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Filadelfia
25/09/1955
h.16.00
TORINO - BOLOGNA 1-0 (1-0)
Torino
: Rigamonti, Grava, Bertoloni, Bearzot, Grosso, Moltrasio, Antoniotti, Buhtz, Pellis, Bacci, Cazzaniga. All.: Frossi.
Bologna: Giorcelli, Greco, Dell'Innocenti, Pilmark, Ballacci, Jensen, Cervellati, Randon, Pivatelli, Pozzan, La Forgia. All.: Viani.
Arbitro: Jonni di Macerata.
Reti: Antoniotti 31'.
Spettatori: 18.000 circa.
Note.: Giornata calda, terreno in buone condizioni. Al 20' Pivatelli rimane vittima di uno stiramento muscolare. Nella ripresa, in seguito ad uno scontro con Ballacci, Bacci è uscito dal terreno di gioco per un paio di minuti. Calci d'angolo 5-2 per il Bologna. Il Torino scende in campo con la divisa completamente bianca.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 26 settembre 1955]
Il pallone che Antoniotti ha scagnato nella rete di Giorcelli al 38° del primo tempo, ha interrotto la serie delle vittorie bolognesi sul campo granata. E' stata una partita bella nel primo tempo e un po' offuscata nella ripresa. Che il Bologna sia apparso inferiore all'attesa è opinione pressoché unanime; più difficile è invece spiegarne il perché. La partita era stata definita la battaglia delle tattiche, ne regolavano i movimenti i due re della manovra, accorti, prudenti, quasi timorosi di mettere una pedina fuori posto. Tutto il primo tempo è stato caratterizzato da questo armeggio minuto di spostamenti, fitto di passaggi, sempre sotto misura; raramente un'azione spiegata e come abbandonata al caso, ma un controllo costante delle mosse, una preoccupazione evidente e continua di tener tutto sott'occhio, una vigilanza sempre tesa. Gioco bello più per l'urto delle idee che per lo scatenarsi degli attacchi, chiuso ma non soffocato, più dentro la morsa di una logica che sotto la spinta di un'improvvisazione. Da questo gioco più organizzato che ispirato, non potevano nascere azioni travolgenti e nemmeno quegli arrembaggi che trascinavano all'entusiasmo. Viani e Frossi hanno costruito la loro partita secondo i piani abituali affidandone la realizzazione alla capacità dei loro uomini, ma mentre il secondo è stato seguito fino in fondo, il primo è stato abbandonato a metà strada. Il Bologna ha dimostrato complessivamente più classe, maggiore sicurezza nei passaggi, più sicuro senso del piazzamento; il Torino ha rivelato invece più estro. Il gioco del primo è stato un meccanismo arido, quello del secondo una tessi tura percorsa da lampi di intuizione fuori di ogni schema. Il Torino ha avuto il miracolo Antoniotti; il Bologna la delusione Pivatelli. Il più forte realizzatore dell'attacco rossoblu era costretto a fare il tessitore a metà campò, al centro di un attacco che giocava costantemente in linea. La manovra bolognese diventava esibizione appena entrava nel dominio degli avanti e se Pivatelli ha deluso non è stato tutto per colpa sua. Il gioco di centravanti puro ha fatto il suo tempo nel sistema, ma con quelle due mezze ali non restavano a Pivatelli molte possibilità di dare un andamento risolutivo alla manovra. Solamente in Cervellati poté trovare un collaboratore intelligente, ma era una collaborazione mantenuta su di un piano più tecnico che tattico, cioè più dimostrativo che realizzatore. Nella ripresa, poi, Pivatelli bloccato da uno strappo si confinò all'estrema destra lasciò i suoi compagni d'attacco a perdersi in un lavoro tanto affannoso guanto inconcludente. Un prodigio di intelligenza e di coerenza tattica, invece, Antoniotti: Mai uno spostamento fuori luogo, la luce di un'idea in ogni allungo, l'ispirazione che