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Filadelfia
10/02/1957
h.15.00
TORINO - SAMPDORIA 0-0
Torino
: Rigamonti, Grava, Cuscela, Rimbaldo, Grosso, Ganzer, Arce, Fogli, Pellis, Bodi, Bacci, Ricagni, Tacchi. All.: Liberti e Ussello.
Sampdoria: Bardelli, Farina, Agostinelli, Martini, Bernasconi, Vicini, Conti, Ocwirk, Ronzon, Tortul, Arrigoni. All.: Rava, Czeizler.
Arbitro: Marangio di Roma.
Reti: -
Spettatori: 20.000 circa.
Note: Giornata bella, terreno pesante e ampiamente ricoperto di segatura, espulso Agostinelli all'83', ammoniti Tortul e Martini.
Cronaca
[Tratto da La Stampa dell' 11 febbraio 1957]
Il pareggio è più un regalo per la Sampdoria che il giusto premio spettante al Torino. Le occasioni migliori e più numerose sono state per granata, e non è un torto non aver saputo approfittarne perché il caso regola spesso l'andamento del gioco a dispetto dei meriti e della logica. Il Torino ha disputato una partita piena d'animo e di fervore; l'ha controllata nel primo tempo e poi s'è disteso nella ripresa; ha lottato con uno slancio, un'energia, una volontà che trovavano purtroppo un freno nella fragile struttura della manovra ma che rivelavano tuttavia nel la squadra fermenti ancora vigorosi di gioco. Alla vittoria essa è andata vicino più di quanto vi sia andata la Sampdoria, ha avuto larghi periodi di dominio, ha bussato nell'ultima parte con insistenza alla porta di Bardelli, ma non è passata. C'è un destino per ogni partita. Questo non deve però far credere che quella granata sia stata la squadra migliore sul terreno. Qualitativamente la Sampdoria vale di più, e anche ieri l'ha dimostrato. Certo, se il Torino avesse segnato, il gioco avrebbe avuto altri sviluppi, ma trincerata saldamente sul pareggio, la Sampdoria non ha ritenuto evidentemente di rischiare di più di quanto le circostanze imponessero. E' stata cauta, prudente, attenta alla copertura. La sua cautela le ha imposto un tipo di gioco abbondantemente elaborato, un gioco di avvicinamento assai nutrito, con palleggi e smarcamenti ripetuti con sicurezza, senza offrire mai però la visione di un attacco a fondo che avesse minori preziosità di stile, ma un'intenzione più decisa. Da questo gioco il Torino appariva spesso dominato, ma la ricerca del piazzamento per la fase finale era sempre agevole, rare sono state infatti le occasioni per Rigamonti di intervenire, la manovra si esauriva spontaneamente per la mancanza ad un certo punto di ogni possibilità di effettuare una nuova apertura. Resta, della Sampdoria, la impressione di una macchina assai bene registrata ma che lavora appunto come una macchina. Il goal deve risultare il vertice di una costruzione che ha solide fondamenta, non un'improvvisazione da cui anzi i cinque uomini hanno sempre rifuggito legati come erano alla regia di Ocwirk, alla preoccupazione di non isolarsi, alla tendenza di non intoccare il blocco offensivo. Quando tornerà Firmani sarà altra cosa; Firmani è già qualcosa di più di una pedina, ha la galoppata dell'affondo, un estro personale, la sua puntata supera il baluardo che esiste fra la manovra e il goal. Nella Sampdoria attuale c'è dunque non carenza ma eccesso di gioco; questa è una condizione tecnica che non preoccupa troppo. La squadra è omogenea, non ha fratture, non squilibri; sembra invece talvolta un po' fredda, più adatta a capire il gioco che la lotta. Enorme e prezioso è stato il lavoro dei due laterali, Farina è apparso il miglior terzino e uno dei più forti uomini in campo, e Bardelli un po' con merito e un po' con fortuna è riuscito a cavarsela. Inferiore in linea tecnica e come possibilità di manovra, il Torino capì che avrebbe solo potuto vincere sullo slancio. La squadra si è schierata col battitore libero che era Cuscela, ed è questo uno schieramento che essa non può più abbandonare perché rinsalda la difesa ed invita al contropiede che è t'arma più valida per una compagine il cui gioco è più una reazione che una costruzione. Grava era stato portato su Conti che seguiva nei suoi spostamenti, dall'altro lato operava Ganzer, Grosso era praticamente un centromediano metodista e Bodi giocava arretrato per rinforzare lo schieramento di centrocampo. Questa la formazione base. Che tutto sia filato nel senso predisposto non si può dire. Grosso, che era un centro, mediano di posizione e di fatto un terzino volante, col nuovo compito sembra ringiovanire e si concede una libertà d'azione che spesso diventa