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Filadelfia
24/02/1957
h.15.00
TORINO - TRIESTINA 1-0 (0-0)
Torino
: Rigamonti, Grava, Cuscela, Fogli, Grosso, Ganzer, Arcem, Armano, Jeppson, Ricagni, Tacchi. All.: Marjanovic.
Triestina: Bandini, Belloni, Brunazzi, Freschi, Ferrario, Tulissi, Renosto, Szoke, Natteri, Petris, Clemente. All.: Pasinati.
Arbitro: Ferrari di Milano.
Reti: Armano 53' rig.
Spettatori: 17.000 circa.
Note: Cielo sereno, venticello freddo, terreno in buone condizioni; calci d'angolo 6-1 per il Torino.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 25 febbraio 1957]
Un calcio di rigore ha liberato il Torino dal complesso della sconfitta. Era tempo. Non è una vittoria tanto splendente e che trascini all'entusiasmo, ma se si considera che il Torino è stato all'attacco almeno ottanta, minuti su novanta e che ha bussato venti volte alla porta di Bandini, si deve riconoscere che è stata una vittoria largamente meritata. La squadra granata si è liberata da un incubo. Non vinceva più, da sette domeniche, l'affanno e lo scoramento stavano impadronendosi dei giocatori e la compagine era giunta ad un punto tale di tensione fra la speranza e il timore che poteva essere definito un limite di rottura. Se non avesse vinto nemmeno ieri il crollo sarebbe: stato forse fatale, più per ragioni psicologiche che tecniche, per la sopravvenuta certezza dell'inutilità di ogni sforzo e di ogni volontà contraria, per una rassegnata sottomissione alla sorte avversa. Fortunatamente questo pericolo è stato fugato. La squadra ha avuto un energico gesto di ribellione, ha lottato col cuore in gola, ha attaccato, attaccato sempre, almeno una mezza dozzina di volte il goal è stato sfiorato, più di un salvataggio in extremis è stato effettuato dalla difesa triestina e se quel goal segnato su rigore poteva sembrare alla fine poca cosa, esso rendeva però finalmente giustizia alla squadra che fortuna non ne aveva mai avuta e più di una ingiustizia aveva dovuto subire. Accettiamo quindi questa vittoria come il segno di un'alba nuova, e con la speranza che di un'alba veramente si tratti, annunciatrice di giornate serene e feconde. La partita, per il suo stesso andamento, è risultata povera di cronaca. Migliore il primo tempo del secondo, ma sempre un gioco a denti stretti, la tenacia aggressiva da una parte e la difesa ostinata dall'altra, assembramenti quasi continui si formavano nell'area estrema degli ospiti, davanti alla porta si affollavano i difensori e l'inevitabile corpo a corpo assumeva talvolta aspetti concitati e aspri. Tre volte nella ripresa il Torino ha colpito pali. L'ansia cresceva nella folla come una marea e pareva proprio, che in questa partita, per la posta che essa metteva in gioco e che poteva impegnare addirittura l'avvenire della squadra, venisse a condensarsi il destino di una società che mai si era trovata a un così brutto passo. Il rigore che l'arbitro Ferrari ha decretato al 6° minuto della ripresa, ha tolto finalmente la squadra dal suo incubo. L'azione partiva da un allungo di Ganzer ad Arce, che nel secondo tempo ha giocato nella posizione di centravanti, e da Arce filava su Jeppson che si trovava in posizione avanzata nel ruolo di mezzo destro. Jeppson correva verso la traiettoria dei la palla ed a cinque o sei metri dalla rete mentre cercava di colpire di testa veniva trattenuto col braccio teso da Brunazzi che lo affiancava, impossibilitato a continuare la corsa, Jeppson allungava la gamba e riusciva ancorai a toccare la palla alzandola sopra la traversa. Il fallo era evidente, ma era anche facile mascherarlo e non sappiamo se un altro arbitro si sarebbe assunto la responsabilità di concedere il rigore, data la consuetudine di trascurare in area gli episodi (fatta eccezione per i falli di mano) che non rivestano carattere di violenza. Ferrari vide e fischiò subito. Piazzata la palla sul disco, realizzava Armano. Questo, il momento capitale della partita. A questo punto il Torino aveva già abbondantemente meritato di segnare. Al 12' del primo tempo Ricagni, nell'azione susseguente ad un calcio di punizione, aveva sferrato un violentissimo tiro che Bandini aveva sfiorato con le dita mandando la palla a rimbalzare contro la traversa. Qualche minuto dopo, al 18', su passaggio di Armano, Tacchi sfuggiva alla vigilanza