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Filadelfia
18/03/1956
h.15.00
TORINO - INTER 0-2 (0-0)
Torino
: Rigamonti, Grava, Rimbaldo, Bearzot, Grosso, Moltrasio, Antoniotti, Buhtz, Pellis, Bacci, Bertoloni. All.: Frossi.
Inter: Ghezzi, Fongaro, Giacomazzi, Vincenzi, Ferrario, Nesti, Armano, Invernizzi, Massei, Skoglund, Lorenzi. All.: Meazza.
Arbitro: Rigato di Mestre.
Reti: Massei 85', Invernizzi 88'.
Spettatori: 12.000 circa.
Note: Tempo coperto, giornata mite, terreno in buone condizioni, calci d'angolo 6-4 per il Torino.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 19 marzo 1956]
E' dalla stagione 1942-43 che l'Inter non vinceva più sul campo del Torino, quattordici anni fa. S'era perduto ormai perfino il ricordo di questo successo dei nero-azzurri e la lunga tradizione di imbattibilità sembrava mettere al sicuro la squadra granata. A infrangere questa tradizione è venuto l'uomo nuovo dell'Inter; Massei. Egli è stato fra gli atleti meno notati sul terreno per tutto l'incontro. Buon palleggiatore,, senso del gioco, ma niente di eccezionale. Parecchi uomini della sua squadra l'avevano offuscato, come attività, come organizzatori di manovra, come elementi di punta nelle fasi più serrate. Egli è venuto fuori nel momento in cui nessuno più pensava a lui. E' un uomo satanico. Aveva sbagliato due facili occasioni all'inizio. Nella prima la palla gli era pervenuta sul sinistro e si pensò che avrebbe preferito riceverla sul destro. Nella seconda gli capitò proprio sul destro, solo ad una diecina di metri dalla porta, una magnifica palla offertagli da Lorenzi con un centro dalla destra; ma forse fu sorpreso di avere tanta libertà, si impappinò, fors'anche colpi con la punta la terra, sta di fatto che tirò male mandando un docile pallone su Rigamonti che l'attendeva già con un ginocchio a terra. Allora si pensò che nemmeno per il piede destro era la giornata buona. A quattro minuti dalla fine, quando ormai tutti credevano che le due squadre stanchissime non pensassero che agli spogliatoi, è scoppiata la folgore. La storia della partita può quindi essere racchiusa tutta in questi quattro minuti finali. Quello che era avvenuto prima, d'un colpo è apparso tanto lontano, inconsistente e inutile. Due squadre più ricche di ritmo che di gioco nel primo tempo, lente e disorganizzate nella ripresa. La divisione dei punti appariva il risultato più equo, per quanto le occasioni migliori fossero state sciupate dall'Inter. D'un tratto i giudizi hanno dovuto mutar corso. Il goal che decide un incontro può essere merito di un giocatore solo, ma il valore di questo giocatore non ha altro compito che di trarre la sintesi di quello che è il lavoro di tutti. Massei ha fatto la somma finale del gioco dell'Inter. Ha giocato da sornione per 86 minuti, non ha convinto nessuno, molti ha anzi deluso, tutti avevano occhi solamente per Skoglund, Lorenzi e Armano. Si fischiavano i tiri sbagliati, le azioni non condotte a termine, le occasioni sciupate. In quel caracollare disordinato di uomini che cercavano ormai di concludere alla di sperata, ecco che l'uomo nuovo è apparso, come venuto a galla da un naufragio. Si era al 41° minuto e l'attacco che aveva abbozzato l'Inter non era molto diverso da quelli che l'avevano preceduto. Invernizzi, l'instancabile sgobbone dei nerazzurri, offriva un passaggio a Massei piazzato al limite dell'area, all'incirca nella posizione di mezzo destro. D'un tratto l'uomo si scatenò. Ricevette la palla sul petto, ricaduta a terra la rialzò con un tocco di punta, con un colpo di testa la rimise sul piede mentre piegava verso il centro. Lo affrontò dapprima Grava, ma il nerazzurro non commise l'errore di cercare di balzargli alle spalle perché Grava che è scattista l'avrebbe acciuffato, se lo tenne invece al fianco