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Filadelfia
18/11/1956
h.14.30
TORINO - INTER 1-1 (1-1)
Torino
: Rigamonti, Grava, Brancaleoni, Bodi, Ganzer, Rimbaldo, Arce, Armano, Jeppson, Ricagni, Tacchi. All.: Baldi.
Inter: Ghezzi, Fongaro, Giacomazzi, Bearzot, Vincenzi, Dorigo, Pandolfini, Vonlanthen, Lorenzi, Massei, Skoglund. All.: Ferrero. D.T.: Frossi.
Arbitro: Lo Bello di Siracusa.
Reti: Ricagni 10' (T), Massei 22' (I).
Spettatori: 30.000 circa.
Note: Tipico quadro grigio di una giornata di inverno, cielo coperto, luce piovosa; terreno in buone condizioni, calci d'angolo 12-4 per l'Inter. Ospite in tribuna d'onore il D.T. della Nazionali, Marmo.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 19 novembre 1956]
Il risultato è giusto. Una vittoria del Torino sarebbe andata oltre il gioco, perché se una squadra doveva e poteva vincere non era che l'Inter. Questo va detto pur tenendo conto dei due pali dei granata nel primo tempo e dell'occasione perduta da Ricagni nei minuti finali dell'incontro che avrebbe dato una ingiusta mazzata all'Inter. Ma il gioco è un'alea continua. L'attacco dei nerazzurri, che sovrastava l'avversario, aveva il difetto nella sua forza, vogliamo dire nella sua superiore capacità di manovra che irretiva i granata senza stroncarne la resistenza, creatore di fasi e assai meno di situazioni, più costruttore che realizzatore, una macchina senza impennate. La superiorità di palleggio da nerazzurri era tale da indurre talvolta il gioco ad una semplice schermaglia, ma troppo insistente, sempre la stessa, per cui il mezzo campo pareva non finire mai; un attacco insomma senza punte, sempre troppo in linea, con un discorso prolisso, come di chi sa di aver ragione e prolunga per spasso la discussione per tenere l'avversario con le spalle al muro, un gioco insomma che era quanto di meno ''frossiano'' si potesse immaginare. Il Torino era più sbrigativo anche perché il suo gioco era prevalentemente di contrattacco. Assaltò d'impeto noi primo tempo e fu costretto nella ripresa ad un difficile contraddittorio riuscendo di rado ad avere la parola. Tuttavia restò in piedi. Vi restò malgrado certe sfasature difensive che in certi momenti devono aver fatto accapponare la pelle ai tifosi. Il Torino non aveva finora, avuto una giornata cosi oscura dei suoi reparti difensivi. Malcerto Ganzer, di solito tanto deciso e perentorio, sfasati i due mediani laterali (Bodi era stato spostato su Vonlanthen), un inizio sconvolgente di Brancaleone. La preoccupazione di essere messi nel sacco dai palleggiatori nerazzurri aveva reso titubanti i difensori granata - tutti meno Grava - gli avversari erano più scattanti, manovravano la palla con facilità, la manovra allargandosi allentava le maglie difensive al centro ed allora erano rattoppi affannosi agevolati dal fatto che l'Inter, pur costruendo meglio, ed avendo nelle mani tutte le briscole del gioco, non riusciva a lanciare un uomo oltre la cortina difensiva. Cosicché vien da dire che se l'Inter con la sua tecnica superiore e il volume preponderante del suo gioco nella ripresa non è riuscita ad assicurarsi la vittoria, restando bloccata di fronte ad un muro difensivo pur soggetto a sbandamenti talvolta paurosi, la colpa è tutta sua, cioè del suo eccesso di manovra e fors'anche del suo schieramento, per quanto su quest'ultimo punto non sia possibile a noi esprimere un parere esatto, mancandoci i dati di raffronto. Tenuto presente tutto quanto abbiamo or ora detto, si deve concludere che il Torino ha veramente superato se stesso nel compito di saldare le fratture e gli sbandamenti del suo gioco e mantener nello stesso tempo viva la minaccia alla rete avversaria. Si è fatta sentire anche troppo la mancanza di Grosso, cioè l'assenza di un uomo d'ordine in quei ranghi di ragazzi spauriti e disorientati. E' stata per i granata - prevalentemente nel secondo tempo - una pressoché continua azione di ricupero, svolta con impegno, e si potrebbe dire con abnegazione, tanto che nella seconda