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Filadelfia
26/02/1956
h.15.00
TORINO - ATALANTA 1-3 (1-1)
Torino
: Rigamonti, Grava, Bertoloni, Bearzot, Grosso, Rimbaldo, Antoniotti, Sentimenti III, Pellis, Buhtz, Cazzaniga. All.: Frossi.
Atalanta: Galbiati, Catozzo, Corsini, Angeleri, Zannier, Vittoni, Lenuzza, Annovazzi, Rozzoni, Bassetto, Sabbatella. All.: Bonizzoni.
Arbitro: Corallo di Lecce.
Reti: Sabbatella 9' (A), Pellis 15' (T), Rozzoni 49' (A), Annovazzi 53' (A).
Spettatori: 7.000 circa per un incasso di 1.500.000 lire.
Note: Tempo coperto, temperatura fresca, terreno fradicio e molle a causa del disgelo. Il violento battibecco fra Grava e Rozzoni al 65', che si colpivano a pallonate vicendevolmente, veniva risolto, non senza fatica, dall'arbitro ammonendo entrambi i calciatori. Calci d'angolo 3-2 per l'Atalanta.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 27 febbraio 1956]
Una partita nata male e terminata peggio per il Torino. Doveva essere giocata al sabato per la televisione. L'Atalanta sarebbe stata favorevole all'anticipo, desiderando mettere un maggior intervallo tra la gara di campionato ed il recupero, in programma per dopodomani, mercoledì, contro la Lazio. Il Torino, invece, sperava di riavere, magari in extremis, Moltrasio, e intendeva fare preparare un campo in buone condizioni con lavori extra. Ha detto di no ed ha finito di rimetterci soldi e segatura. Il terreno è rimasto scivoloso e l'incasso è risultato inferiore a quello possibile offerto dai due milioni e mezzo abbondanti della RAI e dai biglietti vendibili agli ''spettatori del sabato''. In gara, poi, l'Atalanta ha segnato dopo dieci minuti e le speranze dei granata hanno fatto dietro-front. Non è valso a fermarle neppure il pareggio ottenuto da Pellis. La squadra era ormai innervosita. Si trovava su per giù nello stato d'animo di Golia, nell'attimo in cui si accorse che Davide stava per piazzargli la famosa sassata. L'Atalanta ha vinto dopo essere scesa in via Filadelfia in condizioni gravi se non disastrose. Dei suoi cinque avanti titolari quattro erano indisponibili, e cioè: Longoni e Brugola, militari ''in servizio'' nel torneo calcistico di Atene. Rasmussen a letto per guarire il famoso ginocchio e Garcia pure con un'articolazione in disordine. Proprio quest'ultimo, però, salvava i dirigenti atalantini dalla disperazione più nera. Si era parlato di menisco; invece sembra che le condizioni del sud-americano non siano tanto gravi. Dovrebbe poter giocare nuovamente presto. Un raggio di sole in una prima linea coperta di nubi. Un raggio di sole proiettato tuttavia sul futuro. Il presente, come si è detto, non lasciava prevedere in partenza nulla di buono, tanto più che il Torino riaveva il suo Grosso e poteva contare su un eccellente Rimbaldo per rimpiazzare Moltrasio (e Rimbaldo ha disputato una generosa partita). Così i granata, anche se mancavano di Bacci e di Cuscela, sembravano nel complesso avviati ad una gara favorevole. Invece il Torino ha perso e.. ora c'è da domandarsi se l'unica tattica possibile per i torinesi non sia proprio quella del contropiede se non quella del catenaccio che Frossi, toccato dalle critiche, ha bandito rigorosamente nelle ultime (e infruttuose) gare. Ieri, comunque, i granata non hanno sbagliato di impostazione o di presunzione. Se si fossero schierati in partenza sulla linea difensiva contro il ''mezzo attacco'' atalantino, che cosa si sarebbe detto di loro? Una osservazione piuttosto è da farsi: perché mai la squadra torinese ha rinunciato all'utile apporto di Bertoloni all'attacco per mettere il toscano in campo con la maglia numero tre? E' vero che il suo avversario