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Filadelfia
19/09/1954
h.16.00
TORINO - BOLOGNA 1-2 (0-0)
Torino
: Lovati, Molino, Cuscela, Bearzot, Grosso, Moltrasio, Antoniotti, Bodi, Bacci, Buhtz, Bertoloni. All.: Frossi.
Bologna: Giorcelli, Rota, Ballacci, Pilmark, Greco, Jensen, Valentinuzzi, Pivatelli, Bonafin, Pozzan, Randon. All.: Viani.
Arbitro: Orlandini di Roma.
Reti: Pivatelli 46' (B), Bonafin 64' (B), Buhtz 72' (T).
Spettatori: 20.000 circa, per un incasso di 12 milioni di lire.
Note: Terreno in buone condizioni, sole per quasi tutta la gara. Il Toro scende in campo con la maglia bianca con banda diagonale rossa in onore del River Plate: nel secondo tempo, invece, con la divisa interamente bianca. Esordio in maglia granata per il portiere Lovati, classe 1927, nato a Cusano Milanino e proveniente da Monza e Pisa. Calci d'angolo 6-2 per il Torino.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 20 settembre 1954]
Il Torino ha perso il suo primo incontro dei campionato, alla giornata di apertura ed in casa propria. Non lo ha perso in modo indecoroso né proprio al cento per cento meritato, ma lo ha perso. Se avesse chiuso alla pari, come avrebbe benissimo potuto fare, il vantaggio sarebbe stato tutto della classifica: l'impressione sulla squadra sarebbe stata la medesima. Questa nuova edizione di squadra ha impressionato favorevolmente nel corso della prima mezz'ora dell'incontro, dominando, correndo forte, conducendo parecchie azioni snelle e disinvolte e producendo anche le due sole occasioni degne di successo del primo tempo. Poi è calato gradatamente: prima dell'intervallo già non era più il medesimo. Alla ripresa costringeva senz'altro molti dei benevoli giudizi iniziali a suo riguardo a modificarsi o, per lo meno, ad attenuarsi. Il calore della giornata e l'incompleto grado di preparazione fisica dei giuocatori hanno certamente esercitato la loro influenza sul comportamento della compagine, ma i dubbi e le incertezze sono inevitabilmente andati anche al di là della situazione contingente, coinvolgendo anzi le possibilità avvenire del nuovo undici torinese. Il pubblico, si sa, ama accelerarli i giudizi. Noi preferiamo ritardarli ed esaminarli a ragion veduta, invece, e ci limitiamo quindi a definire come incerto, per il momento, lo stato tecnico delle cose in casa granata, augurandoci di poter più tardi pronunciare previsioni più favorevoli di quelle che dovremmo esprimere ora. Perché, non è che nell'occasione, il Torino abbia avuto a che fare con un avversario in grande forma, in piena efficienza e combattivo all'estremo. Era altrettanto incompleto guanto il Torino, il Bologna, e per tutto il primo tempo, fino al momento in cui gli riuscì a segnare per la prima volta, si portò anche in modo niente affatto brillante, quasi scialbo anzi. Non è stato che di fronte alla reazione dei granata allo smacco, che l'undici dei petroniani si è risvegliato e ci ha fatto vedere qualche cosa della sua possibilità. Portatosi al due a zero e vistosi poi svanire metà del vantaggio a seguito di una bella rete di Buhtz, ha dovuto addirittura tirare fuori le unghie, ed allora, pur facendo del lavoro di difesa come cosa principale, ha potuto dirci cose di un certo interesse. La giornata era calda ed afosa, ed il pubblico numeroso nei posti popolari malgrado i prezzi d'ingresso piuttosto elevati. Il campo si presentava in ottime condizioni. La prima mezz'ora di gioco mise in mostra, si può dire, il solo Torino. Il quale, muovendosi con vivacità e dando prova di intraprendenza, attaccava in prevalenza e teneva a freno senza grande difficoltà i contrattacchi petroniani. I quali contrattacchi erano condotti da tre uomini soli, quasi sempre, che l'ala sinistra Bandon fungeva in permanenza da difensore, e pure Pozzan giocava prevalentemente in posizione arretrata. A sostenere la prima linea avanzava invece con frequenza il mediano Pilmark, il costruttore. Nulla di fatto in quel periodo, ma, se uno dei due contendenti avesse dovuto nel corso del medesimo segnare, il merito ed il vantaggio avrebbero dovuto spettare ai padroni di casa grazie a due splendidi colpi di testa di Bearzot che obbligavano il portiere Giorcelli a due molto difficili parate. Poi, come già detto, lo sforzo del Torino diminuiva di tono e, negli ultimi dieci minuti del tempo, il gioco diventava equilibrato, ed alquanto monotono e disordinato anche da ambe le parti. Poco prima del riposo, il capitano del Bologna, Ballacci, si infortunava piombando con tutto il peso del suo corpo sul piede di un compagno che già stava calciando, riportando una dolorosa contusione all'anca. Alla ripresa, Ballacci stesso si riduceva a fare da comparsa all'ala sinistra, ed il suo posto di terzino veniva preso da Randon. Il Bologna segnava subito al primo minuto dopo la ripresa del giuoco. Valentino avanzava sulla destra attirando a sé oltre ad un difensore, il portiere Lavati stesso, e poi passava indietro a Pivatelli. Immediato partiva il tiro della mezz'ala in direzione della porta vuota: nella sua traiettoria, la palla sfiorava la schiena di un difensore che stava accorrendo e schizzava irresistibilmente in rete. Uno a zero. Forte ma disordinata, la reazione del granata non portava a risultato alcuno. Al 19° minuto invece il Bologna arrotondava il vantaggio. Ricevendo alto da Valentinuzzi, Bonafin si intrufolava. La palla veniva persa e ripresa, persa e ripresa tre o quattro volte, finché il biondone, benché circondato e sospinto da più avversari, poteva sospingerla in rete. La distanza veniva diminuita sei minuti dopo. Buhtz, che aveva mancato prima una occasione incredibilmente facile, riceveva dalla destra un pallone alto, manovrava abilmente, e, con un secco tiro diagonale a mezza altezza, infilava imparabilmente. Allora l'undici torinese si protendeva tutto in avanti per acciuffare il non impossibile pareggio. Lo sfiorava più volte, questo pareggio, ma non lo raggiungeva, un po' per la chiusa ed oculata difesa avversaria, molto anche per insipienza propria. Dal risultato di due a uno per gli ospiti, non ci si muoveva più. Del Torino si è detto, e sulla sua fisionomia attuale e sulle sue possibilità avvenire ci sarà, come detto, occasione di ritornare. Il Bologna non è ancora a punto, nemmeno esso. Ma abbiamo l'impressione che debba e possa recitare quest'anno una parte di primo piano in campionato. Quei componenti del trio centrale d'attacco, giovani, genuini e tecnici, sono interessanti. E dietro di essi operano due anziani dalle capacità rare: quei due danesi, Pilmark e Jensen, che sono per la squadra come due pilastri centrali. Una compagine da seguire.