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Filadelfia
01/06/1952
h.16.00
TORINO - FIORENTINA 2-0 (1-0)
Torino
: Romano, Grava, Farina, Giuliano, Nay, Pozzi, Vicariotto, Hjalmarsson, Florio, Gianmarinaro, Carapellese. All.: Ussello.
Fiorentina: Costagliola, Magnini, Cervato, Chiappella, Rosetta, Magli, Vitali, Pandolfini, Roosenburg, Ekner, Lefter. All.: Magli.
Arbitro: De Leo di Mestre.
Reti: Hjalmarsson 33' rig., Carapellese 55.
Spettatori: 10.000 circa.
Note: Al 28' Magnini si produceva uno stiramento all'inguine che lo costringeva ad uscire dal campo: rientrava nella ripresa relegato al ruolo di ala sinistra ma dopo 10', impossibilitato nel continuare, usciva definitivamente. Al 79' usciva anche Chiappella vittima di una distorsione. Calci d'angolo 7-4 per il Torino.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 2 giugno 1952]
La vittoria del Torino, meritata per lo slancio e la volontà con cui la squadra si è battuta, è stata indubbiamente facilitata da circostanze favorevoli. Basti dire che la Fiorentina ha terminato l'incontro con soli nove uomini in campo e che già avanti il primo gol del Torino essa si trovava ridotta a dieci uomini per l'uscita dal campo di Magnini il quale s'era prodotto uno strappo inguinale nell'effettuare un rinvio dallo porta. A questo punto la partita era giunta al suo 27° minuto e nulla di veramente notevole si era verificato nei due campi, fatta eccezione per un tiro di Carapellese susseguito ad una rimessa laterale di Giuliano al 15° minuto. Era dunque passata una mezz'ora di gioco infruttuosa ma non scialba. Il Torino faceva leva sulle sue risorse agonistiche puntando, più che sulla consistenza tecnica, sul ritmo del gioco. Vivace e sbrigliato a mezzo campo, questo gioco entrava in crisi non appena a contatto con la difesa viola, una difesa forte come individualità ma anche congegnata su un telaio di manovra sicura e che resisteva all'urto un poco disordinato dei granata contrapponendo allo slancio ordine e potenza. Il problema di come scardinare questa difesa i granata non se lo ponevano nemmeno. Presi dall'ansia del risultato essi assaltavano con spostamenti rapidi del pallone, si incuneavano nei rari spazi vuoti, forzavano a volte su situazioni tattiche già virtualmente risolte, più che altro cercando di mantenere stretto il corpo a corpo per non dar modo all'avversario viola di distendersi e di sfruttare la sua superiore organizzazione offensiva. La Fiorentina vera non la si è vista che nella prima mezz'ora scarsa della partita. Essa ha messo in risalto più che un gioco, delle possibilità di gioco, cioè una capacità di manovra più intuita che rivelata. Squadra equilibrata e di valore uniforme, senza discontinuità da reparto a reparto e senza squilibra, dotata di un linguaggio tecnico certo più chiaro di quello del Torino, avrebbe potuto fare di più del non molto che ha fatto se avesse dato al suo gioco forse meno lindura tecnica e maggiore praticità. Il modo di servire Roosenburg, ad esempio, non è apparso il più idoneo a far maturare situazioni da rete perché quando il centravanti è a contatto col centromediano e alle spalle di quest'ultimo vi sono trenta metri di spazio libero, non gli si serve la palla sui piedi. Fra Roosenburg e Nay ci sono stati, specialmente all'inizio, degli scontri duri, i due si innervosirono, per noi era chiaro che sulla pedina Roosenburg sarebbe stato meglio per qualche tempo non fare assegnamento e lavorare, ad esempio, sul settore sinistro dell'attacco che era affrontato dal terzino meno in forma. Ma Ekner e Lefter, più che due combattenti, sono due stilisti, il loro giuoco è elaborato, la loro manovra tendenzialmente lenta. Alla stretta dei conti, non