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Filadelfia
30/12/1956
h.14.30
TORINO - ATALANTA 2-0 (1-0)
Torino
: Rigamonti, Ganzer, Brancaleoni, Bodi, Grosso, Rimbaldo, Arce, Armano, Jeppson, Ricagni, Tacchi. All.: Baldi.
Atalanta: Galbiati, Cattozzo, Corsini. Angeleri, Gustavsson, Roncoli, Mion, Annovazzi, Bassetto, Borsani, Longoni. All.: Bonizzoni.
Arbitro: Maurelli di Roma.
Reti: Rimbaldo 2', Arce 71'.
Spettatori: 10.000 circa.
Note: Cielo grigio, temperatura fredda, terreno gelato, calci d'angolo 8-1 per il Torino.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 31 dicembre 1956]
Due reti, una per tempo, vai palo colpito da Ricagni, due occasioni inverosimilmente mancate da Jeppson a pochi passi dalla porta: questo il bilancio della partita dei granata conclusasi con una vittoria alla quale nessun titolo di legittimità manca, anche se l'Atalanta, specialmente nella ripresa, ha attaccato di più ed ha chiuso a suo favore il bilancio dei calci d'angolo. E' stata una partita assai tirata, specialmente da parte dell'Atalanta la quale, venutasi a trovare in svantaggio dopo appena tre minuti di gioco, si vedeva tracciata la sua tattica di gara: attaccare sempre. La squadra bergamasca ha difatti attaccato con un'intraprendenza ammirevole, ma il fatto che nemmeno una: volta Rigamonti non sia mai stato costretto ad una parata d'impegno, sta a dimostrare qual fossa il tarlo del suo gioco: l'eccessiva elaborazione nella fase preparatoria e il difetto di mira al momento del tiro. La piega che rincontro ha preso al 3° minuto di gioco, a dire il vero un po' fortunosamente, ha giovato, se non altro, allo stato d'animo del Torino perché proprio d'una buona partenza lai squadra aveva bisogno per poter tirare avanti senza orgasmo. L'azione del goal è venuta su calcio d'angolo. La palla veniva respinta fuori dalla mischia, Rimbaldo la raccoglieva sferrando il tiro da una dozzina di metri, la traiettoria tesa del pallone incontrava la schiena di Jeppson e veniva deviata spiazzando il portiere il quale nella confusione creatasi davanti alla sua porta, forse non aveva potuto rendersi esatto conto né del tiro né della deviazione. Lanciato così bene dalla vittoriosa azione, il Torino insisteva per qualche tempo all'attacco e al 7' un tiro di Ricagni, su passaggio di Armano, sfuggiva a Galbiati e rimbalzava sul montante. Fu a questo punto che l'Atalanta cominciò ad alleggerire il peso dell'offensiva avversaria, ma nel suo gioco c'era più mobilità, spirito aggressivo e sequenze di passaggi che capacità vera di sfondamento. Molti tiri, ma da lontano e tutti fuori. La difesa granata, pur giocando alla garibaldina, cioè ora con interventi volanti ora con ricuperi, e tempre come sul ciglio di un precipizio, riusciva a bloccare al limite dell'area gli attacchi avversari condotti quasi sempre con palleggi abili e con ricercatezza di spostamenti, ma mancanti però di una apprezzabile potenza di sfondamento. Annovazzi, Borsoni e Bassetto, tutti abili manovratori ma nessuno di essi centravanti vero. Quindi gioco che ritarda, che fiuta il corridoio e non lo trova, passaggi in linea alla ricerca della zona buona e tiri da venti metri fuori dai pali. La difesa del Torino, contro un attacco di tal natura, ha talvolta ballato un po', ma in fondo nessuna difesa si trova in vera difficoltà davanti ad un gioco tendenzialmente in linea. Passarono così senza conseguenze alcune incertezze dovute in parte alle difficoltà provocate da quella manovra ondeggiante e in parte al terreno duro e gelato che infastidisce prevalentemente chi deve scattare da fermo, ma quando era il Torino ad attaccare la pericolosità dell'azione era ben più evidente. Al 22' un