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| Filadelfia |
| 26/01/1958 |
| h.14.30 |
| TORINO - INTER 2-3 (1-1) Torino: Rigamonti V, Grava, Brancaleoni, Bearzot, Fogli, Pellis, Armano, Bonifaci, Arce, Ricagni, Bertoloni. All.: Marjanovic. Inter: Matteucci, Fongaro, Valadé, Invernizzi, Tagliavini, Dorigo, Tinazzi, Pandolfini, Angelillo, Masiero, Skoglund. All.: Carver. Arbitro: Moriconi di Roma. Reti: Armano 16' rig. (T), Masiero 40', 86' (I), Arce 64' (T), Angelillo 73' (I). Spettatori: 19.000 circa. Note: Temperatura meno rigida del previsto, terreno traditore perché sotto lo strato di segatura, una lastra di ghiaccio rende insidioso lo scatto ai giocatori, provocando frequenti sdruccioloni. Esordio nell'Inter per il giovane terzino Valadé calci angolo 6-4 per il Torino. Cronaca [Tratto da La Stampa del 6 gennaio 1958] Il Torino, andato due volte in vantaggio contro l'Inter, ha finito per perdere. Nessuna recriminazione, colpa dei granata, esclusivamente loro. Lo strano miscuglio di giovani e anziani messo in campo con la maglia nerazzurra si sarebbe accontentato senz'altro di un pareggio, dopo essere riuscito a risalire faticosamente la corrente, ma al momento di trarre le conclusioni delle alterne vicende della gara, il Torino è mancato in pieno. Peggio della squadra azzurra a Belfast, ha lasciato l'intera zona di metà campo in balia degli avversari. Skoglund ha fatto il resto. Lo svedese si è ridestato dal suo capriccioso assenteismo come per un colpo di bacchetta magica anche se, più probabilmente, si è trattato di un calcio irritante finito sui suoi preziosissimi stinchi. Skoglund, con l'aiuto di Angelino, ha demolito la traballante impalcatura difensiva torinese. Quando, a quattro minuti dal termine, il goal di Masiero è piombato addosso ai granata, l'undici era rassegnato. Soltanto in tribuna-stampa, il collega Pierre Courtois, venuto espressamente da Parigi insieme al fotografo Legros per un servizio su Bonifaci, ha avuto un'esclamazione di disappunto. Per l'inutile viaggio, forse, non certo per la sorpresa. I granata erano partiti a tutta velocità nonostante le insidie del terreno e la fantasia della formazione. Il campo consisteva in un fondo gelato, coperto di segatura. Neppure i tacchetti sotto le scarpe servivano: lunghi o corti che fossero non impedivano i più impensati scivoloni. Uno solo, tra i protagonisti, è riuscito a scoprire il segreto dell'equilibrio, un giocatore di scuola argentina, Angelillo. Sintomo di classe. In quanto alla squadra granata il ''complesso del centromediano'', sorto per la necessità di sostituire lo squalificato Ganzer, aveva portato ad una serie inattesa di spostamenti. Il dilemma ''Bearzot o Pellis numero 5? '' era stato risolto con un compromesso, affidando a Fogli - per la prima volta nella sua breve e brillante carriera - il compito in cui si distinguono tipi meno classici ma più robusti. La motivazione ufficiale, non del tutto illogica in partenza, era d'opporre classe a classe, Fogli contro Angelillo. Meno convincente è parso lo spostamento di Bertoloni all'ala sinistra con conseguente inserimento di Brancaleoni a terzino e sacrificio di Tacchi. E' vero che Brancaleoni è risultato in netto progresso rispetto alle precedenti esibizioni, ma Bertoloni non ha sfruttato la sua duplice possibilità di difensore e di attaccante, ed è rimasto sacrificato. E poi perché portare due mutamenti - tre, anzi, dato lo schieramento di Pellis al posto di Fogli - nel reparto arretrato, dal quale si doveva pretendere la massima saldezza. Nelle battute iniziali queste incongruenze non si sono sentite, anche perché l'Inter non era a posto (aveva tra l'altro un esordiente, Valadè, cri il ragazzo se l'è cavata molte bene). Insistendo all'attacco Arce ha creato un paio di occasioni buone. Al 15' l'arbitro si è distratto su un mani forse involontario di Invernizzi in area, ma un minuto dopo non ha potuto non vedere uno schiaffo dato da Fongaro alla palla. Armano, con finta verso sinistra e colpo piazzato sulla destra, realizzava il penalty. Lo stesso Armano calciava poco dopo a lato su un buon passaggio e si vedeva quindi fermare da Tagliavini un pallone piazzato ormai a segno, essendo il portiere interista fuori causa. Era il periodo delle ''vacche grasse'', il Torino non sapeva approfittarne, e l'Inter riordinava alla belle e meglio il suo attacco, compiva un madornale errore con Masiero che indugiava, pur trovandosi completamente libero, ma pareggiava ai 41' ancora con Masiero. Uno sbaglio di Grava aveva facilitato il compito al mezzo sinistro nerazzurro (sinistro per modo di dire, poiché Masiero si è dimostrato favorevole all'uso esclusivo del piede destro). La ripresa portava in campo le squadre sull'uno a uno, e richiamava in cielo un aereo pubblicitario che lasciava cadere manifestini proprio sul terreno da gioco. Un pizzico di questi non s'è neppure aperto ed è piombato con un colpo sordo sulla segatura. Invernizzi, capitano dell'Inter, cresceva in rendimento e anche Angelillo si faceva notare sempre più. Il Torino, però, tornava in vantaggio grazie ad Arce. Su un occasionale fallo di mani di Tagliavini, l'arbitro assegnava la punizione. Con un tiro tagliato da oltre venti metri Arce superava l'imperfetta barriera nerazzurra e spediva in rete a fil di palo. Fortuna, ma sopratutto abilità nell'esecuzione. A questo punto la difesa dei granata, già strana in partenza è diventata incomprensibile. Anziché stringersi tutta intorno a Fogli ha allargato le maglie. Certi scatti di nervosismo di Grava intento a discutere con qualcuno della panchina stavano a dimostrare come gli stessi giocatori si rendessero conto del rischio cui andavano incontro. Difatti.. Skoglund dopo un serrato palleggio in area sfiorava il palo, ancora Skoglund, al 28', con un'azione irresistibile serviva Masiero. Un granata interveniva debolmente e Angelillo improvvisava una stangata irresistibile. Goal. Due a due. Skoglund, al 30', colpiva il palo strappando un gesto di dispetto a Pandolfini e Angelillo, che, liberi e indisturbati, attendevano il passaggio. In una azione di alleggerimento, Arce sfiorava a sua volta la traversa, ma al 41' era Masiero a segnare. Angelillo ''creava'' la rete, districandosi tra quattro avversari e servendo la sua mezz'ala. Questi poteva battere Rigamonti, oltre a tutto scivolato mentre tentava di parare. In un quarto d'ora l'Inter aveva rimediato ai precedenti settantacinque minuti di errori. Il che significa che il Torino aveva avuto oltre un'ora di tempo per vincere. Un rimpianto di più per una bella occasione sfumata. |
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