e percorse orizzontalmente un tratto di sette od otto metri, giunse nella zona di Grosso e mentre il granata cercava di ostacolarlo, fulmineo, di sinistro, saettava nella rete. Tutto apparve bello nella sua azione: la decisione, la padronanza della palla, il senso della direzione in cui muoversi, la potenza e la precisione del tiro. La manovra è stata così veloce, e così immediata la sua conclusione che avversari e pubblico sono stati colti di sorpresa. A quattro minuti dal termine la sconfitta irrimediabile per i granata. Pareva esagerato e ingiusto, il risultato contraddiceva alle risultanze di quasi novanta minuti di gioco, grande fu lo scoramento della folla, eppure il goal era stato troppo bello per poter essere discusso, forse non concludeva una rigorosa logica di gioco ma aveva però una sua logica ferrea e perentoria saldava un conto di anni, era un gioiello che si incastrava improvvisamente nella manovra spesso affannosa e dilazionatrice dell'Inter rialzandone di colpo il prestigio. Il pubblico non ebbe più nemmeno la forza di reagire. Dopo questo episodio, Moltrasio, che zoppicava già da alcuni minuti, rientrava negli spogliatoi. In dieci uomini il Torino tentò l'impossibile. A un minuto dalla fine, un palleggio Skoglund-Lorenzi sulla sinistra si concludeva con un lungo passaggio a destra. Invernizzi era solo, avanzò di qualche passo e sferrò il tiro. Rigamonti abbozzò la parata, sfiduciato anche lui, la palla rimbalzò sulle mani protese e gli finì alle spalle, nella rete. Ce n'era anche di troppo per la vittoria dell'Inter. Il Torino si è battuto bene nel primo tempo, ma nella ripresa, affiorata la stanchezza in alcuni elementi, presero evidenza le pecche del gioco. Moltrasio, riapparso in squadra dopo una lunga assenza, si è dimostrato troppo a corto di preparazione e ne ha risentito quella copertura di centro campo che egli avrebbe dovuto creare, Bacci era fuori fase. Pellis del tutto inconsistente, Antoniotti e Buhtz cercarono di tenere in piedi un reparto che nessun puntello poteva sorreggere, ma la loro prova è stata degna di lode. Frossi aveva predisposto il suo piano di marcatura: Bearzot su Skoglund, Bertoloni su Armano. Ma i piani restarono sconvolti. Lorenzi giocò quasi l'intero tempo all'estrema destra, Antoniotti girò fra destra e sinistra, Buhtz restò alla destra per tutta la ripresa, Armano era l'Antoniotti dell'Inter, Invernizzi si teneva prevalentemente a centro campo. Si ebbe talvolta l'impressione che il compito della marcatura fosse in alcuni clementi granata prevalente sul gioco. La più bella rivelazione della giornata, oltre la bella conferma di Grava, è stata, in fondo, Rimbaldo che come terzino sinistro ha rivelato doti insospettate fornendo alcune fra le più belle discese della partita come ala sinistra, sicuro nel tocco, deciso nelle azioni e in possesso di un fiato per tre. Troppo grave, senza dubbio, la punizione per il Torino. Quando una partita si decide negli ultimi minuti resta l'impressione di un colpo di mano fortunato. Il Torino è stato colpito nel momento in cui non gli era più possibile reagire. Nell'Inter un gioco equivalente a quello granata nel primo tempo e la stessa confusione nella ripresa, con in più Massei, che fa storia a sé. Nella squadra nerazzurra inoltre una difesa robusta anche troppo e non sempre corretta, e palleggiatori raffinati all'attacco. E' stata la giornata di Skoglund, di Lorenzi, di Armano, cioè degli uomini che ''tengono la palla'', il che non è un difetto, come molti credono, ma un pregio. E' questa abilità di palleggio, è questa capacità discorsiva della manovra, è questa sicurezza di possesso della palla che ha spesso messo in orgasmo i difensori grattata. Il colpo di Massei non è stato che il sigillo finale posto a questa lunga e metodica preparazione.