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Filadelfia
29/04/1956
h.15.30
TORINO - GENOA 2-2 (0-1)
Torino
: Rigamonti, Grava, Padulazzi, Bearzot, Grosso, Moltrasio, Antoniotti, Sentimenti III, Bacci, Buhtz, Bertoloni. All.: Frossi.
Genoa: Gandolfi, Cardoni, Becattini, Larsen, Carlini, Deflorio, Frizzi, Pestrin, Corso, Gren, Carapellese. All.: Magli.
Arbitro: Jonni di Macerata.
Reti: Carapellese 35', 66' (G), Antoniotti 60' (T), Bacci 75' (T).
Spettatori: 10.000 circa.
Note: Terreno in ottime condizioni, cielo grigio e vento freddo che nel primo tempo ha soffiato a favore del Genoa, gradinate piuttosto sguarnite e ampissimi vuoti sugli spalti. Calci d'angolo 3-1 per il Torino.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 30 aprile 1956]
Il Torino può definire questa sua partita col Genoa come un rattoppo. Un rattoppo eseguito in due tempi, per quanto riguarda i particolari, ed un rattoppo grande per l'andamento generico dell'incontro. Ha cominciato col giuocare contro dieci uomini soli, prima ancora che il risultato si indirizzasse a destra od a sinistra: in una confusa azione sotto la rete dei loro avversari, il centromediano del Genoa, Carlini, si beccava uno strappo alla regione inguinale che nettamente lo stroncava. Carlini usciva dal campo per qualche medicazione, rientrava rifugiandosi all'ala destra, ricadeva a terra al primo sforzo, e finiva per andarsene definitivamente. L'ala destra Frizzi retrocedeva ad occupare il posto del centromediano, disimpegnando anche bene il suo compito in quanto a lavoro di rottura. Contro un avversario così menomato, il Torino trovava modo di andare in svantaggio alla mezz'ora. Carapellese, l'italiano più anziano ma il più pieno di iniziativa in campo, si era portato dall'ala sinistra all'ala destra, e Grava, il terzino addetto alla sua sorveglianza, lo aveva seguito. Avveniva che, quasi sulla linea del fallo davanti alla tribuna centrale, il genoano si trovava ad averne due di guardiani, Grava stesso e Grosso. Con tutto il tempo per poter liberare a piacimento, i due si fraintendevano, e si facevano piantare in asso da Carapellese. Questi se ne andava via, puntava in stile diretto verso la porta, entrava in area, aspettava che il portiere Rigamonti si movesse, e deponeva la palla nell'angolo della rete che questi aveva abbandonata. Al riposo di metà tempo si giungeva cogli ospiti in vantaggio, ed i padroni di casa dovevano, semmai, ringraziare che Carapellese non avesse ripetuto a danno loro lo scherzo su un attacco degli ultimi minuti. Il Genoa rientrava in campo coi soli dieci uomini di prima: Carlini, decisamente eliminato, già era in tribuna a fare da spettatore. Ed il Torino non giuocava tecnicamente meglio, ma un po' più di slancio e di volontà lo dimostrava. Due bei tiri di punizione di Moltrasio venivano parati da Gandolfi. Per il resto, attaccava e sbagliava: ed a forza di premere, finalmente, al quarto d'ora riusciva a pareggiare. Portatosi in posizione di mezz'ala sinistra, Antoniotti poteva farsi luce, penetrare in area, e completare l'opera con un tiro basso che mandava la palla a finire, di assoluta precisione, nell'angolo della rete sulla sinistra di Oandolfi, Uno a uno. La parità del punteggio doveva durare esattamente sei minuti. Al 21', l'attento ed astuto Carapellese poteva infliggere la sua seconda botta ai suoi ex compagni di squadra. Anche all'origine di questo secondo colpo stava un malinteso fra i difensori granata. Saltando assieme ad un oppositore, Grosso deviava di testa nei piedi di Carapellese - che altrimenti si sarebbe fatto fermare per fuori gioco - e dalla sinistra, da pochi passi, non perdonava. Di nuovo in vantaggio il Genoa. Il Torino ritornava ad attaccare, e dopo tanto premere in modo incoerente, passata una diecina di minuti, poteva nuovamente acciuffare il pareggio. Era Grava che avanzava sulla destra e mandava al centro un lungo pallone alto. La traiettoria tesa non permetteva a nessun difensore genoano di intervenire. Bertoni toccava indietro a Bacci, ed il tiro basso di questi spediva la palla sulla base del lontano montante, a sinistra del portiere, e di qui in rete. Da notare che Oandolfi aveva subito poco prima un duro colpo all'arco sopraccigliare, tanto da dover necessitare una fasciatura poco dopo e l'applicazione di qualche punto al termine della partita. Dallo stato di parità, i granata corsero rischio di cadere nuovamente in quello di svantaggio prima del termine, quando Corso, invece di passare a Carapellese che se ne stava tutto solo e libero davanti a Rigamonti preferì fare da solo e mancare il bersaglio. Regnava del resto una tale confusione nelle file del Torino, che ad un certo punto si videro Padulazzi, Grosso e Grava saltare, per lo stesso pallone: colla conseguenza che l'ultimo nominativo dovette uscire dal campo per qualche minuto, per farsi medicare e fasciare la testa sanguinante. Non fa male a nessuno, ai fini pratici della situazione di classifica, questa divisione dei punti; anche in considerazione di quanto avvenuto altrove. Ma la partita non va annoverata certo nella categoria delle entusiasmanti. Per quanto riguarda il Torino, essa è stata una delle pia scadenti di tutta la stagione. Nessun uomo suo in piena forma, ed un giuoco d'assieme inesistente o quasi. Rientravano Moltrasio e Grosso, ma il ritorno alle buone condizioni fisiche non equivale sempre con immediatezza al possesso dei senso di giuoco: lo si è visto in modo speciale nel caso del primo dei due. Con Buhtz e Sentimenti III estremamente lenti e con un Bacci per nulla chiaro, la prima linea granata è stato il peggior reparto di squadra in campo. Una prestazione mediocrissima la sua. Più lineare e più chiara l'attività del Genoa, che ha sfiorato nell'occasione la sua prima vittoria esterna. In dieci, ha meritato tecnicamente di più di un avversario in undici. Non fosse che per il lavoro individuale di uomini come Carapellese, come Gren, come Larsen, come Frizzi.