WWW.ARCHIVIOTORO.IT
info@archiviotoro.it
errori@archiviotoro.it
Filadelfia
15/01/1956
h.14.30
TORINO - MILAN 1-1 (1-0)
Torino
: Rigamonti, Grava, Cuscela, Bearzot, Grosso, Moltrasio, Antoniotti, Buhtz, Pellis, Sentimenti III, Bertoloni. All.: Frossi.
Milan: Buffon, Maldini, Zagatti, Liedholm, Pedroni, Bergamaschi, Mariani, Ricagni, Nordhal III, Schiaffino, Frignani. All.: Puricelli.
Arbitro: Orlandini di Roma.
Reti: Moltrasio 26' (T), Mariani 84' (M).
Spettatori: 24.000 circa di cui 21.600 paganti.
Note: Giornata grigia e piuttosto fredda, terreno assai pesante anche se assai curato e cosparso di abbondante segatura, buono il fondo benchè privo d'erba. Calci d'angolo 6-2 per il Torino. Presente in tribuna il D.T. per le squadre nazionali, Marmo.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 16 gennaio 1956]
Il giuoco ed il risultato della partita hanno finito per fare perno sull'incidente di cui rimase vittima un attaccante del Torino che è tutto cervello e niente fisico. Al 10° minuto del secondo tempo, il centro mediano milanista Pedroni piombava sull'ala destra granata Antoniotti, e lo atterrava colpendolo poco sopra ad una caviglia. Uno di quei falli che si sentono venire prima che essi avvengano, tanto essi sono frutti dell'impulso e dell'impeto. Antoniotti veniva trasportato a braccia negli spogliatoi, e non rientrava in campo che negli ultimi dieci minuti dell'incontro, ridotto a fare materialmente da comparsa all'ala destra. Sull'episodio, la scena della gara ha girato ed è cambiata, porche, prima di esso il Torino ha fatto da protagonista e si è portato in modo da meritare tanto di cappello, riducendo il Miian allo stato se non proprio del succube, almeno dell'innocuo, e, dopo di esso non ha fatto che difendersi, ed a cinque minuti dal termine ha finito per cedere, come è logico per chi lotta in dieci contro undici. Per chi ama le cose belle, la partita è degna di passare agli archivi nel segno del suo primo tempo. Un primo tempo granata rifulgente. Una cosa da riconciliare col giuoco. Pareva di essere ritornati al buon tempo antico, quando i doveri della distribuzione dei compiti venivano- stretta/mente^ osservati, quando nessun uomo teneva la palla un attimo più del necessario, e quando l'intelligenza prevaleva sul materialismo in fatto di giuoco. Una cosa rara, per i tempi in cui viviamo. Nel corso di questo periodo, il Torino raccolse il premio che si meritava, andando in vantaggio con una rete limpida e bella. Avrebbe potuto arrotondarlo, questo vantaggio, il Torino stesso, se avesse continuato ad attaccare con decisione: tanto la situazione insorta gli era favorevole. Che, per tutto il periodo in questione, il Miian era apparso come soggiogato, tenuto a freno, incapace all'attacco e malsicuro in difesa. La storia di cui si era detto: fermate le due mezze ali, l'ingranaggio della prima linea si inceppava, e, sotto il peso di cui veniva sovraccaricata, la retroguardia cedeva. Constava, il periodo in questione, dei quarantacinque minuti del primo tempo, e dei primi dieci del secondo. Poi, scomparso Antoniotti dall'agone, la squadra granata si raggomitolava, si chiudeva in sé come un riccio. Rinunciava alla parte più interessante del suo programma, che era quella dell'attacco, per rifugiarsi quasi esclusivamente nella parte materiale, che voleva dire condurre in porto il risultato così come esso era. Il Miian si riversava allora tutto in avanti ed attaccava con continuità ed insistenza. Senza con questo comportarsi in modo convincente: che, contro l'argine che si era formato nell'area di rigore granata, si sarebbe disunito e si sarebbe rotte le corna chiunque. L'argine non fu rotto né sfondato mai. Ci volle un cumulo di circostanze casuali, perché, a poco più di cinque minuti dal segnale di chiusura, gli ospiti acciuffassero finalmente il pareggio o la contesa si chiudesse senza vincitori né vinti. Senza essere colmo, il campo del Torino era ben guernito, in fatto di spettatori. Sono passati i tempi dell'intervento della polizia per il ''tutto esaurito'' nei recinti di giuoco. Sgelato, il terreno si presentava come piuttosto allentato e pesante. Il primo tempo fu quello che si è detto. Schiettamente bello per opera esclusiva di uno dei contendenti. Lo si vide subito, che i granata erano in vena. Quello che il Torino adottava nell'occasione, noti era un catenaccio fisso ed ermetico: era un catenaccio saltuario, che si chiudeva e si riapriva a seconda delle circostanze. Bertoloni andava e veniva, avanti ed indietro, ma, essenzialmente, si trattava, per gli altri granata di compiti ben ripartiti, anche quando diventavano permutabili: Bearzot su Schiaffino, Grosso su Nordahl, e via di questo passo, con Moltrasio più proteso in avanti, assieme a Buhtz e ad Antoniotti e naturalmente a Pellis, che costretto a fare il vero guardiano di un avversario. In questo schieramento, il Miian rimaneva come avviluppato, impegolato. In tutto il primo tempo esso noti disturbava il portiere Rigamonti con un solo tiro degno di menzione. Schiaffino e Ricagni non costruivano, ed i difensori rossoneri dovevano invece penare faticosamente a distruggere quello che gli attaccanti granata edificavano. Giusto e logico apparve quindi che i primi risultassero battuti dai secondi poco oltre la metà del tempo. Azione torinese frenata in piena area degli ospiti, Buhtz che serve Antoniotti, ed Antoniotti che passa leggermente indietro a Moltrasio che arriva in corsa. Dal piede sinistro del mediano convertito in attaccante parte un tiro alto, carico di effetto: la palla, più avanza e più si allontana dalla portata di Buffon, finché si insacca nell'angolo della rete, sulla sinistra del portiere. Uno a zero. Un uno a zero che avrebbe potuto benissimo diventare un due a zero poco dopo, insistendo e precisando. Pubblico in visibilio nell'intervallo. E ve n'era ben donde. Primi dieci minuti del secondo tempo simili a quelli di tutto il primo. Poi l'infortunio di Antoniotti già descritto. Comincia allora il grande assedio alla rocca granata. Assedio che preme ma non rompe. Per mezz'ora circa, le offensive dei milanesi avanzano e poi si frangono sul ''rompionde'' torinese, in area o poco lontano da essa. Finché al 40° minuto circa, Bergamaschi sciabola lungo in avanti, diagonalmente Schiaffino, sfiorando di testa, devia dietro a Bearzot, e qui spunta l'ala Mariani che, di destro, sospinge in rete, mentre n portiere Rigamonti sta uscendogli incontro. Antoniotti è già ritornato in campo da qualche minuto, ma zoppica malamente, inutile a sé ed agli altri. Uno a uno. Le cose rimangono come sono. Con soddisfazione, tutto calcolato, di ambe le parti in causa.