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Filadelfia
13/05/1956
h.16.00
TORINO - PADOVA 2-0 (1-0)
Torino
: Rigamonti, Grava, Brancaleoni, Bearzot, Grosso, Moltrasio, Sentimenti III, Buhtz, Pellis, Bacci, Bertoloni. All.: Frossi.
Padova: Bolognesi, Blason, Scagnellato, Moro, Azzini, Zanon, Guarini, Agnoletto, Parodi, Chiumento, Stivanello. All.: Rocco.
Arbitro: Lo Bello di Siracusa.
Reti: Bertoloni 37', Bacci 67'.
Spettatori: 12.000 circa.
Note: Moltrasio ha fallito un calcio di rigore al 90', calciandolo a lato. Tempo bello, terreno in ottime condizioni, calci d'angolo 7-2 per il Torino.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 14 maggio 1956]
Il Torino ha ritrovato finalmente la via della vittoria. Tifosi soddisfatti, giocatori contenti, dirigenti sereni: uno squarcio d'azzurro in un cielo già buio e tempestoso che ha ridato respiro all'ambiente granata dopo tante ansie. Ha vinto bene il Torino. S'è mantenuto all'attacco, il doppio del Padova, ha accumulato una massa notevole di gioco, raramente si è visto in pericolo. Avrebbe potuto arrotondare meglio il punteggio se avesse manovrato con maggiore accortezza nelle fasi conclusive, ma sulla qualità del gioco non è d'altronde il caso di insistere specialmente in questo momento in cui altre squadre stanno andando a rotoli e lo spettacolo che si vede su quasi tutti i campi è prevalentemente mediocre. La partita di ieri segna comunque un evidente miglioramento rispetto a quella di giovedì scorso. Mancava Antoniotti e rientravano Sentimenti III, Bacci e Bertoloni. Quando un attacco subisce tali rivolgimenti, non gli si può chiedere di fornire una manovra impeccabile. Una formula di gioco è il frutto di una consuetudine, e cambiando gli uomini la consuetudine ai perde. Resta un nucleo di intesa, un minimo di omogeneità, una base essenziale di lavoro, che sono cose comuni alla quasi totalità delle squadre e che costituiscono il tronco del gioco. La differenza può essere solo nella ramificazione, nel volume delle fronde, nella fioritura. Seguendo questi elementari concetti si può giudicare quella di ieri, una assai buona partita, combattuta senza eccessi, di una levatura tecnica non tanto mediocre, vivificata da un fervore agonistico sempre in tensione, regolata dà un abbastanza avveduto senso dell'ordine, così da avvincere la folla. Il Torino ha saputo rientrare insomma su rotaie normali, anche se non è ritornato alla forma di alcune settimane fa; ma questo, ripetiamo, è un po' la conseguenza della stagione che stiamo attraversando e che è la stagione in cui la fioritura calcistica finisce. Il Padova si è difeso gagliardamente e ha tenuto vivo per tutti i novanta-minuti il contraddittorio con l'avversario: Per quello che è di nostra esperienza possiamo dire che si trova meglio sui terreni pesanti perché la sua manovra vi acquista maggior potenza. E' una squadra massiccia in difesa ma agile, insidiosa spesso, intelligentemente aggressiva all'attacco. Il più ammirato è il più utile è stato Agnoletto, il più sfortunato Parodi che è veramente un uomo di classe, il più potente Chiumento, il più vario ed estroso Stivanello. L'attacco contava anche un esordiente, Guarini, classe 1934, che non ha mai giocato nemmeno in serie B. Non diciamo che si sia fatto tanto notare, si sa che gli esordi sono difficili per tutti. Se tutti gli attaccanti padovani avessero avuto il brio, il senso della manovra e l'ispirazione di Agnoletto, guai più seri sarebbero venuti al Torino. Le due reti dei granata hanno sanzionato una superiorità territoriale resa evidente dall'andamento dell'incontro. Una rovesciata ha reso possibile la prima, una rovesciata ha realizzato la seconda. Il Torino si era visto negare al 15' un rigore quando Sentimenti III, irrompendo su un traversone rasoterra di Bertoloni, veniva atterrato a pochi passi dalla porta da Scagnellato. Rari erano i contrattacchi padovani e non giungevano quasi mai fino al portiere. Però al 87', su un rapido rovesciamento del gioco, un colpo di testa di Stivanello su centro di Agnoletto per poco non sorprendeva Rigamonti che riusciva, benché sbilanciato, a deviare con la mano la palla sulla destra, fortunatamente fuori da ogni possibilità immediata di ricupero padovano. Tre minuti dopo un tiro di Pellis dal limite era deviato alto in angolo da Bolognesi, quindi il Padova era ancora in corner al 37' e un minuto dopo maturava il goal. L'azione partiva da una rovesciata di Pellis quasi sulla linea di fondo a sette od otto metri dal montante alla destra del portiere, Bertoloni deviava la palla verso la rete non appena toccava terra e Bolognesi sorpreso non faceva in tempo a tentare la parata. Al secondo minuto della ripresa Parodi falliva da pochi passi l'occasione del pareggio calciando al disopra della traversa. L'episodio mise in allarme i granata. La loro reazione fruttava due calci d'angolo e un'infilata di attacchi che ponevano l'assedio alla porta padovana. Al 22' centro di Sentimenti III dalla destra, la palla spioveva su di un folto gruppo di giocatori, Bearzot la toccava di testa e Bacci, che in quel momento volgeva le spalle alla porta, effettuava una rovesciata che sorprendeva nettamente Bolognesi. La seconda rete tranquillizzò i granata che dovevano sempre temere qualche improvviso sbandamento difensivo. Ma alle spalle di incertezze non se ne verificavano, i difensori apparivano sicuri, e tutto filò liscio fino al 39' quando Grava fermò con le mani un pallone alto proprio al limite dell'area, e si ebbe anzi l'impressione che fosse dentro. Momento di emozione per i tifosi e respiro di sollievo quando il tiro finì alto. Al 45' per un atterramento di Buhtz (il più attivo dell'attacco) da parte di Zanon, Il Torino usufruiva di un rigore. Lo tirò Moltrasio, nettamente fuori, evitando così al Padova un passivo troppo grave e immeritato.