diretto, l'ala Lenuzza, è un ventunenne indiavolato e ben conosciuto per la sua pericolosità (oltre a tutto ha esordito proprio contro il Torino due stagioni orsono) ma se per sostituire Cancian si ricorre ad un attaccante, perché allora sono stati comperati i terzini Brancaleoni e Padulazzi? L'interrogativo è reso più evidente dalla sconfitta, che è la seconda consecutiva subita dai granata in via Filadelfia. Base di questo insuccesso è stato il goal segnato da Sabbatella al 9', un bel goal, ottenuto tuttavia con l'aiuto della sorte. Il pelato ex-sampdoriano stava cercando di recuperare un allungo di Bassetto, quando Grava lo anticipò impadronendosi del pallone. Il capitano granata commise subito un grosso errore: invece di liberare tentò un passaggio, finendo per lanciare il pallone a poca distanza. A questo punto è entrato in azione Rossoni. Questo diciottenne centravanti di sfondamento è grezzo come un pezzo di minerale appena scoperto da un cercatore d'oro, ma non è un minerale da buttar via. E' tenace, alto, robusto, ha un bel tiro e soprattutto corre, corre senza risparmio. Ieri, per tutta la partita, non ha fatto che galoppare ora a destra ora a sinistra, per sfuggire alla guardia inesorabile di Grosso. Appunto sul pallone mezzo lisciato da Grava, il giovane Rossoni arrivò come un bolide. Urtò contro il centromediano granata, lo spedì a terra (motivo per cui Grosso reclamò invano, a goal fatto, il fallo contro Rossoni) poi passò a Sabbatella. A conclusione di questa azione più lunga a descriversi che a vedersi, si ebbero da una parte Grosso caduto e Grava sbilanciato e invano impegnato a tornare indietro e dall'altra Rossoni e Sabbatella, scatenati in tandem verso la porta di Rigamonti. Il ''pivello'' ebbe il buon senso di lasciar la palla all'esperto e per il sudamericano fu uno scherzo scartare Rigamonti e mettere a segno. La partita così compromessa parve raddrizzarsi per il Torino al quinto minuto quando Rimbaldo servì intelligentemente Pellis in profondità e questi, di sinistro, staffilò in porta, ma fu un ''falso pareggio'', come furono false promesse le due occasioni successive avute dai granata. Al 25' Buhtz, cadendo con Cattozzo, perse una buona palla, Galbiati atterrò sui due per afferrare il pallone. Poco dopo il coraggioso portiere atalantino dovette volare sui piedi del miglior attaccante granata lanciato verso il goal. La seconda parata di Galbiati su Buhtz significò davvero la vittoria dell'Atalanta. Nella ripresa i nerazzurri passarono in vantaggio soprattutto per merito di due giocatori: Annovazzi si comportò come i capitani dei bei tempi antichi, quei capitani che non avevano ancora la fascia al braccio ma sapevano comandare sul campo e soprattutto fare da registi; Lenussa ti confermò un tremendo rompiscatole (rompiscatole per gli avversari, perché per i nerazzurri fu davvero prezioso). Lenussa appunto corse, al 4', a recuperare un pallone apparentemente perso, riuscì a sorprendere un difensore granata e a centrare quasi dalla linea di fondo. Rozzoni, diventando rosso per la emozione e la gioia, segnò il secondo goal atalantino, quarto della sua serie personale di ragazzo balzato in pochi mesi dalla prima divisione al massimo campionato. Quattro minuti dopo questo goal della giovinezza Annovazzi si faceva avanti per segnare la rete dell'esperienza. Il solito Lenussa dava il via all'azione poi il capitano la completava da solo, scartando un avversario, accennando ad una finta, in modo da sbilanciare il pur bravo Rigamonti ed infine mirando a colpo sicuro in una zona indifesa del rettangolo della porta. Sul tre a uno il Torino ha tentato invano di raddrizzare le sorti dell'incontro.