di Belloni e iniziava da trenta metri la sua volata verso la rete. Usciva Bandini ma il tiro rasoterra, e misurato di Tacchi lo coglieva in contropiede: pareva goal fatto senonché la palla rimbalzava al piede del montante e il portiere, voltatosi ancora a terra, se la trovava fra le mani. I contrattacchi dei triestini non avevano consistenza e generalmente finivano all'altezza dell'area di rigore senza riuscire ad impegnare il portiere. Il Torino insisteva. Al 27', su centro di Jeppson, corner contro gli ospiti, poi al 34' Brunazzi salvava su Fogli ad un posso dalla rete una situazione già virtualmente conclusa. La Triestina era tutta asserragliata nella sua area, non più catenaccio ma massa di difesa, una stretta pressoché continua, passaggi sbagliati per un soffio, altri interrotti per un pelo, rimpalli casuali, interventi ora destri ora pesanti e su tutto la sensazione che solo il caso poteva salvare o condannare. Nella ripresa Arce si spostava al centro e Jeppson a mezzo destro. La disposizione era forse più logica ma il gioco doveva segnare un sensibile regresso rispetto a quello del primo tempo. Al 6' l'azione del rigore a cui abbiamo già accennato. Il goal non scuoteva per il momento la Triestina che solo nel finale doveva uscire dal guscio difensivo. Al 15', in seguito a punizione dal fondo campo, Arce, su passaggio di Tacchi sferrava un tiro di sinistro che colpendo lo spigolo superiore della porta faceva schizzare la palla fuori. Il risvegliarsi progressivo degli ospiti, decisi a loro volta a tentare l'avventura, diradava il baluardo di difesa ed era il Torino ad attaccare in contropiede. Al 27' Jeppson, lanciato nell'area avversaria, dette l'impressione di aver il goal a portata del suo tiro, ma lo deluse Bandini con una parata stupenda. Alla mezz'ora un centro di Arce dalla destra era raccolto da Tacchi che cercava con un colpo di testa di segnare ma Ferrario salvava dalla linea. Nel finale si vide l'attacco della Triestina in azione, Ferrario scendeva a dare manforte ai suoi avanti ed ogni volta erano situazioni che la difesa granata arginava a fatica. Veniva da chiedersi perché gli ospiti non si fossero mossi prima. Quasi allo scadere del tempo su attacco Arce-Armano, quest'ultimo tirava da pochi passi ma anche questa volta Bandini con. una magnifica parata riusciva ad evitare il punto mandando in angolo. Conclusa per il meglio la partita, non si può dire che ci sia da restare tranquilli sul Torino. Comincia il compito più grave di Marjanovic. La difesa si è comportata bene fin che la squadra ha attaccato, ma gli accenni di sbandamento rivelati quando attaccavano invece i triestini non possono essere trascurati e attribuiti unicamente a momentaneo disorientamento. E cambiato il terzino volante che ieri era Ganzer. Fogli, il promettente giovane, ha avuto una giornata delle più infelici. All'attacco Ricagni ha denunziato il peso della fatica ed ha bisogno di riposo. Tacchi è stato fatto lavorare troppo poco nella ripresa e non sempre con allunghi opportuni. Jeppson è in ripresa e si tratta di trovargli il compito giusto perché da centravanti non si gioca più oggi come una volta: l'epoca del centravanti di punta è tramontato, occorre un uomo di manovra anche in questo ruolo per sottrarsi alla marcatura del centromediano avversario. Nel secondo tempo da centravanti è apparso Arce, ma in un attacco non registrato secondo il suo gioco anche Arce scompare. Buono il ricupero di Armano. E' necessario, più che altro, dare un ordine a questo attacco. Attualmente ha più spinta che gioco, o meglio un gioco che non asseconda a sufficienza la carica di energia di cui è dotato. La Triestina è stata vista prevalentemente in fase difensiva, ed è naturalmente un quadro limitato. La sua robustezza nelle linee arretrate è stata, più che una rivelazione, una conferma. Resta la sensazione che avrebbe potuto far di più se avesse attaccato come ha dimostrato la fase finale della partita. Non si è accorta che il suo attacco poteva essere più forte della difesa avversaria e per quanto il rigore sia stato giusto si può dire che è caduta su di una buccia di limone. Nella squadra due esordienti: Freschi e Clemente, il che porta se non erriamo a dieci il totale delle matricole nella stagione. E questo è un merito che va posto in rilievo. Brava Triestina.