trova appoggio nella tecnica, la manovra che ad un certo punto sembra travolgere lo schema e superarlo. L'estro del Torino, di cui si diceva, è consistito in questa facoltà dell'attacco di svincolarsi a ratti, sia pure per un attimo, dalla logica per abbandonarsi all'istinto. La squadra granata la si ritrova col suo volto tradizionale in questi momenti di riscossa sentimentale, ed è la squadra che piace alla folla, bella come uno squillo di fanfara, lanciata sull'onda dell'entusiasmo. E' stato in uno di questi momenti che è maturato il gol della vittoria al 38° minuto. La azione è partita dalla destra. Buhtz è scattato su di un allungo di Antoniotti ed ha centrato alto e lungo. La palla è andata ancora ad Antoniotti, è passata a Cazzaniga che prontamente l'ha restituita e sembrò trovare il suo punto di arrivo finale in Bacci già in area. Ballacci investiva Bacci il quale rovinava a terra ma faceva però in tempo a toccare ad Antoniotti che stava filtrando tra Ballacci e Greco. Sbucato in terreno libero a una decina di metri dai pali, il granata non aveva difficoltà a battere Giorcelli. Il gol doveva accentuare la reazione del Bologna e difatti la accentuò ma non ne migliorò il gioco. Sembrava che la partita dovesse perdere il suo carattere di lotta manovrata e trasformarsi in un arrembaggio, ma la pressione del Bologna non acquistò mai un vero carattere di pericolosità, pressione più di massa che di gioco, tentativo di sospingere i granata contro la loro porta più che di superarli con la logica della manovra. Questo carattere del gioco fu particolarmente evidente nella ripresa quando, pressoché immobilizzato Pivatelli, gli avanti rossoblu restarono abbandonati alle loro evoluzioni prive di mordente. Non valse la spinta che terzini e mediani esercitavano alle loro spalle. Avanzarono i laterali, avanzò Ballacci, uomo delle mischie sotto rete, tutto fu vano. Rigamonti compi anzi, a due minuti dalla fine, la più bella parata della giornata catturando il pallone, con una uscita fulminea, proprio sulla testa di Ballacci, e restò una prodezza pressoché isolata perché i portieri di lavoro ne hanno avuto poco. Il Torino cambiò tattica nella ripresa accentuando il proposito difensivo: tattica forse pericolosa in altre situazioni ma buona ieri contro un avversario tutto schierato e manovrante in linea. La tattica difensiva chiama il contrattacco e i granata ne sferrarono alcuni pericolosi. All'11', su centro di Pellis, Cazzaniga ebbe il pallone nei piedi a tre metri dai pali e non riuscì a districarsi in tempo, poi al 18' Bertoloni, sceso come un avvoltoio dalla sua rocca di terzino, veniva atterrato due volte in area. A gambe levate finivano a turno anche Bacci e Buhtz perché l'azione a fondo isolata comporta di questi rischi. Ma era una pena per il pubblico sempre con l'ansia che la difesa cedesse. Sul campo evidentemente si era più tranquilli. Terzini e mediani ai quali davano man forte Cazzaniga, Antoniotti ed a tratti anche Pellis, chiudevano lo sbarramento. Terreno libero fino a trenta metri dalla porta, poi un a corpo a corpo rapido e affannoso, la respinta e il rifluire dell'azione offensiva. Per i tifosi, una cosa da levare il fiato. Su questa trincea il Torino resistette sino alla fine. Grosso, Moltrasio e Bearzot furono i cardini dello sbarramento, Grava e Bertoloni gli scattisti che piombavano sui palloni perduti. Bertoloni è stato la trovata di Frossi, la pedina segreta del suo schieramento. La squadra granata, dal punto di vista tattico, non ha sbagliato niente, il Bologna ha sbagliato tutto l'impianto offensivo. Qui è la logica del risultato.