi, Vicariotto, Florio, Hjalmarsson, Motta. All.: Sperone.
Legnano: Angelini, Asti, Cuscela, Colpo, Pian, Lupi, Revere, Mazza, Loranzi, Palmer, Mozzambani. All.: Innocenti.
Arbitro: Piemonte di Macerata.
Reti: Aut.Farina 21'.
Spettatori: 9.890 paganti per un incasso di poco inferiore ai 4 milioni.
Note: Cielo sereno, temperatira fresca, terreno duro con un principio di disgelo superficiale, calci d'angolo 3-2 per il Legnano.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 14 novembre 1952]
E' avvenuto ieri sul campo dei Torino quello che nessuno poteva prevedere: il primo successo esterno del Legnano. L'episodio che ha dato origine a questa vittoria clamorosa si è verificai o al 21' del primo tempo, in un'azione senza rilievo ma improvvisamente precipitata in un infortunio che lasciava di stucco il portiere. Il Torino si trovava dall'inizio della partita all'attacco. Rari erano stati i contrattacchi dei lilla, sempre agevolmente respinti dalla difesa granata che dominava a metà campo. In uno di questi contrattacchi, appoggiati sulla sinistra del ridotto schieramento offensivo dei legnanesi, Nay per interrompere l'azione di Loranzi, e non avendo nessuno nella zona su cui spostare la palla, mandava a lato. Si effettuava la rimessa laterale a non più di cinque metri dalla linea di fondo, Loranzi si impadroniva della palla ed effettuava un centro a bassa parabola. Mentre Farina cercava di intervenire avendo alle spalle Mazza, dai pali accennava ad uscire Romano. Non crediamo che ci sia stata mancanza d'intesa fra i due, solamente la fatalità ha potuto determinare il corso degli eventi. Romano non aveva ancora compiuto il primo passo fuori dai pali che Farina, la faccia rivolta alla rete, toccava la palla col piede e la mandava dentro. Aveva cercato il terzino di effettuare un lieve tocco al portiere oppure l'incontro con la palla è stato casuale. E' difficile determinare con esattezza quali fossero nella circostanza le intenzioni del giocatore e del resto nemmeno la sua testimonianza potrebbe dare una spiegazione esauriente perché chi sbaglia, sia pure casualmente e per mera disdetta, non racconta più ma cerca di spiegare, cioè di giustificarsi. D'altra parte, l'infortunio appariva così evidente da rendere superflua qualsiasi giustificazione. Mancava più di un'ora alla fine dell'incontro e si pensava che il Torino avrebbe trovato facilmente il modo di pareggiare e di vincere, ma le cose da questo momento si complicarono. Il Legnano era sceso in campo con un suo piano difensivo per la cui applicazione aveva schierato all'estrema destra un mediano, Revere, che aveva il compito di tenersi in posizione arretrata a fare da guastatore I quattro avanti rimasti, si ridussero poi a tre ed anche meno per poter arginare la tumultuosa offensiva che il Torino aveva scatenato dopo l'infortunio. Se prima il gioco dei granata era apparso veloce sì ma un poco avventuroso, dopo l'autorete i segni di nervosismo cominciarono ad infiltrarsi nella squadra. Sarebbe anche troppo facile rilevare che una maggior calma avrebbe giovato all'efficienza degli attacchi granata. Non c'è squadra che trovandosi in svantaggio rallenti di proposito il ritmo del suo gioco e si mantenga calma di nervi e di spirito di fronte allo svolgersi degli eventi attendendo l'occasione immancabile di segnare. II Torino si lanciò a testa bassa contro lo sbarramento, più che giocare assaltò, la frenesia di segnare invase gli attaccanti, il pallone saettò in tutte le direzioni carambolando fra granata e lilla in una ridda di tiri e di respinte Il Legnano aveva rinforzato il suo schieramento difensivo ed affrontava i granata con una costante superiorità numerica, spazi liberi non ne esistevano, la marcatura era stretta, riuscito il primo movimento di un palleggio nel secondo si incappava inevitabilmente in un piede avversario; da ciò la convinzione che occorresse comunque tirare per cercare una deviazione imprevista, un varco inopinato, un fortuito corridoio. Vennero fuori dei tiri quasi tutti a sproposito, tirarono anche i mediani, Pozzi specialmente, quasi sempre male. La difesa dei lilla appariva