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| Filadelfia |
| 02/12/1956 |
| h.14.30 |
| TORINO - GENOA 2-2 (1-2) Torino: Rigamonti,Bodi, Brancaleoni, Ganzer, Grosso, Rimbaldo, Armano, Jeppson, Arce, Ricagni, Tacchi. All.: Baldi. Genoa: Gandofi, Frizzi, Becattini, Viciani, Carlini, Delfino, Abbadie, Dal Monte, Macor, Parodi, Carapellese. All.: Magli. Arbitro: Piemonte di Monfalcone. Reti: Dal Monte 3' (G), Tacchi 40' (T), Carapellese 43' (G), Ricagni 63' (T). Spettatori: 10.000 circa. Note.: Cielo sereno, seppur con leggera foschia, temperatura fredda, terreno umido e soffice, calci d'angolo 7-4 per il Torino. Cronaca [Tratto da La Stampa del 3 dicembre 1956] Non si può dire che non sia stato meritato il piatto che il Genoa è riuscito a portarsi via dal campo del Torino. Soverchiato nel (fioco, ha resistito con ordine, con una tenacia combattiva ammirevole, con una potenza di reazione pari all'impeto offensivo da cui era investito. Non si può affermare che sarebbe potuto andare oltre il pareggio, anche se le occasioni non gli sono mancate, perché senza dubbio in fatto di occasioni il Torino l'ha subissato, mancandone tuttavia troppe, specialmente nella ripresa, ver poter sperare di far saltare la diga difensiva rossoblu. Due volte il Genoa è andato in vantaggio, cosicché se ne conclude che quella del Torino è stata una rincorsa continua, ansimante, per acchiappare un avversario il quale per segnare le sue due reti non aveva speso nemmeno la metà delle energie dissipate dai granata per annullarle. Nel Torino, una difesa debole, due laterali fuori forma e un attacco convulso. Nel Genoa una difesa sempre meglio piazzata, una mediana rocciosa in Carlini, combattiva in Viciani e forte assai in Delfino, di gran lunga il migliore; e infine all'attacco più manovratore che potente ma tendente (almeno ieri) al palleggio, più insinuante che aggressivo, che ogni volta che si è spiegato ha procurato alla malferma difesa granata evidente preoccupazione e affanno. Per fortuna non si è mosso gran che; la necessità di rinforzare la copertura l'ha spesso indotto al minimo di effettivi, e pur tenendo conto del suo carattere sperimentale per l'esordio di Parodi e il ritorno di Abbadie non ancora in pieno possesso dei suoi mezzi, s'è visto, o meglio si è capito, che, meglio ambientato l'elemento nuovo e migliorando la forma di Abbadie, ieri completamente spremuto nel secondo tempo, l'efficienza del reparto potrà notevolmente aumentare fino a risultare senz'altro un settore assai buono, fors'anche il migliore della squadra. La partita avrà pure suggerito ai tecnici genoani i ritocchi che è possibile apportare allo schieramento che a noi non sembra definitivo, senza dilungarci in esemplificazioni. La partita si è aperta con un infortunio per il Torino. Dopo appena quattro minuti di gioco il Genoa andava in vantaggio con un'azione manovrata sulla destra da Abbadie. Al limite dell'area di rigore, Dalmonte, venusto in possesso della palla, sferrava un tiro che risultava perfetto di mira e di dosatura, preciso nell'angolo alto alla sinistra del portiere, fuori da ogni possibilità di parata per Rigamonti, che data la ressa provocata dal lungo indugiare della manovra, non deve aver visto il pallone se non quando non c'era più niente da fare. Cominciò la prima rincorsa dei granata; rincorra a ritmo incalzante ma nervosa, affannosa, sempre in un labirinto di avversari. Da parte sua il Genoa si limitava a svolgere azioni di contropiede, una tattica tutt'altro che sconosciuta ai rossoblu e che sanno svolgerla efficacemente. Fu così che al 25', dopo un intenso tamburellare di attacchi granata, gli avanti avversari sbucarono fuori dalla mischia e Abbadie offrì un pallone d'oro a Carapellese a pochi passi dalla porta. Il capitano sbagliò il tiro, riprese l'assalto granata, tre o quattro volte Gandolfi parò di fortuna non riuscendo a trattenere la palla, l'assalto prese a tratti l'aspetto di un arrembaggio, con una potenza d'urto che avrebbe potuto smantellare un muro, ma in quelle mischie anche i passaggi diventavano casuali, nessun varco si apriva, nessun palleggio era possibile. Il varco il Torino lo trovò finalmente al 40' su una azione partita da lontano, da Ganzer a circa quaranta metri dalla porta. Armano raccolse il passaggio e fu pronto ad allungare in mezzo ai terzini a Tacchi già lanciato. Uscì Gandolfi, un difensore si affiancò al granata, ma fu lesto quest'ultimo a toccare la palla con l'anticipo necessario ad eludere il tuffo del portiere. Raggiunto il pareggio, il Torino tirò il fiato dopo la gran fatica. Ma tre minuti dopo ecco il Genoa nuovamente in vantaggio. L'azione partiva da una punizione per un fallo di Jeppson a tre quarti del campo. Si verificò quello che non ti aspetti. A più di trenta metri dalla porta, Bodi affrontava Carapellese e mancava nettamente il rinvio colpendo appena di striscio la palla che gli scivolava alle spalle. Pronto scattava Carapellese, Rigamonti preso dal panico uscì dai pali e il tiro - un tiro lento sferrato pressoché dal limite - lo colse in contropiede. La palla trotterellò nella rete. Si ebbe l'impressione che se Rigamonti fosse rimasto al suo posto, il goal si sarebbe forse potuto evitare per che Carapellese avrebbe egualmente anticipato il tiro temendo il ritorno di Bodi; ed era un tiro di troppa modesta potenza per battere un portiere al suo posto. Ma questa non è, ripetiamo che un'impressione, poiché nessuno può sapere quello che sarebbe avvenuto qualora il ricupero di Bodi si fosse realmente verificato. Nella ripresa il Torino partì quindi per la seconda rincorsa. Dopo che Rigamonti ebbe deviato in angolo un fortissimo tiro di Parodi al 3', gli avanti granata si scatenarono. Mischie davanti alla porta del Genoa, occasioni che si profilano e subito svaniscono, uscite alla disperata di Gandolfi, una ressa da far tenere il fiato. Al 18' il secondo pareggio. Azione sulla destra, Jeppson centrava a mezza altezza diagonalmente, Arce e Ricagni partivano contemporaneamente in tuffo ed era il secondo che raggiungeva la palla ad un passo dalla rete. L'assalto continuò. Ricagni e Tacchi che formavano il reparto più efficiente dell'attacco granata costituivano la zona di maggior pericolo per la difesa rossoblu. La potenza dell'urto richiamò indietro tutti gli uomini, fatta eccezione per Carapellese in posizione avanzatissima al centro e Abbadie poco impegnato e aia stanco all'estrema. Rare le controffensive genoano, il più delle volte stroncate a metà campo e continuo, imperversante, tumultuoso l'attacco dei granata. Due pali: al 25' di Tacchi e al 33' di Arce, tiri salvati da rimpalli fortuiti, una danza talvolta frenetica davanti alla porta. Nel finale, al 43', una occasione mancata per un soffio da Carapellese su centro di Macor dalla sinistra e subito dopo un bel pallone di Armano fallito da Ricagni per un attimo di ritardo a un passo dalla rete. In conclusione, il Genoa aveva ottenuto forse più di quanto sperava; il Torino aveva invece sciupato le sue forze e il suo gioco. |
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