pericolosa perché scopre il blocco difensivo. Il battitore libero Cuscela gli sta alle spalle ma non ha il compito di sostituirlo e non lo libera dalla sua funzione che resta quella di centromediano di posizione e di primo ostacolo alla manovra avversaria per preparare l'intervento decisivo di Cuscela. Inoltre, il contropiede non si è sempre effettuato nei modi che questa tattica richiede. Sono necessari uomini, scattanti, decisi, freschi e invece Armano e Ricagni appaiono lenti e stanchi, certo per il gran sgobbare che hanno fatto durante il girone d'andata. La loro azione è tendenzialmente temporeggiatrice, cercano il passaggio più che la spinta a fondo. L'uomo più pericoloso dell'attacco è stato Tacchi con le sue volate ed i suoi palleggi, mentre Bacci ha fatto un buon esorato stagionale per quanto l'azione imperniata quasi sempre su Tacchi gli abbia raramente creato la situazione propizia. Nel primo tempo le due squadre hanno avuto una sola preoccupazione: non scoprirsi. La Sampdoria era titubante, il Torino irresoluto. La prima ha perduto. la sua unica e grande occasione da rete al 5' su un allungo di Ocwirk che serviva Arrigoni appena a due o tre metri dalla rete. Il goal sembrava fatto e ancora non si capisce bene se sia stata colpa del sampdoriano o merito di Rigamonti l'averlo evitato. Arrigoni titubò, inciampò forse nel terreno, tirò male e debolmente tanto che il portiere si vide la palla nelle braccia. Tiri di Bacci, Rimbaldo, Tacchi da una parte; di Arrigoni dall'altra. La ripresa doveva essere più movimentata. Al 3' in seguito ad uno scontro con Ganzer, al limite dell'area, Vicini era costretto a restare per qualche minuto fuori campo. Intanto cominciava ad imperversare Tacchi, ora alla destra, ora alla sinistra, ora al centro. Pareva che la palla lo andasse ogni volta a cercare, ed ogni volta erano sgroppate inevitabilmente concluse da capitomboli. Infieriva l'arbitro che già nel primo tempo aveva adottato il pugno di ferro fischiando tutti gli interventi sull'uomo. Nessuna carica permessa, nemmeno di fianco. Tanta severità, del resto spartita equamente nei due capivi, aveva però una sosta al 7' quando Agostinelli, dopo aver pedinato Tacchi dalla estrema destra a quella sinistra, lo atterrava in area a pochi metri dalla porta. L'arbitro ebbe a questo punto un pentimento e poiché intanto la palla era finita in angolo optava per un tiro dalla bandierina. Salve di fischi lo investivano dalle gradinate, l'atmosfera del gioco si riscaldò e il Torino prese da questo momento a prevalere nettamente. Un tiro di Ronzon parato da Rigamonti poi, in azione di contrattacco, Bacci su colpo di testa di Tacchi veniva a trovarsi smarcato in posizione utile ma il tiro era bloccato in tuffo. Lo stesso Bacci, al 22' su punizione di Ganzer, raccoglieva a pochi metri dai pali un pallone apparentemente facile ma che in realtà era assai malcomodo perché gli saltava morto fino all'altezza del petto: il tiro finiva alto. Ma il Torino insisteva. Al 31' punizione dal limite tirata da Bacci: la palla rimbalzava sulla traversa, Bodi riprendeva mirando a rete e solo una qran parata in angolo di Bardelli poteva evitare il punto. Occasione per Ricagni qualche minuto dopo, solo ad una quarantina di metri dalla porta, gli avversari presi in contropiede. L'avesse avuto Tacchi quel pallone, chissà che volata! Ricagni misurò evidentemente la distanza, inde che non ce la faceva e non tentò nemmeno. Al 37' veniva espulso Agostinelli. L'arbitro equivocò sul fallo perché Tacchi prevedendo l'entrata nelle gambe dell'avversario che gli stava dietro aveva spiccato un salto ricadendo seduto a terra. Ma l'entrata invece non venne e rimase solo l'apparenza del fallo. Agostinelli era del resto responsabile già di una mezza dozzina di interventi scorretti precedenti. La Sampdoria restò con nove uomini e mezzo perché Arrigoni cadendo s'era procurato una distorsione al gomito destro, ma non mollò. L'ultima emozione la si ebbe al 44', su centro di Tacchi dopo scambio con Ricagni: la palla deviata dal portiere si spostava su Armano che tentava di servirla a Ricagni a tre metri dalla rete. Intervenne difatti Ricagni, ma una seconda uscita di Bardelli salvava la situazione mentre il granata alzava le braccia protestando e si lasciava cadere a terra. Il suo gesto invocava il rigore per un fallo di mano, ma l'arbitro non aveva visto niente, e del resto in quel trambusto era assai difficile vedere.