goal di Arce era annullato per un precedente fallo dello stesso giocatore; poi al 27' scendeva Armano sulla destra, sfuggiva a tutti gli avversari e centrava quasi sulla linea: un pallone d'oro, un vero peccato sciuparlo, ma Jeppson, da quattro o cinque metri, alzava sopra la traversa. L'azione era la copia esatta di quella malamente conclusa da Julinho nella partita di San Siro otto giorni prima. Pochi minuti avanti, lo stesso Jeppson, su centro dalla sinistra, ben piazzato al centro della porta, libero a quattro o cinque metri dai pali, aveva deviato di testa la palla sbagliando il bersaglio di almeno tre metri. Questi due episodi dimostrano che Jeppson non si trovava certo in una giornata ideale. L'essere restato tanto tempo lontano dal gioco gli ha fatto perdere quella che era la sua caratteristica più saliente: il senso della rete. Anche nella ripresa un suo tiro in mischia finì nettamente fuori, non casualmente, ma per netto sbaglio di mira, e pure questa volta da non più di tre metri di distanza. Il Jeppson d'oggi è ancora un uomo impacciato, con la falcata legata, timoroso non contro l'avversario ma nella decisione dell'azione, incapace di una fuga. Il suo rodaggio è lento, l'istinto è come arrugginito, ma se si vuole riaverlo come era prima (o pressappoco) non c'è che da rieducarlo progressivamente, visto che sostituirlo in meglio non c'è modo. A parte questo neo, l'attacco granata è apparso impegnato in una prova d'orgoglio. Arce ha riscosso finalmente gli applausi del pubblico per la costanza, l'aggressività, l'alto impegno del suo gioco. Armano ha funzionato come elemento di raccordo, in un lavoro che esigeva più sacrifici che non fosse prodigo di soddisfazioni; Ricagni ha dato imbeccate un po' a tutti, sobrio, misurato e intelligente, e Tacchi s'è buttato, com'è suo costume, a capofitto nella lotta, generoso, incurante degli scontri che non lo hanno risparmiato: una palla di gomma. Il secondo tempo si è aperto con un attacco dell'Atalanta che otteneva una punizione da venti metri. Sul tiro di Bassetto, Rigamonti si trovava in difficoltà, la palla rimbalzava contro il montante e veniva poi mandata in corner. L'Atalanta iniziava un corpo a corpo spesso affannoso per il Torino, Longoni e Mion si erano scambiati di posto, ma il difetto non era alle ali. Al 9' una fuga di Tacchi, su rimessa del portiere, per poco non raggiungeva il bersaglio. Tacchi veniva a trovarsi solo davanti al portiere che gli era uscito incontri, ma deviava fuori. Dopo che Rigamonti era stato costretto a buttarsi sui piedi di Roncoli a pochi metri dalla porta, il Torino veniva maturando il suo secondo goal, Lo otteneva Arce al 27' il quale entrava di forza su di un passaggio di Rimbaldo a Ricagni e stangava rasoterra, fuori da ogni possibilità di parata di Galbiati. Uno splendido tiro. Un minuto dopo, Ricagni, lanciato verso la rete veniva atterrato con una carica in area ma riusciva a provocare un calcio d'angolo. La più bella occasione capitava a Mion al 44' che veniva a trovarsi del tutto smarcato a una decina di metri dalla porta. Istintivamente Rigamonti si gettava in spaccata e col piede deviava il tiro in angolo. Questa, a grandi linee, la partita. La vittoria del Torino, la prima dopo sei domeniche magre, non fa una grinza, essa conclude nel modo più logico il gioco, è giusta e meritata. Dell'Atalanta s'è detto per quanto riguarda l'attacco le cui pecche sono state di carattere tattico e non tecnico, Bella invece la difesa e ottimi i mediani. Nel complesso una squadra piena di fermenti di gioco, fresca, vibrante, aggressiva, che ha lavorato molto e sciupato anche di più e che bisognerà rivedere in una giornata di miglior vena.