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Filadelfia
25/12/1955
h.14.30
TORINO - ROMA 2-1 (0-1)
Torino
: Rigamonti, Grava, Cuscela, Bearzot, Grosso, Moltrasio, Antoniotti, Buhtz, Cazzaniga, Sentimenti III, Bertoloni. All.: Frossi.
Roma: Panetti, Stucchi, Losi, Giuliano, Cardarelli, Venturi, Ghiggia, Biagini, Da Costa, Pandolfini, Nyers. All.: Sarosi.
Arbitro: Bernardi di Bologna.
Reti: Da Costa 1' (R), Buhtz 50' (T), Bertoloni 85' (T).
Spettatori: 10.000 circa.
Note: Giorata freddissima, forte nebbia che in numerose occasioni ha reso impossibile la visibilità. Cazzaniga ha fallito un calcio di rigore al 79', calci d'angolo 4-2 per la Roma.
Cronaca
[Tratto da La Gazzetta dello Sport del 25 dicembre 1955]
Il Torino ha vinto superando non una ma almeno dieci condizionali negative: quindi mai vittoria fu tanto meritata. Premessa: la squadra granata, in casa, deve attaccare sia pur risopettando quei criteri di prudenza a centrocampo che sono un po' la sigla di Frossi, e la Roma si presentava come autentico babau del contropiede. E che il Torino sia più adatto a contrare non lo si scopre da oggi. Poi: lo svantaggio psicologico di un gol a freddo, nei primi secondi della partita; da qui la necessità di osare più di quanto la logica consigliasse. Poi ancora: la perfetta tenuta della Roma nella zona centrale grazie alla funzionalità del cuneo Venturi-Pandolfini-Biagini. Infine: la difficoltà, da parte di Sentimenti III, di inserirsi nella manovra granata nella prima parte della gara. Bene: handicappato da tanti presupposti negativi, il Torino ha vinto ugualmente, concedendosi persino il lusso di fallire un calcio di rigore. Calcio di rigore, per la verità, inventato da Bernardi, in quanto quello di Losi su Buhtzn fu il più corretto degli incontri: ma, visto che l'arbitro il rigore lo aveva donato, sarebbe stato logico approfittarne. Un bel Torino. Difesa disposta a viemme, laterali arroccati nella loro metà campo, Antoniotti e Cazzaniga (alternativamente a Sentimenti III) a far raccordo e propulsione tra i mediani e gli uomini di punta, e cioé Buhtz e Bertoloni. Ed in fase offensiva, applicazione sistematica del tourbillon. Nella prima parte della gara, la tenuta degli uomini cuneo della Roma ha messo sovente in difficoltà la manovra granata; ma alla distanza, allorchè Biagini e Pandolfini hanno avuto il fiato grosso, gli schemi semplici e funzionalissimi di Frossi hanno messo in ginocchio i giallorossi. Come era fatale accadesse. SI dirà, concentrare il piano tattico a tavolino è una cosa, applicarlo sul campo un'altra. Il mare, insomma, che sta di mezzo al dire e al fare. Vero. Ma oggi Frossi può contare su pedine di valore quasi assoluto; e la sua squadra tutta si avvale di una condizione fisica eccezionale: il secondo tempo di oggi ne è la prova più lampante. Registrata la difesa (con Grosso sempre più classico e potente a far da regista là in mezzo). Spetaccolosi i laterali: Bearzot è in piena forma ed i successi in campo internazinale hanno conferito più nitido spicco alla sua personalità. Moltrasio ha fatto un rientro degnissimo: e niuno può ignorare quanto possa rendere un uomo di quella forza e di quella classe. L'attacco. Il solito Lello Antoniotti che fa ogni passaggio un capolavoro di tempo e precisione: il tutto ispirato dalla sensibilità di una tecnica pura. Le puntate a retr di Buhtz, elemento-catapulta ritornato alla miglior vena dopo la lunga linea grigia di prove inconsistenti. Le volate vertiginose di Bertoloni, goleador inesorabile al m,omento giusto. L'apporto considerevole di Cazzaniga, oscillante a pendolo lungo l'arco centrale e sempre pronto al tackle ed al rilancio. Il generoso prodigarsi di Sentimenti III, il nonnino della banda che ha sì perduto lo scatto, ma nella velocità progressiva sa ancora farsi valere ed è maestro nella coordinazione dei temi offensivi. Un bel Torino, degnissimo di stazionare nei quartieri alti della classifica. La Roma. Che per tre quart di partita dette l'impressione di tenere il campo con la disinvolta autorità della compagine di rango, accusò gravi scompensi al primo calo degli interni. Il solo Venturi - il migliore tra i giallorossi - non bastò allora a presidiare la zona: e la difesa denunciò qualche incertezzain Cardarelli e nei terzini; e Giuliano,. Incontrista principe, mostrò la corda allorché tentò di spaziare il suo raggio di azione. Biagini finì con lo sfessarsi per via del gran correre; e per Pandolfini fu davvero arduo il compito di cucire la manovra d'attacco, già di per sé improvvisata e scnnessa. Perchè un Galli non si sostituisce in quattro e quattr'otto. Perché Da Costa, dopo il clamoroso biglietto di presentazione del gol in apertura, fu letteralmente inchiodato sul posto da Grosso. Perché le finezze del bravissimo Ghiggia non trovavano eco alcuna. Perché Nyers era in giornata "mah". Una Roma, concludendo, forte in retroguardia ed a centrocampo, ma ancora in cerca della coesione in prima fila: un grosso guaio per una squadra dalle non nascoste ambizioni. Bernardi non è incappato decisamente in una giornata felice: ha trasformato in un calcio di punizione a due un fallo d mano in area di Cardarelli (involontario a parer nostro: però l'arbitro aveva fischiato, ed il fallo stesso fu battuto poi entro i limiti dell'area); con il solito mezzuccio della compensazione fece poi omaggio ai granata di un rigore: ed in fondo fu quasi un bene che Cazzanga lo sbaglasse, perché il Torino dimostrò di poter arrivare al massimo traguardo con mezzi propri e senza regali della sorte. Più giusto, più sportivo. Spiegata la partita, la cronaca può essere ridota all'osso. Il gol iniziale: batte il Torino, spezza l'azione Venturi che lancia Ghiggia, passaggio a Da Costa che ha aperto sulla destra: scartato Grosso, evitato il portiere in uscita, sfgera adagiata con tutta comodità in fondo al sacco. Indi equilibrio: più quadrata la Roma, più dinamico il Torino; impegnato Panetti da tiri di Buhtz, Bertoloni e Bearzot, chiamato al lavoro Rigamonti da un paio di puntate di Da Costa. Pareggio al 5' della ripresa: centro di Moltrasio, Buhtz, piazzato diagonalmente rispetto alla porta, anticipa Losi di una frazione di secondo e scarica a retre con quanta forza glirimane. Una uscita kamikaze di Panetti (8') su Cazzaniga. Il nebbione che cancella tutto. Il mani di Cardarelli. Ambiente elettrico. Il grottesco del rigore; Cazzaniga fa la grazia. La rete decisiva: Sentimenti III apre su Buhtz, lanciato a desrta: gran tiro, Panetti para senza trattenere, Bertoloni, da pochi metri, sciabola in gol inesorabilmente. Le ultme battute con la Roma alla disperata ricerca del perduto bene. Colleziona due corners, niente più.