metà della ripresa parecchi apparivano già oltre il limite delle loro energie. E' in questo periodo che l'attacco dell'Inter ha premuto con maggiore insistenza. La barca del Torino era come sospesa su i marosi, un nulla avrebbe potuto farla affondare: un nulla, cioè quel lampo di estrosità, quella improvvisa decisione che conclude il discorso tecnico, quell'attimo folgorante che non è più di una squadra o di un reparto ma di un uomo solo che schizza fuori dal gioco e crea il destino della partita. Dobbiamo quindi lodare il Torino al disopra dei suoi errori, del disorientamento della sua difesa, del gioco subito e non sempre adeguatamente controbattuto; lodarlo per il grande animo dimostrato, per aver saputo non perdere una partita che si era dimostrata così densa di minacce, per essere andato oltre le sue possibilità della giornata così da raggiungere un risultato positivo che è proprio quanto si poteva, date le circostanze, richiedergli. Dobbiamo lodare, insomma, tanto chi ha fatto bene come Rigamonti, il migliore di tutti, Ricagni, Armano, Tacchi, Jeppson, Grava, come coloro che, sbagliando, hanno dimostrato un impegno e uno spirito di sacrificio che li ha fatti degni del rispetto del pubblico. Perché, malgrado tutto, è stata una gran bello, partita, dura ma non cattiva e non avara di gioco, che ha tenuto l'attenzione costantemente desta, manovrata spesso con perizia e sempre con quella scintilla di estro e di combattività che ha tenuto in ogni momento alta l'emotività della gara. Primo a segnare è stato il Torino al 9° minuto. Azione condotta da Arce sulla destra, sul centro entrava Armano che tentava il tiro, rimbalzo della palla su di un avversario, pronto Ricagni la ricuperava e la saettava in rete cogliendo Ghezzi in contropiede. Parve che il Torino potesse prevalere e ottenne infatti tre calci d'angolo consecutivi, poi venne a galla l'Inter. Al 22° Skoglund, dopo una prolungata azione sulla sinistra centrava quasi sulla linea di fondo: Rigamonti era stato attirato sulla sua destra dalla fase di gioco in svolgimento, Massei libero deviava di testa nella rete. Dopo il pareggio l'azione dei nerazzurri si accentuò. Al 24' corner contro il Torino, Vonlanthen riprendeva in mischia tirando a rete e Brancaleone salvava di testa a portiere battuto. L'offensiva dei nerazzurri prendeva quota, rotta a tratti da veloci sgroppate dei granata. Al 32' Tacchi, avanzando al centro, offriva in area uno stupendo pallone a Jeppson: tiro da una decina di metri, sembrava gol fatto poiché Ghezzi appariva spiazzato, ma la palla urtava al piede del montante e rimbalzava in campo. Nuova sgroppata interista e ritorno immediato del Torino all'offensiva. Al 40° nuovo attacco condotto da Arce, gioco formo per una punizione contro l'Inter al limite dell'area, l'azione veniva respinta. Grava rimetteva nella mischia e un tiro di Armano colpiva in pieno la traversa. Due pali erano troppi per le possibilità, offensive del Torino. La ripresa si iniziò con una offensiva nerazzurra. Al 3° Ganzer, tentando un rinvio di testa, deviava alle proprie spalle. Massei era pronto a balzare sulla palla, già in area. Il salvataggio non fu certo ortodosso. Brancaleone se la cavò come poté, Massei andò distesso a terra, l'arbitro chiuse un occhio e il gioco continuò. Progressivamente ora l'attacco interista si imponeva condotto prevalentemente da Pandolfini, il migliore dei cinque. Manovra fitta, i granata con gli occhi sbarrati, senza poter capire dove l'azione si sarebbe spostata, interventi a volte prodigiosi di Rigamonti, un'occasione mancata da Skoglund al 23°, due tiri di Dorigo poco dopo, il secondo respinto coi pugni, un'altra occasione mancata per un soffio da Massei, quattro angoli consecutivi contro la porta torinese, poi al 42' il successo sfiorato dai granata. Su centro di Tacchi, Ghezzi respingeva corto in tuffo. Ricagni si trovava la palla nei piedi, ma nell'eccitazione del momento sparava fuori. Salvo il pareggio per l'Inter e salva anche la logica della partita.