invulnerabile. La favoriva il gioco alto che i granata andavano svolgendo. Grandi colpi di testa, lunghi rinvii, rovesciate poderose. Il Legnano si preoccupava unicamente di spazzare il campo, i due o tre attaccanti erano abbandonati al loro destino, essi non avevano che un compito di alleggerimento e tentavano di guadagnar tempo nei palleggi, nella schermaglia minuta, senza mai tentare un vero contrattacco in profondità In tutto questo arroventato succedersi di mischie nell'area legnanese, una sola azione fermava al 35' l'attenzione del tecnico ed era di Amalfi il quale, a non più di tre metri dalla porta, smorzava un pallone alto al volo facendolo passare al disopra della testa di un difensore e tirando quindi immediatamente a rete. La palla passò ad una spanna dai pali e fu un vero peccato che l'azione tecnicamente più bella della partita restasse sciupata. Nella ripresa il Torino si ripresentava con Amalfi mezzo destro, un po' per mettere nel vivo della lotta un elemento di valore e un po' anche per lasciare ai margini dell'azione lo sfasato Vicariotto. L'offensiva dei granata riprese immediatamente e doveva durare pressoché ininterrotta sino alla fine, con i terzini ed il centromediano sulla linea di metà campo, tutti gli altri proiettati all'attacco. Al 4' minuto un centro di Pozzi, quasi dal fondo, era sciupato per l'intervento tardivo di Motta ad un passo dalla rete. Subito dopo Amalfi mancava un tiro al volo da sei metri, riusciva però a riprendere la palla ed a scagliarla verso la porta provocando una magnifica parata di Angelini. Tutta la squadra legnanese, raggruppata in difesa, affrontava quella bufera di attacchi con decisione ma anche con avvedutezza. Non si dica che il Torino ha perduto la testa. In simili situazioni un'azione ordinata è pressoché impossibile. Manca lo spazio per la manovra, manca la visuale del tiro, ogni uomo, nella zona utile, ha sempre almeno due avversari addosso. Occorre sfruttare l'attimo di anticipo, buttarsi allo sbaraglio su ogni passaggio, tirare nella mischia visto che smarcarsi è impossibile. Questo cercò di fare il Torino. Se casualmente, da quella valanga di gioco, fosse venuto fuori un gol, tutta l'impostazione della partita sarebbe forse mutata. Queste situazioni sono appese ad un filo tenue che caso e fortuna reggono. Ad un certo punto mancò per un soffio l'occasione Florio. Al 24' su calcio d'angolo, Amalfi avuta la palla da Hjalmarsson che il tiro aveva sostituito con un passaggio al compagno vicino, dopo essere avanzato di qualche passo mandava uno spiovente nell'angolo alto alla sinistra del portiere e questa volta parve proprio che il gol fosse inevitabile, ma all'ultimo istante intervenne un granata, forse Florio o forse Motta, e la palla finì al disopra della traversa. Se proprio qualcuno ancora non credesse che ci sono delle partite segnate, ne ebbe la dimostrazione negli ultimi minuti, quando su un tiro di Pozzi rasoterra, il portiere, chissà per quale improvvisa crisi della ragione, tentava la respinta col piede. Roba da fare accaponare la pelle. La respinta fallì, Angelini sbucciò la palla, ma neanche questa volta essa entrò in rete e filò oltre la linea di fondo. In conclusione, che cosa resta? Resta, naturalmente, la vittoria del Legnano, l'unica cosa positiva della giornata. Dal punto di vista dei lilla è senza dubbio una vittoria meritata perché ricevuto il dono essi seppero organizzarsi in modo da conservarlo. Il Legnano va lodato non per il niente che ha fatto all'attacco ma per il moltissimo che ha fatto in difesa. E' stato in questo settore che la squadra lilla ha giocato la sua partita, in questo e in nessun altro. E' stata una difesa vigorosa ma non scorretta, potente, organizzatissima. Angelini, a parte lo svarione piramidale, ha giocato con un senso della posizione perfetto; Pian, Lupi, Colpo, Revere e Cuscela, ma specialmente quest'ultimo, hanno costituito una diga di eccezionale resistenza, imbattibili nei palloni alti, pronti al ricupero, combattivi, tenaci. All'attacco pressoché zero, ma il lavoro di Mazza, di collegamento e di rincalzo, merita una citazione di elogio.