potendo fare che uno scarso assegnamento su Roosenburg, l'attacco viola non trovò surrogati di gioco adatti e il meno tecnico attacco granata gli rubò l'iniziativa. Tuttavia il duello con la difesa viola restava di esito alquanto dubbio e non veniva risolto che al 27° minuto dall'incidente che costrinse quel magnifico giocatore che è Magnini a lasciare il campo. Un così gran vuoto nessuno avrebbe potuto colmarlo, la Fiorentina denunciò tatticamente la lacuna del suo schieramento e il Torino prese a prevalere con maggiore insistenza. Il primo gol granata nasceva al 14° da un episodio che lasciava strascichi di discussioni. Su un centro di Hjalmarsson dalla sinistra. Cenato spingeva da tergo Florio e lo mandava a terra. Poiché entrambi i giocatori erano saltati per toccare di testa la palla, l'esistenza del fallo poteva apparire almeno dubbia. Florio venne effettivamente spinto, ed è vero altresì che per effetto della spinta andò lungo e disteso a terra. A metà campo falli simili si danno sempre, in arca forse nove arbitri su dieci non li danno. De Leo fischiò invece il rigore e Hjalmarsson segnò la prima rete. La logica di De Leo doveva poi subire un'incrinatura al 16° della ripresa quando Florio, lanciato verso la rete, veniva atterrato in arca da Rosetta con uno sgambetto. Qui il rigore era evidente e venne invece negato. Noi non diciamo che una derisione ha bilanciato l'altra perché è regola che nulla si debba bilanciare nel gioco. Affermiamo invece che è difficile per un arbitro aver sempre il coraggio delle proprie opinioni. Nella ripresa Magnini rientrava all'estrema sinistra, ma dopo appena una decina di minuti ritornava negli spogliatoi. Si era messo a piovere forte, la palla slittava, sul terreno cominciavano a formarsi chiazze d'acqua c di fango. Al 10' minuto su un allungo di Orava, Vicariotto fuggiva centrando quindi a traiettoria tesa. Sulla parabola interveniva Giammarinaro che imprimeva alla palla una leggera deviazione quindi Carapellese in piena corsa metteva di testa in rete. Mentre l'arbitro sanzionava il punto, alcuni giocatori viola lo investirono reclamando il fuori gioco. De Leo dovette respingere con energici spintoni i più accesi che lo circondavano tirandolo per le braccia. Esisteva il fuori gioco? A nostro avviso, e con le nostre possibilità di giudizio dalla tribuna, no. Resta ad ogni modo la difficoltà di valutare con assoluta sicurezza, anche per coloro che sono vicini all'azione, la posizione di un giocatore che interviene di corsa, cioè da un piazzamento arretrato, nella conclusione di una fase offensiva. Aumentato il margine di sicurezza, l'azione del Torino si fece anche più aggressiva. Da parte sua la Fiorentina, con l'attacco ridotto per l'arretramento di Pandolfini nella mediana (Magli era passato terzino) non svolgeva più che azioni di contropiede. Casuali le occasioni da una parte e dall'altra rese ardue per i portieri dal terreno viscido. Nel Torino emergevano in questo periodo Farina e Nay in difesa, i due laterali e Hjalmarsson, quest'ultimo certo il miglior costruttore dell'attacco granata. Al 35° Chiappella, passando in una pozzanghera si produceva una distorsione alla caviglia. La sua uscita lasciava la squadra viola con soli nove nomini. Virtualmente la partita era finita. Ed era finito anche il gran galoppo del Torino, fra il timore di perdere e la volontà di vincere, fra l'ansia e la speranza, fra lo spettro del crollo e la luce della rinascita. La partita dei granata è tutta su questo cozzare di sentimenti. Carapellese lui giocato con la febbre. Giammarinaro era dolorante, di un foruncolo nell'orecchio. Eppure alla fine la vittoria aveva rasserenato tutti, farmaco prodigioso per tutti i mali.